
Nel 1966, un giovane artista torinese iniziava a tracciare le basi di un linguaggio che avrebbe cambiato il volto dell’arte contemporanea italiana. Oggi, a Magazzino Italian Art, in quella tranquilla enclave di Cold Spring, si può seguire passo passo l’evoluzione di Alighiero Boetti, dagli esordi sperimentali fino agli anni segnati dall’incontro con l’Afghanistan. Trent’anni di lavoro raccolti in un unico spazio: un racconto fatto di intrecci, contaminazioni e scoperte che ancora oggi sorprendono.
Torino: la sfida ai codici tradizionali dell’arte
La mostra si apre con i lavori degli anni Sessanta, quando Boetti muove i primi passi nel panorama dell’Arte Povera torinese. Opere come Triplo metro, Asta di misurazione e Pannello luminoso mettono in discussione gli strumenti di misura e il concetto stesso di arte. Qui si respira l’aria di quella stagione di sperimentazioni radicali, dove materiali industriali e oggetti comuni diventavano strumenti per ribaltare le regole dell’arte classica.
In questa fase Boetti mette in crisi l’idea di autore e precisione: i suoi lavori sembrano quasi giocare con le regole, introducendo un atteggiamento curioso e quasi provocatorio. Questi pezzi sono oggi fondamentali per capire l’Arte Povera e segnano un punto di svolta nel rapporto tra opera, artista e spettatore.
Da Roma all’Afghanistan: arte tra ordine e casualità
Con il trasferimento a Roma, Boetti apre la sua ricerca a collaborazioni più ampie, facendo entrare più mani nel processo creativo. L’opera Da mille a mille del 1975 è un buon esempio: qui gli assistenti possono interpretare liberamente il progetto, mettendo in discussione l’idea dell’artista come unica autorità.
Negli anni Ottanta i viaggi in Afghanistan diventano determinanti. Boetti lavora con artigiani locali, soprattutto con ricamatrici, dando vita alle celebri mappe che uniscono rigore e variazioni spontanee. La mappa del 1983, esposta in mostra, è un chiaro esempio di questa tensione tra regole precise e tocchi personali, un equilibrio tra controllo e casualità che attraversa tutta la sua opera.
Questa contrapposizione tra ordine e disordine è una chiave per capire Boetti. Le sue serie “tutto” raccolgono immagini e simboli in composizioni ampie, costruendo un linguaggio visivo complesso e vivo.
Magazzino Italian Art: un progetto per il contemporaneo italiano
Magazzino Italian Art porta avanti da tempo un lavoro di valorizzazione del contemporaneo italiano, e questa mostra su Boetti è una tappa importante. Lo spazio espositivo nel Main Building è pensato per raccontare la complessità dell’artista, offrendo più di una semplice esposizione: è uno studio approfondito e preciso.
Accanto alla mostra, il museo propone visite guidate e laboratori per le scuole, strumenti utili per avvicinare studenti e visitatori alle tematiche di Boetti. Fondamentale anche la collaborazione con la Fondazione Alighiero e Boetti, che sostiene l’iniziativa con un simposio scientifico dedicato alle implicazioni culturali dell’opera.
È in arrivo anche un catalogo a cura di Francesco Guzzetti, destinato a diventare un punto di riferimento per studi futuri. Ricco di saggi critici, materiali d’archivio e fotografie inedite, il volume aiuta a costruire nuove chiavi interpretative per il lavoro di Boetti.
La mostra resterà aperta fino al 26 aprile 2028, offrendo un’occasione preziosa per confrontarsi con uno dei protagonisti più originali e innovativi dell’arte italiana del Novecento, capace di mettere in discussione e rinnovare il linguaggio visivo per oltre trent’anni.
