Categories: Cultura

Milano celebra Fabrizio Garghetti, il fotografo che ha immortalato jazz e danza in mostra esclusiva

Milano, un tempo, si animava nelle osterie: musica, arte e vita si mescolavano senza filtri, con un’energia palpabile. Fabrizio Garghetti, nato nel 1939 a Salsomaggiore, ha fissato quegli istanti con la sua macchina fotografica, catturando un mondo che oggi sembra quasi svanito. I suoi scatti raccontano musicisti diventati leggenda, concerti che hanno fatto la storia, momenti di cultura vibrante e incontri indimenticabili. Quelle fotografie non sono solo immagini: sono porte spalancate su un tempo in cui jazz, danza e performance si intrecciavano in una Milano in fermento. Un archivio vasto, una carriera che abbraccia il secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, e una memoria preziosa di una città che sapeva ancora dialogare con il suo spirito creativo.

Gli anni Sessanta a Milano: osterie e luoghi di creatività

Negli anni Sessanta Milano cambiava rapidamente. La metropolitana si faceva strada sotto la città, trasformandone il volto e le abitudini. In quel fermento, alcune osterie come il Jamaica, Oreste e il Caffè Milano diventavano punti di ritrovo per artisti, musicisti, attori. Luoghi informali dove si parlava, si ascoltava musica e si brindava, immersi in un’atmosfera carica di energia creativa. La città era un crocevia culturale, un laboratorio dove si incontravano arti e generazioni diverse.

Col tempo, però, questi spazi iniziarono a sparire. Gli artisti dovettero lasciare i loro studi in centro per trasferirsi in periferia, perdendo quel contatto diretto che alimentava la creatività spontanea. Le relazioni si affievolirono, insieme alle occasioni di confronto e scambio. Quel clima unico, fatto di contaminazioni tra musica, teatro e arti visive, fu lentamente cancellato dall’espansione urbana e dai mutamenti sociali.

“Il corpo del suono”: la mostra che celebra il jazz a Milano

Fino al 31 ottobre 2026, la Paula Seegy Gallery di Milano ospita “Il corpo del suono. Ritratti jazz nella fotografia di Fabrizio Garghetti”, curata da Alberto Barranco di Valdivieso. Un viaggio immersivo nelle atmosfere e nei volti del jazz americano che animò la città durante il boom economico italiano.

Nel catalogo spiccano nomi come Lionel Hampton, Ray Charles, Bill Evans, Ornette Coleman ed Ella Fitzgerald, solo per citarne alcuni. Questi musicisti riempivano i teatri milanesi con le loro performance, mentre Garghetti li seguiva con la macchina fotografica, pronto a fermare il movimento e l’intensità dei loro gesti. La sua attenzione ai dettagli, alla fisicità degli artisti, restituisce immagini di stelle che brillano sullo sfondo scuro dei palcoscenici.

La passione per il jazz era anche una questione di casa: nel salotto di Garghetti giradischi e vinili accompagnavano le sue notti. La fotografia diventava così più di una semplice documentazione: un modo per entrare davvero in contatto con le persone, per coglierne la vita e l’essenza. Oggi il suo lavoro è un archivio prezioso per capire l’evoluzione culturale degli ultimi decenni, capace di raccontare con lucidità e acume il momento decisivo di ogni scatto.

Fabrizio Garghetti e i grandi del jazz: un legame profondo

Un episodio racconta bene il rapporto di Garghetti con la musica e la fotografia: durante un concerto di John Coltrane, dopo aver scattato tre foto, si ferma e si lascia catturare dalla musica, smettendo di fotografare per immergersi completamente nel flusso delle note. Quell’intesa fisica e profonda con il suono è per lui fonte di ispirazione pura.

Le sue immagini mostrano l’intensità del gesto dei musicisti, i loro corpi che si muovono seguendo il ritmo pulsante. Guardando quei volti, quegli sguardi, le mani in movimento, si percepisce la vibrazione unica e irripetibile di ogni attimo.

