Il 24 ottobre, nella sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il silenzio si è rotto solo per applaudire. La ventunesima Festa del Cinema di Roma ha premiato il suo miglior film: I See Buildings Fall Like Lightning di Clio Barnard. Un’opera britannica che ha saputo raccontare con forza e sensibilità i grandi cambiamenti sociali del nostro tempo. Non è stato solo il film a convincere la giuria; anche le interpretazioni degli attori hanno acceso l’attenzione, sottolineando quanto il cinema possa essere specchio e voce della società che evolve. Il pubblico, dal canto suo, ha riservato un affetto particolare a due pellicole molto diverse tra loro, dimostrando quanto la varietà resti il cuore pulsante di questa kermesse.
Clio Barnard e il cinema che racconta la realtÃ
Il successo di I See Buildings Fall Like Lightning non è arrivato per caso. Dopo un percorso brillante nei festival, compresa una tappa a Cannes dove ha vinto il premio del pubblico della Quinzaine des Cinéastes, il film ha confermato la sua forza narrativa. Tratto dall’omonimo romanzo di Keiran Goddard e adattato da Enda Walsh, il racconto segue cinque amici cresciuti in un quartiere popolare di Birmingham. Attraverso i loro occhi, si affrontano speranze deluse, difficoltà di riscatto sociale e i profondi cambiamenti di una comunità in evoluzione.
Il cast riunisce volti emergenti e più noti: Anthony Boyle, Joe Cole, Jay Lycurgo, Daryl McCormack e Lola Petticrew. La vittoria a Roma sottolinea l’attenzione per storie che raccontano il sociale, i conflitti personali nei contesti urbani marginali e le complesse dinamiche dei rapporti umani che mutano nel tempo. Da segnalare anche il premio per il miglior attore, assegnato ex aequo ad Anthony Boyle e all’italiano Paolo Pierobon, a testimonianza di come le interpretazioni di spessore abbiano fatto la differenza.
Il concorso Progressive Cinema: premi e sorprese
La giuria del concorso Progressive Cinema, guidata dal regista polacco Jan Komasa e composta tra gli altri da Alice Braga, Saja Kilani, Carlos Marques-Marcet e Alessio Rigo de Righi, ha scelto film capaci di aprire finestre su realtà diverse e stimolanti.
Oltre al primo premio a Barnard, il Gran Premio della Giuria è andato a The Life and Deaths of Wilson Shedd di Tim Blake Nelson. Rafiki Fariala ha ottenuto il riconoscimento per la miglior regia con Congo Boy, pellicola che ha convinto anche il pubblico, premiato insieme a Mustang di Kasia Smutniak. Migliore sceneggiatura per Ceniza en la boca di Abia Castillo, Diego Rabasa e Diego Luna. Victoria Luengo ha vinto il premio come miglior attrice per Sants di Mikel Gurrea.
Anthony Boyle e Paolo Pierobon hanno diviso il premio come migliori attori per I See Buildings Fall Like Lightning e Brianza di Simone Catania. Un premio speciale è stato consegnato alla famiglia Al Mawla per Yesterday the Eye Didn’t Sleep di Rakan Mayasi, riconoscendo così anche produzioni che affrontano temi familiari e politici complessi. La varietà di stili e contenuti ha caratterizzato questa edizione, sottolineando il valore di un cinema che dà voce a prospettive spesso ignorate.
Il premio del pubblico premia Congo Boy e Mustang
Il Premio del pubblico Terna ha riservato una doppia sorpresa. Grazie al voto via QR Code al termine delle proiezioni, il pubblico ha scelto di premiare ex aequo Congo Boy di Rafiki Fariala e Mustang di Kasia Smutniak. Due film molto diversi, ma entrambi capaci di colpire lo spettatore con storie e linguaggi originali.
Congo Boy si concentra su temi delicati come identità e migrazione, raccontati con sensibilità e forza, mentre Mustang, documentario italiano presente anche nella selezione principale, offre uno sguardo profondo su questioni sociali. La doppia vittoria di Fariala, premiato sia dalla giuria tecnica che dal pubblico, conferma come una regia solida e storie incisive sappiano conquistare anche il grande pubblico.
Premi a opere prime, documentari e onorificenze alla carriera
Tra le opere prime, il premio Poste Italiane è stato assegnato a Clementine Orange di Lisa Forslund, presentato nella sezione Freestyle. La giuria, presieduta da Ludovica Rampoldi e composta da Pauline Loquès e Corneliu Porumboiu, ha dato una menzione speciale a El tren fluvial di Lorenzo Ferro e Lucas A. Vignale, segnalando l’originalità delle nuove leve.
Il miglior documentario è stato invece Dans la gueule de l’ogre di Mahsa Karampour, scelto dalla giuria guidata da Roberto Minervini, con Andrea Queralt e Jessica Sarah Rinland. Una menzione speciale è andata a Un hiver russe di Patric Chiha, a conferma della varietà di temi e linguaggi presenti nella selezione.
La Festa del Cinema di Roma ha celebrato anche figure di spicco con premi alla carriera: Javier Bardem e Julianne Moore hanno ricevuto riconoscimenti per il loro percorso artistico. La produttrice Tessa Ross è stata premiata con l’Industry Lifetime Achievement Award, mentre Anthony Ippolito ha ottenuto il Premio Progressive alla Carriera. Tra le novità di quest’anno, il Banca Ifis Music Award è andato a Nicola Piovani per la musica da film, mentre il Premio Gillo Pontecorvo è stato assegnato a Emmanuel Marre per Notre salut.
La ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma si chiude così con un bilancio ricco di successi, confermandosi un appuntamento cruciale per il cinema italiano e internazionale, capace di premiare talenti consolidati e nuove promesse.
