«Scavare a Pompei significa respirare la storia», diceva Giuseppe Fiorelli, l’uomo che, più di ogni altro, ha cambiato il volto della città sepolta dal Vesuvio. Oggi, a 160 anni di distanza da quella prima scuola di archeologia che portò luce tra le rovine, Pompei si prepara a un nuovo capitolo. Nel cuore del Parco archeologico nasce una scuola che non è solo un’aula, ma un laboratorio a cielo aperto. Qui i giovani studiosi non si limiteranno a studiare vecchi manuali: lavoreranno direttamente sul campo, tra scavi e restauri, dove la storia prende forma ogni giorno. Una sfida e un’opportunità che promettono di rilanciare non solo la formazione, ma anche la tutela del sito più celebre al mondo.
Giuseppe Fiorelli, il rivoluzionario degli scavi di Pompei
Quando nel 1847 Giuseppe Fiorelli assunse la direzione degli scavi a Pompei, cambiò radicalmente il modo di lavorare sul sito. Prima di lui, gli interventi erano spesso improvvisati e senza un metodo preciso. Fiorelli introdusse una vera e propria rivoluzione, portando ordine, rigore scientifico e tecniche innovative. La sua idea più nota? I calchi in gesso, ottenuti riempiendo con materiale liquido gli spazi lasciati dai corpi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C. Così, riuscì a fissare per sempre l’immagine delle persone intrappolate, restituendo dignità e umanità a quelle vite spezzate.
Ma Fiorelli non si limitò alla tecnica: lottò contro la corruzione e l’abuso negli scavi, imponendo regole chiare e trasparenti. Nel 1860 divenne direttore degli scavi e poté spingere ancor più avanti queste riforme. Il suo impegno fu riconosciuto anche a livello politico, tanto da essere nominato senatore del Regno d’Italia nel 1865, dove continuò a difendere la città e la sua eredità.
La prima scuola di archeologia italiana: il modello di Fiorelli
Nel 1866 Fiorelli fondò la prima scuola di archeologia italiana proprio a Pompei, ispirandosi a un modello francese di Atene. L’idea era trasformare il sito in un laboratorio dal vivo, dove i giovani archeologi potessero imparare sul campo a leggere e interpretare la città antica, con un approccio scientifico e pratico.
Quella scuola fu una svolta: non solo scavi, ma formazione rigorosa e concreta, pensata per preparare una nuova generazione di studiosi capaci di portare avanti la ricerca con competenza e passione. Purtroppo, la scuola durò poco, frenata dalla mancanza di fondi e strutture adeguate. Nonostante ciò, la sua eredità è arrivata fino alla nascita, nel 1909, della Scuola Archeologica Italiana di Atene, che ne raccolse l’esperienza e il valore.
Il rilancio: la nuova Scuola di Pompei tra formazione e ricerca
Oggi, a quasi due secoli di distanza, Pompei riprende quella tradizione con la nuova Scuola di Pompei, un progetto pensato per sostenere i giovani ricercatori e professionisti in discipline affini all’archeologia. L’obiettivo è offrire tirocini di alta formazione direttamente nel Parco Archeologico, favorendo collaborazioni con le università italiane.
Un campus sorgerà nell’area di San Paolino, all’interno del parco, con spazi multifunzionali: foresteria, biblioteca, laboratori e aree espositive temporanee. Qui nascerà un centro stabile dedicato allo studio, alla ricerca e alla conservazione, pronto ad accogliere studenti e studiosi da tutto il mondo. L’ambizione è chiara: creare un polo internazionale di eccellenza, mantenendo Pompei all’avanguardia nel campo archeologico.
Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco, ha spiegato che questa scuola non vuole sostituire l’università, ma offrire un’esperienza concreta, dove teoria e pratica si incontrano sui reperti e nei contesti reali della città antica. Gli studenti lavoreranno fianco a fianco con professionisti, confrontandosi con le sfide della conservazione, catalogazione e valorizzazione.
Un’occasione concreta per i giovani studiosi: il programma e le selezioni
I primi tirocini della Scuola partiranno nella primavera del 2027. Sono previsti sei posti per studenti di specializzazione o dottorato in Archeologia, Restauro, Museologia, Storia, Filologia classica, Biologia, Archeozoologia e Storia dell’Arte.
Il percorso durerà circa due mesi, per un totale di 150 ore, con un incontro introduttivo di tre giorni. Tutto si svolgerà nel Parco Archeologico, con la possibilità di alloggiare nella foresteria dedicata.
In più, alla fine del tirocinio è prevista un’indennità di 700 euro. Oltre alla ricerca, i partecipanti contribuiranno alla valorizzazione culturale, lavorando anche alla progettazione di mostre temporanee. Il tema per il 2027 sarà “Gli animali di Pompei”, titolo della prossima esposizione ospitata nel parco.
Le domande andranno presentate entro il 22 novembre 2026, inviandole via PEC all’indirizzo ufficiale del Parco Archeologico. Il bando completo è disponibile sul sito istituzionale. Un passo deciso per unire formazione avanzata, tutela e vivacità culturale in uno dei siti archeologici più importanti al mondo.
