
Scrivere è come tessere una rete di suoni e significati, dice Valeria Luiselli, autrice di “La storia dei miei denti”. Il suo nuovo romanzo, “Principio metà fine”, nasce da questa idea, ma con una tensione in più: raccontare la condizione umana come un cammino sempre a metà, sospeso tra storie e identità. Non è solo il contenuto a colpire, ma anche la forma. Luiselli ha scelto di scrivere in due lingue, inglese e spagnolo, riflettendo quel senso di estraneità che accompagna chi abita più di un territorio linguistico. In un’intervista recente, ha confessato di non distinguere più la scrittura dalla vita: sono intrecciate, un groviglio di memorie e sensazioni che danno forma al racconto, personale e insieme collettivo.
Scrivere tra due lingue: un suono che apre spazi
“Principio metà fine” nasce dal lavoro sul suono, da come le parole si avvolgono attorno all’orecchio e alla memoria. Luiselli racconta che scrivere in due lingue non significa solo tradurre, ma convivere con due modi diversi di pensare, due melodie che portano a significati inaspettati. Questa esperienza dà vita a una narrazione che rompe con i confini tradizionali, esplorando la lingua non solo come mezzo di comunicazione, ma come un territorio da attraversare, con tutte le sue tensioni e coinvolgimenti emotivi. Scrivere diventa così un continuo atto di mediazione, un ponte tra mondi interni ed esterni, tra passato e presente.
Luiselli si sente spesso una “straniera” dentro le lingue che usa, ma questa estraneità non è mai un limite, piuttosto una risorsa, una spinta creativa. Questa doppia appartenenza emerge chiaramente nel romanzo, dove la fluidità interculturale diventa uno strumento per raccontare la frammentazione e la complessità dell’identità oggi. L’inglese e lo spagnolo convivono come simboli di una realtà multiculturale, di confini da superare e storie da intrecciare, come una trama senza fine.
Quando scrittura e vita si confondono
Durante l’intervista, Luiselli ha parlato anche del suo rapporto con la scrittura, ammettendo di non riuscire a separare nettamente la vita quotidiana dallo spazio della letteratura. Scrivere per lei non è un’attività a parte, ma un’estensione delle esperienze vissute, dei ricordi e delle tensioni che si mescolano continuamente. Questo rapporto fluido tra vita e racconto è al centro del suo modo di lavorare, e dà ai suoi testi un carattere allo stesso tempo personale e universale.
Dire di non riconoscere un confine preciso tra scrittura e vita significa anche vedere la narrazione come un modo per abitare il mondo, per mettere ordine nel caos della realtà. Ogni parola evoca frammenti di percezioni, incontri, emozioni. Nel nuovo romanzo questa fusione prende forma attraverso personaggi e situazioni in bilico, sospesi tra un inizio e una possibile fine, proprio come suggerisce il titolo “Principio metà fine”. È un viaggio nel tempo e nello spazio, dimensioni vive che inglobano l’esperienza umana in tutta la sua complessità.
La doppia lingua come specchio della realtà di oggi
Scrivere in due lingue non è solo una scelta tecnica o stilistica. Per Luiselli, usare inglese e spagnolo significa riconoscere la stratificazione culturale della società contemporanea, segnata da migrazioni, globalizzazione e incontri tra mondi diversi. Nel romanzo questa molteplicità linguistica diventa una metafora della condizione esistenziale: quella di essere sempre dentro e fuori allo stesso tempo.
Il libro spinge il lettore a confrontarsi con questa complessità, mostrando come il bilinguismo apra nuove possibilità narrative e offra orizzonti di senso più ampi. Il multilinguismo diventa così una testimonianza della diversità e della capacità umana di reinventarsi continuamente attraverso la parola. È una forma di resistenza ai confini rigidi, una prova di come la scrittura possa raccontare la ricchezza dell’esperienza umana nelle sue sfumature più sottili.
Valeria Luiselli ci ricorda che il linguaggio è vivo e in continua trasformazione, e che la scrittura può essere uno strumento per abbattere barriere culturali e linguistiche. In un mondo segnato da flussi migratori e scambi incessanti, “Principio metà fine” offre una visione profonda della scrittura come atto politico e culturale, nato dal mezzo, dal confine, dall’incontro delle differenze.
Con questo nuovo libro, Luiselli conferma il suo sguardo attento e profondo sull’umano, sul racconto e sulla realtà che ci circonda. La scrittura diventa così uno specchio fedele di una vita complessa, sempre connessa al presente che la ispira.
