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Genova ricorda il Ponte Morandi a 8 anni dal crollo: la mostra fotografica di Gigi Cifali a Palazzo Ducale

Quel 14 agosto 2018 a Genova ha segnato per sempre la città: il Ponte Morandi crollava, 43 vite spezzate, feriti e centinaia di persone private della propria casa. Quel giorno non si è mai davvero allontanato dalla memoria collettiva. Le immagini di quel disastro tornano con forza, mentre la giustizia avanza con la sentenza di primo grado del maxi processo: 32 condanne, 25 assoluzioni. Intanto, a Palazzo Ducale, si è appena conclusa la mostra fotografica “Ponte Morandi: deconstructions”. Le foto di Gigi Cifali, curate da Gianluigi Ricuperati, evitano ogni sensazionalismo. Non si tratta di spettacolo, ma di testimonianza: i resti del viadotto raccontano una storia complessa, che va oltre le parole. La mostra, nata in collaborazione con il Memoriale 14 Agosto 2018 e il Comitato Parenti Vittime, rimarrà aperta fino al 30 agosto 2026, un invito a non dimenticare e a riflettere, insieme.

Gigi Cifali inquadra il ponte: rovine, materia e memoria

Al centro della mostra ci sono sette foto della serie “Scomposizioni”, scattate da Cifali nel 2020. Le immagini mostrano i blocchi di cemento armato del ponte, conservati in un hangar sotto sequestro, in un’atmosfera sospesa. Quelle strutture, pesanti e silenziose, sono attraversate da cavi d’acciaio e avvolte da teli trasparenti, perdendo il loro peso originario per trasformarsi in presenze enigmatiche. Le foto si muovono a metà strada tra una scultura involontaria e un reperto da tribunale, senza cercare facili emozioni o spettacolarizzazioni. Il risultato è uno sguardo attento alla materia, che diventa il cuore di una riflessione critica.

Tra le opere spicca “Concrete Evidence of Profit Before People”, imponente e dal linguaggio visivo che ricorda le campagne di sensibilizzazione. Con questo lavoro, Cifali indaga come le immagini influenzano l’opinione pubblica e la percezione sociale, mettendo in luce il peso delle dinamiche di potere nel raccontare una tragedia di questa portata. La mostra così sottolinea il rapporto delicato tra informazione, interessi economici e memoria collettiva.

Il Ponte Morandi, simbolo di modernità fragile

Le rovine immortalate da Cifali sono diventate un simbolo potente di un’epoca di crescita economica e di modernizzazione basata sul cemento armato, tipica del secondo Novecento. La mostra invita a riflettere sulla cultura delle infrastrutture, spesso votata allo sviluppo rapido a scapito di manutenzione e sicurezza. Il degrado e la mancata cura del ponte rappresentano un modello economico che ha anteposto il profitto alla sicurezza delle persone.

Quella tragedia, ampiamente documentata, mette in luce un problema diffuso nel patrimonio edilizio italiano, ormai in crisi. Il cemento, protagonista dell’esposizione, richiama anche questioni ambientali urgenti, come le alte emissioni di gas serra legate alla sua produzione e il consumo irreversibile di suolo e risorse. La mostra invita a guardare al crollo non come a un episodio isolato, ma come a un segnale di un sistema infrastrutturale fragile e insostenibile.

Memoria e impegno: il futuro dopo la mostra

La mostra di Palazzo Ducale non è un punto d’arrivo. In autunno è previsto un incontro pubblico dedicato alla memoria collettiva e al ruolo dei memoriali nel mantenere viva la memoria e stimolare la responsabilità civile. Il lavoro di Cifali spinge a vedere il crollo del Ponte Morandi non solo come una tragedia locale, ma come un segno delle fragilità comuni della nostra società e della necessità di un impegno collettivo per la prevenzione e la cura delle infrastrutture.

Le macerie del ponte parlano ancora oggi di fragilità e doppie responsabilità, tecniche e politiche. L’arte diventa uno strumento per raccontare, far crescere consapevolezza e alimentare il dibattito pubblico su temi fondamentali per il presente e il futuro di Genova, e non solo. Palazzo Ducale ospita così una testimonianza che tiene acceso il confronto su questi temi cruciali, anche a distanza di anni dal crollo.

Redazione

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