# Paolo Masi, sessant’anni di arte senza regole
Nel maggio del 2026 se ne è andato Paolo Masi, artista che ha attraversato sessant’anni di arte senza mai piegarsi alle regole. Firenze, a pochi mesi dalla sua scomparsa, gli dedica una mostra alla galleria Frittelli, un luogo dove il suo spirito ribelle torna a prendere vita. Nato nel 1933, Masi non ha mai seguito la strada accademica. Ha scelto la libertà, l’improvvisazione, l’“irresponsabilità” come carburante creativo. Le sue opere nascono da materiali di recupero, cartoni, superfici trovate, ma soprattutto dall’idea di rompere con la tradizione. Spazi e forme si scompongono, si ricompongono, dando vita a costellazioni visive che non lasciano mai indifferenti. Firenze, così, non celebra solo un artista: riscopre un modo di pensare l’arte fuori dagli schemi.
Libertà e materia: il segno di Paolo Masi
Per Paolo Masi la libertà è sempre stata al centro della sua arte. Senza legami rigidi alla tradizione accademica, ha scelto fin da subito di lavorare con materiali insoliti, mescolando tecniche diverse. Tra i suoi preferiti c’è il cartone, presente quasi ovunque nella sua produzione dal dopoguerra agli anni Duemila. Questo materiale semplice, povero, urbano, ha attraversato città come Milano, New York, Berlino e la sua amata Firenze, diventando un linguaggio plastico, malleabile e resistente. Masi lo piegava, forava, costruiva, arricchiva con sassolini, terra o pezzi di giornale e oggetti trovati. Un lavoro attento, quasi analitico, che trasformava quel che sembrava scarto in valore estetico.
Spesso le sue opere sfidano la disposizione tradizionale: alcune sono posate a terra, altre si allungano in larghezza o in altezza, costringendo chi guarda a spostare lo sguardo, a cercare nuove prospettive. Questo modo di esporre mette in gioco il rapporto tra materia e astrazione, ma non in modo freddo: è un’astrazione che resta ancorata a dettagli concreti, a frammenti di realtà. Un esempio chiave è “Rilevamenti esterni-conferme interne” , presentata alla Biennale di Venezia: 94 partiture che mescolano calcina, sabbia, tessiture e colori, in un’opera che intreccia arte, memoria e paesaggio, con una forza espressiva e una corporeità tipiche dell’eredità italiana.
Sei decenni di cambiamenti attraverso l’arte di Masi
L’arte di Paolo Masi attraversa sei decenni di grandi mutamenti sociali, politici e culturali. Dalla sua prima mostra nel 1960 alla Strozzina, passando per gli anni Sessanta e Settanta, ha vissuto e raccontato con intensità il cambiamento. Quegli anni, definiti dallo stesso artista come il periodo della “libertà del vivere, del fare, dello sperimentare”, sono stati il cuore pulsante della sua ricerca. Un’epoca in cui l’arte si liberava dalle convenzioni, facendo spazio a segni personali e nuove forme lontane dalla tradizione della pittura d’atelier.
Negli anni Ottanta Masi si confronta con il ritorno alla figurazione nell’arte italiana, ma senza perdere la propria strada. La sua pratica si apre a dimensioni monumentali, il colore diventa protagonista, pur mantenendo quella complessità materica che lo ha sempre distinto. Negli anni Novanta affronta temi sociali e politici forti, come la pena di morte, portando queste riflessioni anche in spazi istituzionali, come la mostra alla Fortezza da Basso a Firenze, curata da Sergio Risaliti e Lara Vinca Masini. Con l’inizio del nuovo millennio si concentra sulle trasparenze del plexiglas, senza mai abbandonare la ricerca sensoriale sulla materia, confermando un percorso sempre in movimento, attento e rigoroso.
Un artista immerso nella rete creativa fiorentina
La mostra alla galleria Frittelli non è solo un’esposizione, ma il racconto di una rete di rapporti e collaborazioni che hanno accompagnato Paolo Masi lungo tutta la sua carriera. Grazie al lavoro del curatore Sergio Risaliti, emerge un tessuto di amicizie nate a Firenze, città fondamentale non solo come luogo di nascita, ma come crocevia di una sperimentazione culturale continua.
Tra i progetti più importanti c’è Centro F/Uno, fondato nel 1967 con Baldi e Lecci, nato per superare l’isolamento artistico locale e aprirsi a un confronto più ampio. Negli anni Settanta arriva Zona, spazio no profit creato con Maurizio Nannucci e Mariotti, che anticipa esperienze come Base, attivo dal 1998, luogo di incontro intergenerazionale e intercittadino per artisti e operatori culturali. Questa rete dimostra come l’arte di Masi non fosse un cammino solitario, ma radicato in un’idea politica e pedagogica: un lavoro costante sulla conoscenza del linguaggio artistico e della società, che ha alimentato la sua creatività fino all’ultimo.
“Paolo Masi 93” alla galleria Frittelli: un viaggio nella sua arte
Fino al 12 novembre 2026 la galleria Frittelli ospita “Paolo Masi 93”, mostra che mette in luce la coerenza e continuità della sua produzione. Il percorso curato da Sergio Risaliti ripercorre i momenti chiave della carriera di Masi, evidenziando il filo rosso di una ricerca analitica portata avanti con tenacia, nonostante i cambiamenti radicali nel mondo dell’arte e della cultura.
L’allestimento, curato nei dettagli, permette di capire come Masi abbia sempre giocato con il rapporto tra astrazione e realtà, usando superfici irregolari, texture materiche e installazioni che vanno oltre la tradizionale fruizione bidimensionale. La mostra non espone solo quadri o sculture, ma crea un ambiente che coinvolge chi entra, invitando a scoprire dettagli nascosti, composizioni insolite e strati di segni e materiali.
Questa rassegna è un riconoscimento a uno degli artisti toscani più importanti della generazione del secondo dopoguerra, ma anche una riflessione più ampia su una ricerca che ha saputo parlare di società, arte e libertà in modo unico e riconoscibile.
