Un orologio fermo segna le dieci e venticinque, ma a Trento il tempo nell’arte italiana sembra scorrere in modo del tutto diverso. Al Mart di Palazzo delle Albere, una mostra scuote le lancette della storia, mettendo in discussione decenni di opere con uno sguardo che rompe ogni schema tradizionale. Non si tratta di seguire una linea cronologica precisa, ma di lasciarsi andare a salti improvvisi, a sfasamenti che confondono passato e presente. Qui, l’arte non si valuta solo per l’epoca in cui è nata, ma per il modo in cui si colloca tra ciò che è stato e ciò che è adesso.
Anacronismi e discronie: la mappa dell’arte italiana che va a tempo perso
Il titolo della mostra riassume bene il suo filo conduttore: anacronismi e discronie. Due modi di fare arte che rifiutano di stare al passo con le mode o le tendenze del momento. Invece, scelgono un dialogo complesso con la tradizione, un passo di lato rispetto all’innovazione di massa. Curata da Margherita De Pilati e Ivan Quaroni, la rassegna offre uno spaccato della pittura e della figurazione italiana dagli anni Ottanta in poi, tracciando percorsi variegati e tempi che si incrociano senza seguire un ordine preciso.
Il progetto si allontana dal racconto lineare per mettere in luce quegli artisti che, consapevolmente o meno, interrompono il flusso dominante, mettendo in discussione il concetto stesso di contemporaneità. Seguendo l’idea di Giorgio Agamben, che vede la contemporaneità come “prendersi le distanze dal proprio tempo”, questi autori scelgono di non uniformarsi, offrendo un linguaggio ricco e diversificato che sottrae la pittura italiana recente al rischio di omologazione.
Dai protagonisti della Transavanguardia alle voci fuori dal coro
La mostra parte dalla Transavanguardia, movimento che negli anni Ottanta ha segnato l’arte italiana e non solo. Con opere come “Io e lei a tavola” di Francesco Clemente, si respira il clima di quegli anni, fatti di una riscoperta della figurazione e di nuove narrazioni cariche di simboli e contraddizioni.
In questa sezione emergono anche artisti che traducono in modo anacronistico il loro rapporto con il presente. D’Arcevia, Di Stasio e Mariani, per esempio, adottano linguaggi decisi e fuori dal tempo, mentre Omar Galliani sembra navigare inconsapevolmente lontano dalla corrente. Arduino Cantafora si muove invece in territori metafisici, a testimonianza di un’eredità da rivisitare.
Non mancano poi nomi legati a movimenti di confine come i Nuovi nuovi e i Nuovi futuristi, ultimi tentativi di seguire correnti ormai superate prima che l’arte italiana si frammentasse sotto il peso del postmoderno. In mezzo a tutto ciò, artisti indipendenti come Salvo, Mondino e Ontani si muovono liberi da regole, capaci di guardare con occhio critico alla storia e alle tradizioni. La mostra evidenzia così come l’assenza di un canone unico sia ormai la norma per capire l’arte italiana contemporanea.
Arte senza orologio: discontinuità e nuove prospettive
Proseguendo, la mostra lascia da parte la cronologia per concentrarsi sui temi e sulla varietà di approcci che caratterizzano l’arte italiana degli ultimi decenni. La gamma espressiva è ampia: si passa dalla dissacrazione ironica di Francesco Vezzoli alla forza monumentale di Samorì, fino alla metafisica essenziale di Andrea Di Marco.
Tra i pezzi più recenti spiccano due lavori del 2016 di Guglielmo Castelli, che mostrano il passaggio tra fasi diverse del suo percorso artistico. Anche per artisti giovani o di mezza carriera, la rottura con la continuità temporale non è solo una scelta stilistica, ma un tratto profondo della loro identità.
Negli anni più recenti, la mostra mette in luce figure che incarnano la regola dell’assenza di un canone unico. Qui convivono linguaggi e punti di vista diversi, in uno spazio aperto dove ogni artista ha libertà di espressione ma deve anche misurarsi con la sfida di bilanciare innovazione e radici. La qualità pittorica resta un criterio essenziale per distinguere le opere in un panorama così vario, dove la decostruzione del linguaggio diventa uno strumento per interrogare la storia dell’arte e il senso stesso della contemporaneità.
La mostra “Anacronismi e discronie. Arte italiana dagli anni Ottanta ad oggi” è aperta al Mart – Palazzo delle Albere di Trento fino al 6 settembre 2026. Un’occasione preziosa per guardare con occhi nuovi quattro decenni di arte, sempre a cavallo tra memoria e rottura del tempo.
