# La collezione Terrae Motus e il dibattito sull’allestimento nella Reggia di Caserta
La collezione Terrae Motus, conservata nella Reggia di Caserta, è al centro di un acceso dibattito. Il direttore ad interim, Antonio Tarasco, ha deciso di istituire una commissione per rivedere il modo in cui le opere sono esposte. Una mossa che non è passata inosservata. Tomas Arana, attore e da sempre vicino a Lucio Amelio, ha preso la parola con forza, sottolineando quanto questa raccolta, nata dalla tragedia del terremoto, rappresenti un tesoro imprescindibile per l’arte contemporanea italiana. Per lui, mettere mano all’allestimento significa rischiare di smarrire un pezzo importante di memoria e cultura.
Tomas Arana: tra teatro, cinema e la Napoli di Lucio Amelio
Tomas Arana è un nome noto, non solo nel cinema internazionale ma soprattutto nella scena artistica napoletana degli anni Settanta e Ottanta. Nato a Napoli, ha lavorato a stretto contatto con Lucio Amelio, figura chiave della rinascita culturale partenopea. Con il gruppo teatrale Falso Movimento, simbolo di quegli anni di fermento, Arana ha portato avanti un teatro d’avanguardia.
L’incontro con Amelio è stato decisivo: “Mi ha insegnato a lavorare con serietà e passione”, ricorda Arana. Da quel rapporto è nata una visione dell’arte come strumento di impegno sociale e rinascita. Per lui, quel legame è stata una vera scuola di vita, capace di trasformare ogni esperienza in un’occasione importante. Un rapporto che andava oltre il lavoro: Amelio fu anche padrino di suo figlio, un segno di affetto che dura ancora oggi.
Terrae Motus: l’eredità di Amelio e la nascita di un messaggio
La collezione Terrae Motus nasce nel 1980, dopo il terremoto dell’Irpinia, una tragedia che sconvolse la Campania con migliaia di vittime e distruzioni. Lucio Amelio decise di trasformare quel dolore in arte, chiedendo ai più grandi artisti contemporanei di realizzare opere dedicate a quel dramma. Così Terrae Motus è diventata un simbolo di memoria, rinascita e riflessione.
Amelio capì subito che serviva un luogo fisico per custodire e valorizzare la collezione. Dopo un tentativo fallito di recuperare il Complesso di Santa Lucia Vergine al Monte, un antico monastero, dovette rinunciare per problemi economici e di salute. La scelta cadde allora sulla Reggia di Caserta, il palazzo reale più grande del mondo e simbolo storico della Campania. Amelio era convinto che lì la collezione avrebbe avuto la tutela e la visibilità internazionale che meritava, restando però saldamente nel territorio d’origine.
La rinascita di Terrae Motus sotto la guida di Tiziana Maffei
Prima dell’intervento di Tiziana Maffei, Terrae Motus era ospitata in spazi fatiscenti, esposti a umidità e allestimenti di fortuna fatti con tubi innocenti. Maffei ha lavorato per rimettere a nuovo gli ambienti e integrare la collezione negli Appartamenti Reali, creando un percorso espositivo che mette in dialogo arte classica e contemporanea.
Il progetto ha riportato alla luce artisti di primo piano come Keith Haring, Mario Merz e Miquel Barceló, offrendo ai visitatori un’esperienza coinvolgente e coerente con l’anima stessa di Terrae Motus. L’ex direttrice ha anche ricostruito i rapporti con artisti, collaboratori e collezionisti legati ad Amelio, valorizzando così la memoria e la dignità della raccolta.
Arana definisce questo allestimento “in linea con lo spirito di Amelio”, sottolineando quanto sia importante mantenere quel mix tra passato e presente, tra arte contemporanea e classica, che Amelio aveva sempre voluto.
Arana contro la commissione: “Non si tocca l’allestimento, è un rischio”
La decisione di mettere in piedi una commissione esterna per rivedere l’allestimento di Terrae Motus lascia perplesso Tomas Arana. Nonostante nella commissione ci siano nomi importanti come Angela Tecce e Angelo Crespi, Arana sottolinea la mancanza di esperti che abbiano vissuto in prima persona la nascita e lo sviluppo della collezione.
Secondo lui, non ha senso intervenire proprio ora, in un momento di cambiamento nella gestione, rischiando di compromettere un lavoro durato sette anni e basato su criteri rigorosi. Arana è chiaro: non servono modifiche né spostamenti. L’attuale sistemazione rispetta la visione di Amelio, che vedeva nell’arte una continuità senza divisioni temporali o stilistiche.
In più, spostare o far viaggiare l’intera collezione sarebbe un pericolo per opere fragili e di grande valore. Terrae Motus ha già girato il mondo in importanti mostre, ma la sua casa deve restare quella scelta da Amelio: un luogo di memoria e rinascita, nel cuore della Campania.
Le parole di Arana sono un appello a riflettere sul valore storico e culturale di Terrae Motus, sulla tutela da garantire e sul rispetto delle scelte artistiche e museografiche che finora hanno permesso a questa collezione di vivere e farsi apprezzare.
