# Paris Internationale resiste tra arte e tensioni al Canal Saint-Martin
Sul Canal Saint-Martin, tra i vecchi muri del 187–189 Quai de Valmy, la Paris Internationale va avanti. Nonostante le proteste che hanno scosso la zona di République, la fiera non si ferma. Qui non si tratta solo di arte, galleristi e collezionisti. È un invito a rallentare, a soffermarsi, a respirare l’atmosfera. Un luogo dove il tempo sembra dilatarsi, mentre fuori la città brulica di tensioni. Fino a sabato, questo spazio parzialmente abbandonato ospita una resistenza silenziosa, un segno di speranza nel cuore pulsante della settimana dell’arte parigina.
La dodicesima edizione si tiene in un ex complesso industriale, ancora segnato dal tempo: pareti scrostate, cemento grezzo e tracce di un passato prossimo, in attesa di diventare uffici. Per qualche giorno, invece, questo spazio diventa il palcoscenico ideale per un’arte contemporanea che si confronta con la materia e con la storia del luogo. Il contrasto tra le superfici “grezze” e le opere esposte crea un’atmosfera unica, lontana dal classico allestimento da fiera.
Il quartiere intorno al Canal Saint-Martin è noto per la sua vivacità culturale. L’organizzazione invita a prendersi il tempo per esplorare con calma, sfruttando anche le pause tra una sala e l’altra grazie al cortile interno e a una caffetteria accogliente all’ingresso. In cima, un ristorante panoramico offre una vista sulla città perfetta per riflettere su quanto visto.
Nata nel 2015 da un gruppo di galleristi, Paris Internationale si è fatta strada come una realtà europea importante, pur senza diventare una mega-fiera. Questa dimensione contenuta permette di curare i dettagli e favorire un rapporto più diretto tra espositori e visitatori.
Quest’anno ci sono 56 gallerie e 5 spazi non profit da 19 Paesi, con 15 partecipanti al loro debutto. Questa formula apre la porta a progetti spesso innovativi e poco visti altrove, con un’offerta variegata ma di qualità. La fiera punta a mantenere un clima rilassato, lontano dalla frenesia e dal business esasperato di altri eventi.
Da tre anni Paris Internationale si svolge anche a Milano, rafforzando il legame tra due capitali europee dell’arte contemporanea. L’edizione primaverile milanese è ormai molto apprezzata per la sua atmosfera curata e per allestimenti originali.
La fiera non è solo esposizione. Nel programma ci sono incontri con artisti e galleristi, performance dal vivo, presentazioni di libri e passeggiate guidate chiamate Daily Dérives, affidate a protagonisti del mondo dell’arte. Queste iniziative arricchiscono l’esperienza e favoriscono il confronto.
Particolare attenzione va agli spazi non profit e ai progetti speciali che coinvolgono anche moda e design, allargando i confini tradizionali della fiera. Spicca la presenza di sette gallerie di Seoul, a sottolineare il crescente interesse verso l’arte sudcoreana e la sua espansione internazionale.
Tra i partecipanti c’è anche il museo d’arte contemporanea di Alula, dall’Arabia Saudita. Un segnale chiaro di aperture nuove verso est, con strategie di soft power e investimenti culturali pensati per costruire ponti con l’Occidente. Un quadro in continua evoluzione, dove arte, economia e politica si intrecciano.
Mentre altre grandi fiere europee come Art Basel hanno deciso di chiudere prima per paura di disordini, Paris Internationale ha scelto di restare aperta fino a sabato. Dopo aver discusso con le gallerie, gli organizzatori hanno voluto dare un segnale di normalità e fiducia nella sicurezza.
Nonostante la vicinanza a zone di recente protesta, l’atmosfera è rimasta viva ma sotto controllo, con la presenza delle forze dell’ordine e un pubblico attento e partecipe. Un gesto che dimostra come la cultura possa essere un ponte e non un elemento da sospendere di fronte alle tensioni sociali.
Tra le 56 gallerie, l’Italia si fa sentire con una presenza forte e qualificata. Ci sono nomi come Ciaccia Levi — tra i fondatori della fiera e attiva anche a Torino — insieme a Clima, Fonti, Gregor Staiger, Martina Simeti, Tiziana Di Caro, Vistamare, Gian Marco Casini e Zazà.
Questi spazi portano proposte spesso innovative, legate a contesti culturali diversi, e confermano il ruolo dell’Italia nella scena contemporanea internazionale. La loro partecipazione rafforza il rapporto con un pubblico abituato a riconoscere la ricerca e la sperimentazione come punti di forza.
L’edizione milanese di Paris Internationale, in arrivo, sarà un’occasione importante per proseguire questo scambio, offrendo un ambiente stimolante dove gallerie, artisti e professionisti possono incontrarsi e confrontarsi.
Parigi, ottobre 2026, conferma così la vitalità di un evento che, tra storia e contemporaneità, resiste alle difficoltà e tiene alta la sfida di un’arte che parla alla città e al mondo.
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