
A Venezia, tra i riflessi increspati dei canali, la Fondazione Bevilacqua La Masa accende ancora una volta i riflettori sui giovani artisti del Triveneto. La Collettiva Giovani Artisti, giunta alla sua 108ª edizione, prende vita nella Sala del Camino, nel cuore del complesso dei SS. Cosma e Damiano sull’isola della Giudecca. Sono trentasette talenti under 30, ognuno con una prospettiva unica, a raccontare il presente e il futuro dell’arte in una mostra che pulsa del ritmo vibrante di Venezia stessa.
Una selezione durissima: 320 proposte per 46 opere in mostra
La sfida per entrare nella collettiva è stata serrata. Sono arrivate 320 candidature da 190 giovani creativi del Triveneto. Una giuria di esperti – curatori, storici dell’arte, accademici – ha passato al setaccio ogni proposta, scegliendo 46 opere da esporre. L’allestimento, curato da Stefano Coletto, trasforma la calda intimità della Sala del Camino in uno spazio di riflessione e stimolo, attraversato da pittura, scultura, videoarte, performance e installazioni site-specific che dialogano con l’antico.
Per questi artisti emergenti, è un’occasione preziosa per far vedere le proprie sperimentazioni a un pubblico fatto di appassionati, critici e addetti ai lavori. All’inaugurazione sono stati anche assegnati tre premi di acquisto: 3.000 euro per il primo classificato e 2.000 euro ciascuno per il secondo e il terzo. Un sostegno concreto della fondazione alla crescita di questi giovani.
“Playground” di Duccio Cappelletti: una città in miniatura tra gioco e politica
Il primo premio va a Duccio Cappelletti con “Playground”. L’opera si presenta come un tappeto da gioco per bambini, su cui si muovono in miniatura elicotteri, carri armati e veicoli urbani. A prima vista un semplice gioco, ma dietro si cela una riflessione profonda sulla città e le sue trasformazioni continue. Cappelletti non dà risposte definitive, ma mostra la città come un organismo in movimento, dove conflitti invisibili e cambiamenti incessanti la tengono sempre in evoluzione.
L’uso di un simbolo infantile come il tappeto e dei piccoli veicoli crea un contrasto forte: leggerezza apparente e critica profonda, un invito a guardare con occhi diversi gli spazi urbani che abitiamo.
Video e ceramica premiati: tra automazione e contraddizioni materiali
Il secondo premio è andato al video “Cantabile” di Maurizio Segato ed Evelyn Roh. Girato nei Paesi Bassi, mostra un pianoforte automatico i cui tasti si muovono da soli, senza un esecutore umano. Sei minuti di immagini che raccontano un equilibrio strano, fatto di perfezione e vuoto, tra fascino e inquietudine. L’opera richiama il rapporto complesso tra uomo, macchina e memoria culturale, evocando un mondo in cui la tecnica prende il sopravvento.
Il terzo premio è stato assegnato a Daniel Bresolin per “Eterno Ardente”, un’opera in cui il fuoco e il suo potere distruttivo sono al centro. Una grande tavola di legno coperta da carta da parati decorata fa da sfondo a un piccolo arazzo in ceramica deformato, ma apparentemente intatto nonostante il calore. Un paradosso visivo che invita a riflettere su dissoluzione e durata, su come gli oggetti cambiano e resistono nelle opere d’arte contemporanea.
Altri sguardi sull’arte: tra simboli sociali e precarietà
Non mancano altri lavori che fermano lo sguardo. La ceramica smaltata di Sebastiano Pallavisini esplora un ordine matriarcale, con una figura centrale da cui emergono piccoli cinghiali che sembrano quasi lacerarla. Un’immagine potente che parla di dominazione, crollo dei poteri e successione, usando il simbolismo animale.
Gioele Provenzano con “Jenga Logistics” costruisce una torre di scatole di cartone che tocca la trave del soffitto. Il materiale comune diventa simbolo della precarietà e dell’instabilità degli equilibri nel consumo globale. Un monumento fragile, carico di tensione.
Infine, Stefano Tolusso espone una porta di Ford Fiesta sospesa con un arazzo che ritrae un topo schiacciato. Un’immagine che racconta sia la logica del potere che schiaccia i più deboli, sia la lotta storica dell’uomo contro la morte e la peste, simboleggiata dal topo nella tradizione popolare.
Venezia 2026: un calendario fitto conferma la città capitale dell’arte contemporanea
Mentre la Bevilacqua La Masa accende i riflettori sui nuovi talenti, Venezia si conferma centro pulsante della cultura contemporanea. Tra le mostre in corso, spicca “Komorebi – Where Light Finds Form” al The St. Regis Venice, aperta da maggio 2026 ad aprile 2027, che gioca con la luce in installazioni site-specific.
La Casa di The Human Safety Net presenta “We Rise by Lifting Others” di Marinella Senatore, un progetto di arte sociale basato su laboratori con famiglie e comunità, aperto fino a marzo 2027.
A Palazzo Bonvicini, “Penelope – Her Journeys” offre un percorso artistico e narrativo fino a fine gennaio 2027.
Palazzo Grassi – François Pinault Foundation ospita “Michael Armitage | Amar Kanwar”, due nomi di punta dell’arte contemporanea, con esposizione fino a gennaio 2027.
Infine, la Galerie Negropontes celebra il centocinquantenario di Constantin Brancusi con mostre tra Venezia e Parigi, da maggio a dicembre 2026.
Tutto questo rende Venezia un punto di riferimento imprescindibile per l’arte di oggi e domani, mentre la 108ª Collettiva Giovani Artisti alla Bevilacqua La Masa costruisce un ponte vivo tra passato e futuro.
