Nel mezzo del caos romano, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea apre le sue porte a uno spettacolo raro: oltre 200 fotografie, firmate Luigi Murenu e Iango Henzi, due artisti che sanno trasformare il corpo in una storia viva. Non si tratta di semplici ritratti, ma di metamorfosi visive che raccontano identità fragili e potenti al tempo stesso. Ogni scatto sembra sussurrare qualcosa di personale, spingendo chi guarda a mettersi in gioco, a cercare un senso oltre l’apparenza. Francesca Alfano Miglietti, la curatrice, parla di un “corpo speciale” — quello che ci appartiene tutti — e invita a scoprire l’empatia, quel legame invisibile che ci lega gli uni agli altri. Qui, la fotografia diventa uno specchio, e la mostra un invito a fermarsi, a riflettere.
Corpi speciali: metamorfosi e bellezza oltre l’apparenza
Al centro della mostra c’è la metamorfosi del corpo, raccontata attraverso una selezione attenta di immagini dal vasto archivio di Luigi & Iango. Per loro, il corpo non è solo pelle: porta tracce del tempo, cicatrici, cambiamenti, emozioni che si traducono in una sorta di “musica” unica per ciascuno. Lo si vede bene nelle foto che spaziano dal surrealismo alla poesia visiva, fino a forme d’espressione come il tatuaggio. Una delle sezioni più toccanti è quella dedicata ai “corpi spezzati”: figure segnate da difficoltà, ma che sprigionano forza ed energia, quasi a ribadire la vitalità che scorre dentro ogni ferita. Luigi & Iango lanciano un messaggio chiaro: la bellezza non ha un solo modello. Sta nelle differenze, nelle particolarità di ognuno. Superare i filtri della società significa abbracciare un’idea più autentica e inclusiva del corpo umano.
Dalla sofferenza alla rinascita: le immagini che aprono e chiudono la mostra
L’inizio della mostra colpisce subito: il volto di una donna anziana con gli occhi chiusi, simbolo di dolore e memoria. È la madre di Luigi Murenu, fotografata a Cagliari, e porta con sé il lutto e la profondità silenziosa delle emozioni. Lo scatto non vuole speculare sul dolore, ma chiedere empatia e verità. Quel volto chiuso invita a fermarsi e a riflettere. Alla fine della rassegna, invece, una figura femminile legata a un’ossatura, che ricorda una maschera rituale, racconta un’altra storia. Tra questi due poli si intrecciano cicatrici, radici, perdita, ma anche libertà e rinascita. Colombe e uccelli, ricorrenti nella mostra, suggeriscono un senso di liberazione e spiritualità, tracciando un percorso che va dalla vulnerabilità al coraggio umano.
Musica e immagini: un viaggio sensoriale dentro il corpo e l’anima
Un elemento che rende speciale l’allestimento è la musica, pensata per arricchire l’esperienza di chi visita. La colonna sonora spazia da Max Richter ad altri compositori contemporanei, evocando emozioni e guidando lo spettatore in un’immersione totale. In alcune stanze si invita persino a chiudere gli occhi per ascoltare una “musica del corpo” che accompagna lo sguardo e porta a una profonda introspezione. Il vero punto di forza della mostra sta proprio nell’incontro tra suono e immagine, che fa emergere dettagli nascosti e trasforma la visione in un’esperienza emotiva e simbolica. Tra le storie raccontate, quella di un pugile che accetta la perdita della forza e di chi, segnato da ustioni, mostra con orgoglio la propria pelle.
Un lavoro a quattro mani: dialogo, sintonia e selezione condivisa
Luigi Murenu e Iango Henzi collaborano da anni, unendo sensibilità diverse ma complementari. La loro scelta delle fotografie è rigorosa e avviene separatamente, per evitare di influenzarsi a vicenda. Sorprendentemente, spesso finiscono per scegliere le stesse immagini, un equilibrio che chiamano “alchimia”. Pur venendo da background culturali differenti, condividono una visione artistica e un profondo rispetto per chi ritraggono. La loro collaborazione è fatta di responsabilità e confronto continuo, che arricchiscono il lavoro finale. Nel loro studio di Manhattan, a Chelsea, tra la routine quotidiana e la creatività, il canvas bianco è la tela su cui nascono nuove storie fotografiche.
