Nel cuore di Tashkent, una vecchia centrale elettrica del 1912 ha smesso di alimentare motori per accendere l’arte contemporanea. Quel edificio, un tempo parte integrante della prima linea tranviaria zarista, ha cambiato pelle grazie al restauro dello Studio KO, guidato da Karl Fournier e Olivier Marty. Ora è il Centre for Contemporary Arts, il primo spazio in Uzbekistan dedicato esclusivamente all’arte contemporanea. A inaugurarlo, una mostra che non si limita a esporre opere: racconta storie di identità, eredità sovietica e sguardi globali. Tra i lavori in mostra, Flying Carpets di Nadia Kaabi-Linke cattura l’attenzione con la sua installazione multimediale, un viaggio che attraversa passato, migrazione e memoria geopolitica.
Dalla centrale elettrica alla culla dell’arte contemporanea uzbeka
Il CCA Tashkent prende vita in un edificio carico di storia: una centrale a turbine costruita nel 1912 per alimentare la prima linea tranviaria della città, allora sotto il dominio russo. Negli anni, l’edificio era caduto nel dimenticatoio, in parte abbandonato, finché lo Studio KO non ne ha guidato il recupero. Il restauro ha rispettato la struttura industriale originale, dove tracce del passato sovietico e zarista convivono con un tocco contemporaneo. Il risultato è uno spazio che invita al dialogo tra opere che riflettono su identità, società e attualità. Il CCA diventa così un nodo fondamentale per la scena artistica uzbeka, favorendo lo scambio tra artisti locali e internazionali e rilanciando Tashkent nel panorama dell’arte contemporanea centroasiatica.
Flying Carpets di Nadia Kaabi-Linke: un’installazione che parla di vite invisibili
Flying Carpets, l’opera della tunisina Nadia Kaabi-Linke, è uno dei pezzi forti della mostra. Realizzata nel 2011, questa installazione ha ricevuto consensi a livello internazionale. L’artista, con origini tunisine e ucraine, riprende il Costruttivismo russo e la tradizione dei tappeti orientali, ma con una lettura tutta nuova e critica. L’idea nasce da un’esperienza vissuta a Venezia, dove Kaabi-Linke ha passato del tempo con venditori ambulanti sul Ponte del Sepolcro, osservando come i tappeti venivano usati come merce. Da lì nasce una riflessione sulle vite spesso ignorate di migranti e persone ai margini. Ogni dettaglio dell’opera racconta una presenza umana, una traccia di esistenza che solitamente resta nascosta. Il richiamo a figure come Lissitzky, Tatlin e Malevič rompe lo stereotipo del tappeto volante, mettendo in scena storie di spostamento, lavoro e esclusione.
Identità in movimento: la storia personale di Nadia Kaabi-Linke
L’opera di Kaabi-Linke è profondamente segnata dalla sua vita. Figlia di padre tunisino e madre ucraina, cresciuta in un ambiente multiculturale, ha conosciuto fin da piccola esperienze di esclusione e discriminazione. La sua biografia è un mosaico di appartenenze diverse: la lingua russa in casa, la cultura tunisina, l’adolescenza a Dubai, gli studi a Parigi e la vita in Germania. Questo intreccio di mondi dà forma a una visione dell’identità fluida, sempre in trasformazione. Per lei, l’identità non è un dato fisso, ma qualcosa che si costruisce nelle relazioni con gli altri. L’arte diventa così uno strumento per raccontare queste storie complesse attraverso opere coinvolgenti e partecipative.
Tashkent apre il dibattito sull’arte contemporanea centroasiatica e oltre
La mostra Hikmah al CCA non è solo una vetrina, ma un luogo di confronto. Racconta la storia complicata dell’Asia centrale, le influenze del passato sovietico e le nuove strade dell’arte. Oltre a Kaabi-Linke, partecipano artisti uzbeki e internazionali come Ali Cherri, Kimsooja, Tarik Kiswanson e Nari Ward. Lo spazio industriale restaurato fa da sfondo a un dialogo tra continuità e cambiamento. Con collezioni provenienti da musei come il Solomon R. Guggenheim, il progetto si conferma di respiro globale. Tra installazioni, sculture e interventi site-specific, la mostra affronta temi come potere, emarginazione, migrazione e controllo, questioni cruciali sia nell’arte contemporanea che nella società di oggi.
La riapertura di questo luogo simbolico e la nascita di un centro culturale così importante mostrano come Tashkent stia tornando a giocare un ruolo di primo piano nel mondo dell’arte contemporanea. Flying Carpets di Nadia Kaabi-Linke resta un’opera centrale, capace di unire radici profonde e impegno sociale, aprendo uno sguardo verso il futuro.