Il rapporto con gli artisti andava oltre il palco: nel 1968, all’aeroporto di Linate, Garghetti accoglie Gerry Mulligan, cogliendo un sorriso mentre il musicista si sistema l’orecchio. Con Buddy Rich si fermava su momenti più intimi e misteriosi, ritratti pieni di ironia e contrasto, immersi nel buio. E poi c’è il leggendario incontro con Miles Davis, un caffè insieme che diventa simbolo di un’epoca e della storia del jazz. Questi piccoli frammenti, apparentemente banali, sono diventati parte della mitologia della Milano musicale di quegli anni.

Danza e arte sperimentale: lo sguardo di Garghetti

Non solo jazz. La fotografia di Fabrizio Garghetti abbraccia anche la danza contemporanea e la musica sperimentale, due mondi che hanno segnato profondamente la scena culturale milanese e oltre. Tra i suoi soggetti ci sono nomi come Pina Bausch, Meredith Monk, Carolyn Carlson e David Tudor.

Nel 1976, con la nascita del Teatro Out Off in una cantina di Viale Monte Santo, si apre per lui una nuova fase. Quel luogo diventa un punto di riferimento per l’avanguardia, con performance che intrecciano arte, poesia visiva e movimenti improvvisati. Garghetti costruisce rapporti umani e professionali con artisti innovatori come Gianni Sassi, Gino Di Maggio, John Cage, Yoko Ono, Sarenco e Ben Patterson.

Questi incontri segnano la sua carriera e mostrano il ruolo che la fotografia può avere nelle arti performative. Garghetti diventa testimone di un’epoca densa di esperimenti e tensioni creative, raccontando il presente con un linguaggio visivo diretto e coinvolgente.

Fabrizio Garghetti, custode di un’epoca

Con gli anni, Garghetti ha preso coscienza del suo ruolo: non solo fotografo, ma custode di un patrimonio culturale e umano prezioso. Le sue immagini sono testimonianze vive di una storia fatta di incontri che hanno lasciato il segno nella cultura italiana e internazionale.

Il suo sguardo ha catturato il flusso della musica, il ritmo del corpo in movimento, la fusione tra arte e vita. All’inizio la sua presenza agli eventi era spontanea, poi è diventata consapevole e decisiva. Guardando le sue fotografie si torna a sentire l’importanza storica e simbolica di quei momenti.

Oggi il lavoro di Garghetti permette di riscoprire una Milano attrattiva e aperta, un laboratorio culturale dove le immagini riflettono vite, passioni e avventure creative. Le sue fotografie non sono solo scatti: sono documenti che fanno rivivere lo spirito di un tempo e di un luogo unici.

Redazione

Recent Posts

Fashion Week Taipei 2024: la moda taiwanese tra identità culturale e sfide globali

Taipei, ottobre 2026. Tra le mura di un’ex base militare, ora centro pulsante di creatività,…

6 ore ago

Lavoro di cura, genere e razza: il dibattito culturale al Chimera Fest di Caserta

A Casertavecchia, il lavoro di cura torna a farsi sentire forte, tra storie di vita…

8 ore ago

Paolo Brillo, il commercialista di Bolzano che fotografa Bob Dylan da 40 anni: oltre mille concerti immortalati

Paolo Brillo conta più di mille concerti alle spalle, ma c’è un nome che ricorre…

8 ore ago

Naska torna con il singolo “Nascondino” e annuncia il tour nei club nel 2027: la nuova era rock di Columbia Records

“Il tempo ci sfugge dalle mani, e non torna più.” Con questa consapevolezza Naska torna…

11 ore ago

Santana torna in Italia nel 2027: due concerti imperdibili a Pordenone e Lucca

Carlos Santana sta per tornare in Italia, e questa notizia ha già acceso l’entusiasmo tra…

11 ore ago

Gallura: l’architettura che respira il vento e il silenzio della Sardegna

Il vento serale che accarezza la costa nord-ovest della Sardegna non è solo un fenomeno…

13 ore ago