
New York non smette mai di fare rumore: clacson, passi, voci che si intrecciano in un caos costante. In mezzo a tutto questo, c’è Niki, un giovane che vive con un peso invisibile ma incessante: un’iperacusia che amplifica ogni suono, trasformandolo in un peso opprimente. Accanto a lui, Harry, un uomo esperto, guida con mano ferma un furgone attraverso le strade rumorose e le fragilità di questo mondo. Tuner – L’accordatore, il nuovo film di Daniel Roher – il regista canadese Oscar 2023 – non racconta solo un disturbo uditivo. È un’immersione profonda nella lotta di chi percepisce ogni suono come un’onda che potrebbe travolgerlo.
Tra New York e l’orecchio assoluto: la storia di Niki e Harry
Al centro del racconto c’è il rapporto tra Niki, interpretato da Leo Woodall, e Harry, un Dustin Hoffman in una delle sue prove più misurate e intense. Niki, ex prodigio del pianoforte, ha dovuto lasciare la musica per colpa dell’iperacusia, una sensibilità ai rumori che lo costringe a proteggersi con cuffie e tappi. Ma proprio questa sua condizione gli permette di lavorare come accordatore, un mestiere che richiede precisione, pazienza e un orecchio finissimo.
La città di New York fa da sfondo a questo viaggio, diventando quasi un personaggio a sé: rumorosa, oppressiva, dove ogni suono è un ostacolo per Niki. Al suo fianco c’è Ruthie , giovane pianista e interesse amoroso, un legame umano da salvare in un’esistenza in bilico. Il protagonista deve fare i conti con la tentazione di usare il suo talento in ambiti oscuri, mettendo in discussione le regole che si era imposto.
Iperacusia: talento e isolamento in bilico
La sceneggiatura si concentra molto sul lato emotivo e psicologico di Niki. L’orecchio assoluto, spesso considerato un dono raro, qui si rivela un peso che isola il protagonista dalle persone intorno a lui. Il film mostra come questa capacità speciale diventi una fonte di dolore costante, costringendo chi ne soffre a sacrifici personali e a difficoltà nei rapporti.
Non manca la parte umana: l’abuso di questo dono da parte di altri e la conseguente distruzione di legami importanti. La tensione cresce quando Niki si trova coinvolto in un’attività pericolosa, che cambia radicalmente la sua vita. Un percorso che diventa metafora di una lotta interna tra il desiderio di normalità e la realtà imposta dalla sua condizione.
Suoni e silenzi: il racconto sensoriale di Roher
Roher mette al centro il suono, usando musica e montaggio audio per portare lo spettatore dentro l’esperienza di Niki. Rumori amplificati, silenzi calibrati, si alternano per far vivere in prima persona l’ipersensibilità del protagonista. È un’immersione sensoriale che fa sentire quasi sulla pelle cosa significa vivere così.
Le composizioni pianistiche, a volte complesse e struggenti, si intrecciano alla storia, mentre i momenti di tensione sono sottolineati senza esagerazioni. Lo stile resta semplice e diretto, con una narrazione che scorre senza intoppi. La prova di Dustin Hoffman spicca per profondità e sobrietà: comunica molto con uno sguardo, un silenzio, senza bisogno di spiegazioni.
Un finale che lascia aperte le domande sulla resilienza
Il film non si chiude con un lieto fine facile o consolatorio. La sceneggiatura sceglie un compromesso che lascia spazio alla speranza, ma senza nascondere le difficoltà che Niki dovrà ancora affrontare. Il racconto si conclude con realismo, invitando a riflettere sulle tante sfumature della forza di andare avanti.
L’immagine finale è quella di un protagonista ancora in cammino, costretto a rinegoziare i propri limiti e a convivere con una realtà complessa e mai definitiva. Tuner – L’accordatore si distingue per la capacità di unire il ritratto sensibile di una condizione particolare a una regia attenta e a un cast di alto livello, che rende credibile ogni sfumatura di questa storia.