Dietro l’obiettivo: fiducia e preparazione con volti noti e non
Il duo non si limita a fotografare celebrità per la loro fama, ma prepara ogni incontro con cura, studiando i soggetti e spiegando la propria idea per creare un clima di fiducia. Ritraggono personalità come Richard Gere, Tilda Swinton o Paolo Sorrentino con disciplina e rispetto, ma trattano ogni persona allo stesso modo, anche chi è anonimo. Definiscono il loro lavoro come un equilibrio tra una sceneggiatura e lo spazio per l’improvvisazione, con la volontà di raccontare storie vere e profonde. L’interesse sincero verso chi posano davanti all’obiettivo apre la strada a quella sorta di “liberazione” che si vede negli scatti più intimi.
Lo sguardo sul butoh: il corpo fragile di Yoshito Ohno per Vogue Japan
Tra le storie dietro le immagini, spicca quella dedicata a Yoshito Ohno , danzatore butoh e figlio del leggendario Kazuo Ohno. Nell’ottobre 2018, Luigi & Iango lo hanno fotografato nel suo studio di Kamihoshikawa, Yokohama, per Vogue Japan. Il butoh è una danza libera, profonda, senza regole fisse, e quell’esperienza è stata carica di emozioni. Le riprese si sono svolte in un’atmosfera solenne, arricchita dalla musica scelta dallo stesso Ohno: una versione di “Can’t Help Falling in Love” di Elvis Presley, interpretata da Anohni. La danza nasceva da un corpo fragile, segnato dall’artrite, ma vivo, comunicando oltre la lingua con uno scambio silenzioso di sguardi ed emozioni. Tra gli scatti più belli, quello con un fiore in mano, simbolo di continuità e memoria. Un altro momento toccante è stato il gesto di far scivolare fuori dalla scatola un pupazzo di cera raffigurante il padre, metafora del legame con la tradizione e della presenza che va oltre il tempo.
Contaminazioni e riferimenti: l’arte giapponese e i grandi maestri nelle immagini
Il lavoro di Luigi & Iango è un mix di influenze visive e culturali: dall’arte giapponese ai grandi nomi della fotografia, storici e contemporanei. Il rigore e la disciplina giapponese emergono in richiami alle tecniche del bondage di Nobuyoshi Araki, alle proiezioni degli ukiyo-e di Eikoh Hosoe, insieme all’intensità di Robert Mapplethorpe e alla luce elegante di Irving Penn. Questi riferimenti non sono semplici omaggi, ma elementi che si mescolano alla loro visione personale. Alcune immagini enigmatiche ricordano dipinti rinascimentali, con ritratti femminili velati e composizioni che richiamano il Quattrocento. Il bianco e nero, scolpito e netto, lascia spazio all’immaginazione, suggerendo più che raccontando, invitando a cercare oltre la superficie.
Come visitare la mostra: dettagli e orari alla GNAMC fino al 29 novembre 2026
“Corpi speciali. Luigi & Iango” è ospitata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, in Viale delle Belle Arti 131, e si potrà visitare fino al 29 novembre 2026. L’esposizione offre un viaggio intenso nel corpo umano, esplorandone gli aspetti più profondi e meno raccontati. Con un allestimento arricchito dalla musica e una selezione attenta di immagini in bianco e nero e a colori, il percorso invita a una contemplazione attenta e a un confronto diretto con le storie che si celano dietro ogni volto. Un’occasione da non perdere per chi vuole andare oltre il ritratto tradizionale e scoprire come ogni segno sulla pelle racconti un pezzo di umanità.
