Paolo Brillo conta più di mille concerti alle spalle, ma c’è un nome che ricorre più di tutti nelle sue fotografie: Bob Dylan. Da oltre trent’anni, questo commercialista di Bolzano si porta dietro la sua macchina fotografica, trasformando ogni spettacolo in un appuntamento quasi sacro. Non ha mai avuto un pass speciale, né una collaborazione con grandi testate: il suo è un lavoro fatto di passione pura, di occhi sempre pronti a catturare l’attimo. Dal 1984, Dylan è il suo punto fermo, immortalato più di settanta volte. Quel patrimonio visivo ha trovato spazio in un libro, uscito nel 2020, che racconta tre decenni del “Never Ending Tour” del cantautore americano, un viaggio lungo e ininterrotto come la sua musica.
A Bolzano, nel cuore dell’Alto Adige, Paolo ha coltivato due passioni che si sono intrecciate nel tempo: la musica e la fotografia. Tutto è cominciato a diciassette anni, durante un viaggio a Londra con suo padre, quando ha preso in prestito una macchina fotografica che definisce “magica”. Scattava foto a tutto, incuriosito da ogni dettaglio. Intanto la musica già gli era entrata dentro. Negli anni Settanta, proprio a Bolzano, passarono artisti del calibro di Dave Van Ronk, Suzanne Vega e Alexis Korner. Paolo li fotografò dal vivo, iniziando così a muoversi in un mondo che gli era sempre più familiare. La doppia passione si è fusa naturalmente, spingendolo a seguire concerti con la macchina in mano e l’occhio allenato a cogliere quegli attimi di verità.
Per Paolo, ascoltare Bob Dylan è stata un’esperienza che ha iniziato intorno ai quindici anni. Dylan è molto più di un musicista: è un poeta, un trasformista che ha cambiato pelle più volte, passando dal folk alla protesta, dal blues al country e al rock. Fotografare Dylan non è mai stato semplice. I concerti spesso hanno luci fioche e una sorveglianza rigida, costringendo Brillo a scatti rapidi e mirati. Lui si prepara con cura, studia le scalette per anticipare i momenti migliori e scatta il meno possibile, per non disturbare né il pubblico né l’artista. Questo rispetto si traduce in fotografie intense, capaci di catturare il carisma di Dylan senza riempire le immagini di confusione.
Il lavoro più importante di Paolo Brillo è un progetto che copre tre decenni, dal 1989 al 2019. Il libro “No Such Thing as Forever” raccoglie oltre 250 scatti del Never Ending Tour di Dylan. Le foto raccontano la trasformazione del musicista: lo vediamo giovane, con capelli scuri e folti, e poi uomo segnato dal tempo ma ancora pieno di energia, come nell’ultimo scatto fatto a Hyde Park, Londra. Attraverso queste immagini, si vedono i cambiamenti fisici, i vestiti, gli atteggiamenti, persino le scenografie e le tecnologie usate nei concerti. Brillo conosce Dylan a fondo, ma sa mantenere la giusta distanza: le sue foto non sono mai da fan, ma racconti visivi sinceri e senza sentimentalismi.
Il progetto su Dylan è il cuore del suo archivio, ma non l’unico. Paolo ha fotografato molti altri big del rock: Keith Richards, Neil Young, Patti Smith, Leonard Cohen, Eric Clapton e Jeff Beck, solo per citarne alcuni. Le sue foto sono spesso “rubate”, scatti spontanei e autentici, senza pose costruite. Questo approccio è stato al centro della mostra “Stolen Moments”, curata da Luca Beatrice e allestita nel 2023 alla Galleria Antonio Colombo di Milano. Qui sono state esposte anche 25 fotografie di Dylan, creando un racconto che va oltre i singoli artisti e parla dell’esperienza stessa del concerto dal vivo. La fisicità, l’emozione, la partecipazione diretta: per Brillo, un concerto è sempre stato molto più che ascoltare musica, è un momento da vivere fino in fondo.
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