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Gallura: l’architettura che respira il vento e il silenzio della Sardegna

Il vento serale che accarezza la costa nord-ovest della Sardegna non è solo un fenomeno naturale: è una presenza che plasma case e paesaggi. Succede ogni giorno, per poche ore, quando l’aria si carica di iodio e attraversa la pineta, guidando chi costruisce a orientare finestre, modulare logge, scegliere l’altezza dei muretti. Alberto Ponis lo ha capito meglio di chiunque altro. Genovese di nascita, arrivato a Palau nel 1963, ha trasformato quel soffio marino in un principio fondante della sua architettura, duratura quasi sessant’anni. Le sue opere, nate quasi dal granito stesso, si intrecciano con la macchia mediterranea, diventando parte viva del territorio. Un dialogo tra natura e modernismo, nato sotto l’influenza inglese ma radicato con rispetto nella Gallura.

Da Londra alla Gallura: un legame che nasce dal paesaggio

Ponis si laurea a Firenze nel 1960 e passa quattro anni a Londra, dove lavora con architetti come Ernő Goldfinger e Denys Lasdun. In quegli anni, l’architettura britannica si muove tra modernismo e brutalismo, con materiali grezzi e forme nette. Ma Ponis cattura qualcosa di diverso: il valore del contesto, il rapporto con il luogo. Lo porterà con sé nel 1963, quando sceglie di stabilirsi a Palau, in Sardegna. Da lì sviluppa un lavoro fortemente legato al territorio, ma con committenti sia italiani che stranieri. Tra gli anni Sessanta e Novanta firma oltre duecento abitazioni, ispirate alle forme organiche della costa e alle tradizioni rurali galluresi, come lo stazzo, quella tipica casa bassa e allungata. Le sue costruzioni si fondono con la macchia mediterranea e le rocce di granito, quasi come se fossero un’estensione naturale del paesaggio.

Il sentiero: un filo invisibile che unisce case e natura

Il tema che attraversa tutta l’opera di Ponis è quello del sentiero. Ogni casa è collegata al paesaggio e alle altre abitazioni da percorsi che regolano il movimento, invitando a muoversi con calma, a vivere lo spazio con lentezza e attenzione. Questo concetto è stato al centro della monografia “The Inhabited Pathway” , curata da Sebastiano Brandolini, la prima analisi sistematica del lavoro di Ponis. Il sentiero non è solo un cammino fisico, ma un modo per vivere la casa, dilatando i tempi e imponendo pause che rivelano il legame profondo tra uomo e luogo. Ponis comincia a costruire a Costa Paradiso proprio mentre prende forma la vicina Costa Smeralda, voluta dal principe Karim Aga Khan. Ma qui, a differenza dei grandi resort, è il paesaggio stesso a dettare le regole: le case si posano sui punti migliori del terreno, non dove è più comodo, e i muri si fondono con le rocce di granito, spesso inglobandole negli spazi interni. Ponis definiva questo rapporto come “cooperazione a tre fra abitante, ambiente e architetto”.

Riscoprire Ponis: un patrimonio da valorizzare

Il valore dell’opera di Ponis sta finalmente emergendo grazie a nuove iniziative culturali e pubbliche. “Abitare Costa Paradiso”, promosso dal Comune di Trinità d’Agultu e Vignola con U-BOOT Lab, punta a riconoscere e valorizzare l’eredità dell’architetto come leva per uno sviluppo sostenibile del territorio. Il progetto offre visite guidate nelle case di Ponis, escursioni nella natura, uscite in barca a scopo scientifico e racconti sonori che svelano la trama di un paesaggio fragile ma unico. La chiesa da lui progettata, rimasta incompiuta, è un simbolo eloquente di questo legame tra costruzione e natura: i muri invasi dalla vegetazione e il vuoto sono diventati la parte più significativa dell’edificio, pensato per dialogare con la macchia mediterranea invece che dominarla.

L’eredità di Ponis nelle architetture di oggi

L’approccio di Ponis continua a ispirare architetture che rispettano il rapporto tra costruito e natura. A Isola Rossa, nel Golfo dell’Asinara, nove piattaforme di legno adagiate sugli scogli si affacciano sul tramonto. Progettate dall’Hotel Torreruja del gruppo Delphina, queste strutture seguono la filosofia dell’architetto: orientamento, quota e semplicità, richiamando il principio del sentiero. Sono un invito a fermarsi, a scegliere uno sguardo preciso, a lasciar fuori le distrazioni, riproponendo su scala ridotta quella sensibilità originaria. Anche le casette dell’Hotel Marinedda, poco distante, riprendono la tipologia dello stazzo: volumi bassi, spezzati, connessi da sentieri esterni dove il mare appare a tratti.

Dalla costa all’entroterra: radici e tradizioni galluresi

Il legame tra architettura e territorio si estende dalla costa verso l’entroterra di Gallura, dove la storia delle comunità si legge tra pietra e tradizioni. A venti minuti da Palau, il borgo di Aggius racconta un’identità solida, con case di pietra curate nei dettagli, piazze lastricate e un artigianato vivo basato su granito e tessitura. Il coro locale, definito da Gabriele D’Annunzio “Coro del galletto di Gallura”, conserva una tradizione polivocale autentica. Il Museo etnografico Oliva Carta Cannas espone strumenti di lavoro e oggetti della vita nei vecchi stazzi, mentre nelle vie del paese si incontrano opere di Maria Lai. Il Museo del Banditismo racconta, tra fotografie e murales, storie di lotta e fuga che hanno segnato il territorio, integrandosi con il profilo naturale della montagna.

La piana dei Grandi Sassi: un paesaggio scolpito dal tempo

Intorno ad Aggius si apre la piana dei Grandi Sassi, chiamata anche Valle della Luna. Qui, enormi blocchi di granito levigati dal tempo assumono forme sorprendenti: una figura incappucciata, sagome umane o animali. Per secoli questi massi sono stati rifugio per la gente del posto, creando microclimi protetti con aria più ferma e suoni ovattati. La stessa logica di organizzazione degli spazi e di gestione delle correnti d’aria si ritrova nel nuraghe Izzana, il più grande di Gallura, costruito circa quattromila anni fa. Quel monumento preistorico racchiude un’idea antica e condivisa: sottrarre, orientare, lasciare che il vento guidi la presenza umana nel territorio. Qui, passato e presente si intrecciano, fondando l’identità gallurese e il suo legame indissolubile con la natura che la circonda.

Redazione

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