
Varcare la soglia di Pathos Formulas, nella suggestiva cornice dell’ex Teatro dell’Oriuolo a Firenze, significa entrare in un mondo dove ogni opera è un piccolo segreto da svelare. Non è una semplice mostra, ma un vero e proprio viaggio dentro l’archivio, rivisitato e animato. Fogli, schizzi, progetti: non restano fermi, ma si trasformano in tessere di un grande mosaico in continuo divenire. L’atmosfera? Intima e avvolgente, ma carica di stimoli che spingono a riflettere sul ruolo delle immagini e sulla memoria visiva oggi.
Aby Warburg e la nuova vita delle immagini in Pathos Formulas
Pathos Formulas prende le mosse dal lavoro di Aby Warburg, storico dell’arte tedesco celebre per il suo Atlante Mnemosyne, un archivio visivo che mette in crisi l’idea dell’immagine come qualcosa di statico. Warburg dimostrò che le immagini non restano chiuse nel loro tempo e contesto, ma continuano a vivere, a trasformarsi e a dialogare attraverso i secoli. La sua idea di “sopravvivenza” delle immagini, la Pathosformel, risulta oggi più attuale che mai, in un’epoca dominata dal digitale e dalla continua riproposizione di simboli, gesti ed emozioni.
La curatrice Francesca Gavin riprende questo filo per indagare come immagini ed emozioni visive resistano e si trasformino in un mondo travolto da un flusso infinito di contenuti. Il suo sguardo sull’archivio non è più quello di un deposito statico, ma di un luogo vivo di dialogo tra passato e presente. E Firenze, città legata all’attività intellettuale di Warburg, fa da ponte ideale tra radici storiche e trasformazioni attuali.
Archivi digitali e immagini: il punto di vista di IED Firenze
Oggi gli archivi sono ovunque, tra fisico e digitale, e ci bombardano con una quantità enorme di immagini. La corsa alla novità lascia il posto a un’attenzione diversa: quella alla durata delle immagini, al loro riuso e alla capacità di generare nuovi significati anche a distanza di tempo. Moda, arte, design e persino l’intelligenza artificiale si nutrono di questo serbatoio di visioni in continua evoluzione.
Nel caso di Pathos Formulas, gli studenti del Gruppo IED hanno lavorato in un laboratorio multidisciplinare, mescolando competenze e linguaggi diversi: dalla fotografia al sound design, dalla moda all’illustrazione e alla grafica. Questo mix ha dato vita a un archivio “vivo”, capace di restituire la complessità del nostro tempo. Il progetto è durato cinque mesi e ha coinvolto giovani da tutti i campus, dall’Italia alla Spagna, molti alla prima esperienza di lavoro insieme, pur distanti geograficamente e con background diversi.
IED Firenze: quando la collaborazione genera nuovi linguaggi
Sette progetti collettivi e due individuali sono nati dal confronto tra questi studenti, guidati da Francesca Gavin e da un gruppo di docenti. Una vera contaminazione di idee che ha prodotto risultati originali, non solo legati alla moda — che resta però una radice importante — ma capaci di esplorare aspetti visivi, gestuali e sonori.
Tutti i lavori sono stati raccolti in una pubblicazione che funge da archivio aperto, pensato per essere aggiornato e reinterpretato nel tempo. Tra questi spicca il soundwork Temporal Sound, che accompagna tutta la mostra con una dimensione acustica condivisa. Le opere mostrano come la tradizione, la storia e la memoria possano ancora dare forma a esperienze nuove, rispettando la natura fluida e complessa delle immagini in movimento.
Le formule del pathos: un viaggio tra immagini, suoni e simboli
Le “formule del pathos”, ispirate al pensiero di Warburg, si manifestano in forme diverse. Living Gesture cattura il movimento del corpo trasformandolo in una traccia digitale che cambia continuamente. Sublime Terrain riporta al Romanticismo tedesco e a una memoria ottocentesca, sospendendo il corpo tra rovina e trasformazione.
Fragile Movement indaga l’identità attraverso il tessuto, visto come seconda pelle in continuo mutamento. Memory Silhouette racconta il legame tra costruzione sociale dell’immagine e il suo inevitabile deterioramento nel tempo. Seamless Forms guarda all’architettura decostruttivista, immaginando corpi e oggetti in movimento costante.
Con Fallen Angel, la figura dell’angelo caduto — richiamata da Dante — diventa simbolo di fragilità e trasformazione imminente. Infine, Modern Antoinette rilegge Maria Antonietta alla luce dei temi contemporanei di lusso, desiderio ed eccesso. A questi frammenti visivi e concettuali si lega il progetto grafico-editoriale Archive Transparency, che sintetizza il paradigma warburghiano con un’architettura di lettura stratificata e ricca di rimandi.
Pathos Formulas non si limita a raccontare la storia come un dato acquisito, ma la mostra come un patrimonio vivo e interattivo. Il passato diventa materia in movimento, un archivio aperto che si trasforma ogni volta che viene guardato da un punto di vista nuovo. Dopo Firenze, il progetto partirà per Roma, dove sarà presentato dal 22 al 25 ottobre nella sezione Ultra REF del Romaeuropa Festival, dedicata alle sperimentazioni artistiche e alla contaminazione dei linguaggi. Questa nuova tappa conferma la natura dinamica di un archivio che continua a raccontare storie, trasformare immagini e dare nuova voce all’eredità culturale.
