
Davanti a 4.800 spettatori, Claudio Covato ha trasformato il palco dello Sferisterio di Macerata in un viaggio tra le radici siciliane. Il suo brano “Chiddu ca ma resta” non è stato solo un pezzo musicale: è diventato un inno autentico, capace di conquistare la trentasettesima edizione di Musicultura. Nato nel 1993, Covato ha catturato l’attenzione con una chitarra che parla di storie antiche e una voce che vibra di emozione pura.
Sul volto, un mix di confusione, felicità e gratitudine. Ha ringraziato colleghi, ma il pensiero più forte è andato subito alla famiglia: alla moglie e al figlio appena nato. La vittoria non è solo un premio da 20 mila euro, fondamentale per finanziare il suo primo album, ma anche riconoscimenti speciali, come la Targa della Critica Piero Cesanelli e il Premio Grotte di Frasassi, che gli regalerà una residenza artistica in uno degli angoli più suggestivi delle Marche. Una vittoria che fonde tecnica e calore, tradizione e modernità, dando nuova vita alla musica popolare.
“Chiddu ca ma resta”: un viaggio tra identità e introspezione
“Chiddu ca ma resta” è molto più di un titolo: è un tuffo nelle radici più profonde della cultura siciliana, raccontato attraverso un dialetto che conferisce al pezzo un’atmosfera sospesa, ricca di sensazioni e immagini di natura. Il testo è una riflessione intima, una ricerca del senso nascosto nelle piccole cose di ogni giorno. La natura diventa metafora, specchio di emozioni universali, che Covato esplora con una voce capace di passare dalla delicatezza alla forza.
Il progetto musicale di Covato va oltre l’etichetta di semplice cantautore emergente. È una proposta che riporta in primo piano l’autenticità della musica popolare senza scivolare nel folclore. Il risultato è un equilibrio raro tra tradizione e modernità. Anche la sua abilità con la chitarra sottolinea una cura particolare per la forma musicale, dimostrando come la tecnica possa mettere in luce contenuti profondi e immediati.
Finalisti e premi speciali: la musica che unisce anche dietro le sbarre
In finale, a sfidare Covato, otto artisti scelti con attenzione, ognuno con un linguaggio personale e una visione musicale definita. Tra loro spiccano Rosita Brucoli da Milano con “Agente!”, il duo DDUMA da Lecce con “Fimmine de guerra”, Mezzanera da Bologna con “Piume”, Narratore Urbano di Torino con “Il mio coinquilino vuole uccidermi”, Isabella Privitera da Bologna con “Eya”, Giovanni Toscano di Pisa con “Emma” e Giulia Trovò da Treviso con “Se non dovessi più tornare”.
Un premio speciale è andato a DDUMA, vincitori del riconoscimento “La casa in riva al mare” da 2.000 euro, assegnato da una giuria particolare: i detenuti della Casa di reclusione di Barcaglione ad Ancona, coinvolti in un progetto di educazione musicale promosso da Musicultura. Il premio è stato consegnato sul palco dello Sferisterio, grazie a un permesso speciale per i rappresentanti della giuria, Petrit Kripa e Davide Ciancaleoni.
Questa iniziativa è un esempio concreto di integrazione culturale e di rieducazione attraverso l’arte, sostenuta dal Garante dei diritti della persona della Regione Marche, Giancarlo Giulianelli. Il Ministero della Giustizia ha riconosciuto questa esperienza come best practice, dimostrando che la musica può davvero fare la differenza nel percorso di reinserimento sociale.
Ospiti di spicco e momenti indimenticabili nella serata finale
La finale è stata condotta da Carolina Di Domenico e Fabrizio Biggio, che hanno saputo mantenere ritmo e coinvolgimento con professionalità e leggerezza. Tra gli ospiti più attesi, la storica band Le Vibrazioni ha aperto con il nuovo singolo “Ambiguità ”, un inno all’amore libero e all’inclusione, seguito da pezzi come “Dedicato a te” e “Vieni da me”.
Francesco Sarcina, frontman del gruppo, ha rivolto parole di incoraggiamento ai giovani in gara, sottolineando l’importanza di credere nella propria musica e di mantenere vivo il legame con la passione, al di là delle logiche di mercato. Un messaggio che ha colpito nel segno, soprattutto in un contesto dove la creatività è una sfida quotidiana.
Non è mancato l’intervento di Riccardo Rossi, attore e conduttore, che ha intrattenuto la platea con aneddoti pieni di humour e ricordi legati alla musica e alla sua adolescenza. Il momento più divertente è stato il racconto di un incontro bizzarro con Pat Metheny, accolto da un lungo applauso.
Alberto Fortis, figura storica del cantautorato italiano, ha regalato un’esibizione intensa con pezzi come “Milano e Vincenzo” e “Settembre”, accompagnato da pianoforte e armonica a bocca. La sua performance ha unito il pubblico in un abbraccio sonoro, sottolineando il valore dell’arte come strumento di impegno civile, grazie anche al progetto “La pace preventiva”.
Santamarea tornano sul palco, chiude Alan Sorrenti
A due anni dalla vittoria, i Santamarea sono tornati a Musicultura con il brano che li ha consacrati nel 2023, insieme al nuovo singolo “Tornado”. La loro presenza ha messo in luce quanto il festival sia stato decisivo per trasformare un sogno in una professione, creando legami umani e professionali che continuano a nutrire la loro crescita artistica.
Il gran finale è stato affidato ad Alan Sorrenti, che ha riproposto brani senza tempo, dalla dolcezza di “Tu sei l’unica donna per me” all’energia di “Figli delle stelle”. Il pubblico ha cantato insieme a lui, trasformandosi in un coro vibrante. L’artista ha ricordato come quest’ultimo pezzo, nonostante gli anni, continui a trasmettere un messaggio di pace e unità in un mondo segnato da divisioni e conflitti.
Ezio Nannipieri, direttore artistico di Musicultura, ha definito l’edizione 2026 una delle più varie e complesse dal punto di vista stilistico, capace di abbracciare con la stessa intensità il cantautorato poetico di Brunori Sas e le sonorità di band come Planet Funk e Le Vibrazioni. La vittoria di Claudio Covato ha rappresentato il valore autentico della musica popolare, interpretata con eleganza tecnica e una forza comunicativa che ha conquistato pubblico e critica.
