A Civita di Bagnoregio, tra fine settembre e inizio ottobre 2026, il borgo sembra prendere vita sotto una nuova luce. Non è solo il solito incanto di quella roccia sospesa nel tempo, ma un vero e proprio soffio d’arte contemporanea che si diffonde ovunque. Eidos, il festival ideato da Fabio Sindici insieme ad Adina Drinceanu e Giorgia Grassi, trasforma il paese in un enorme laboratorio a cielo aperto per quindici giorni. Tredici artisti, due mostre principali, una biblioteca temporanea e una performance pensata proprio per quel luogo si intrecciano con la storia e la geologia di Civita. Qui, l’arte non si limita a esporre, ma dialoga con la fragilità e la bellezza del borgo, riscrivendone la storia sotto gli occhi di tutti.
Eidos: un festival che racconta Civita come mai prima
L’idea di trasformare Civita da “città che muore” a “città fenice” nasce da una profonda conoscenza del territorio e dalla voglia di uscire dai soliti schemi. Fabio Sindici spiega che la fragilità del borgo, sospeso e in continuo cambiamento, richiedeva un modo diverso di fare arte. Così Eidos si presenta come un festival che mette insieme diversi linguaggi contemporanei: pittura, scultura, poesia visiva, videoarte, performance. Tutto in dialogo. L’obiettivo è trasformare questa vulnerabilità in forza creativa, guardando alla fragilità come a un punto di forza, un’occasione di rinascita.
Il filo conduttore è la linea, che attraversa le opere e richiama i movimenti geologici che modellano il territorio. Sean Gall, per esempio, indaga l’impossibilità della linea retta in natura, mentre le sculture in marmo di Valentina Sciarra mettono in luce la delicatezza della materia e della storia locale. I lavori in legno di Luca Di Luzio e le sagome poetiche di Luciana Pretta Dos Santos si mescolano con le forme morbide dei calanchi, suggerendo un paesaggio che sembra sospeso tra sogno e realtà.
Un festival dentro il borgo: mostre, biblioteca e performance
Eidos si sviluppa su due grandi mostre e una serie di eventi che coinvolgono luoghi chiave di Civita. “La linea è mobile” si svolge nella suggestiva Casa Greco e si concentra sulle fratture del territorio, inclusa una spaccatura geologica stabile, offrendo una riflessione intensa sull’instabilità e sulla natura mutevole del luogo.
“Noumeni” si snoda invece all’aperto, tra le vie, i giardini e persino nei sotterranei della cisterna romana sotto Piazza San Donato. Qui le sculture creano un percorso che unisce spazio e storia, guidando il visitatore in una scoperta lenta e affascinante.
A completare il quadro, una biblioteca temporanea dedicata a Pericle Guaglianone, critico e giornalista recentemente scomparso, anima il dibattito culturale con volumi e materiali che riflettono sull’identità di Civita e sulle sfide della contemporaneità.
Il festival si apre con una performance site-specific e una video installazione che coinvolgono il corpo, la tecnologia e il paesaggio, portando il pubblico a vivere l’arte in modo diretto e intenso.
Tredici artisti per raccontare il borgo e la sua storia
La forza di Eidos sta proprio nella varietà delle opere e nel loro rapporto rispettoso con Civita. Nella mostra “La linea è mobile”, Sean Gall, Luca Di Luzio e Luciana Pretta Dos Santos affrontano il tema della trasformazione del paesaggio, intrecciando geologia e memoria delle frane.
Altri artisti come Voir Humain e Federica Ilacqua portano la scrittura visiva, i segni e la poesia, mentre Dora Tass introduce ologrammi che uniscono memoria e tecnologia, attraversando passato e futuro.
“Noumeni” arricchisce il festival con le sculture di Silvia Iorio, che evocano visioni cosmiche nella cisterna, e con le opere di Valentina Sciarra, che riflettono sulle forme e sulle percezioni attraverso marmo e ceramica. Antonella Zazzera, con fili di rame, crea quadri-scultura che alludono alle forze celesti.
Tra le proposte più innovative ci sono le ceramiche metamorfiche di Giulia Lusikova e le installazioni olografiche di Dora Tass, che giocano con il confine tra realtà e illusione. Completano il programma il video di Simona Cuomo Sabelli e Valentina Sciarra e la performance “Sotto la pelle animali strani” di Alice De Crais e Giorgia Grassi, che intrecciano corpo, natura e paesaggio.
In tutti i lavori emerge un tratto comune: il rispetto per il luogo, che guida la narrazione senza forzature. Civita diventa così un laboratorio di percezione, dove arte e territorio si influenzano a vicenda.
Interdisciplinarità, la chiave per raccontare Civita oggi
Uno degli obiettivi di Eidos è proprio abbattere le barriere tra le diverse forme d’arte, per creare un confronto vivo e aperto. Fabio Sindici sottolinea come questa contaminazione sia fondamentale, soprattutto in un mondo che rischia di appiattire la creatività.
A Civita, l’interdisciplinarità diventa uno strumento per rimettere in discussione vecchie percezioni e per esplorare il legame tra arte, corpo, memoria e natura. Attraverso scultura, poesia visiva, video e performance, il festival costruisce un’immagine di Civita moderna, complessa e proiettata verso il futuro.
Questo scambio tra linguaggi mette anche in luce le peculiarità del territorio, trasformando i movimenti della terra in metafore di cambiamento culturale.
Eidos e Civita: verso la Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028
Al di là dell’evento, Eidos vuole essere un passo importante per il futuro culturale di Civita di Bagnoregio. Candidata insieme a Bolsena a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2028, Civita punta a costruire un’identità artistica forte, capace di attirare nuovi visitatori e investimenti.
Un progetto come questo non solo porta nuove storie e linguaggi, ma aiuta anche la comunità a guardare la propria città con occhi diversi, inserendo la cultura contemporanea nella vita quotidiana e nello sviluppo del territorio.
Si spera che Eidos diventi presto un appuntamento fisso, in grado di crescere e di dare nuova linfa alla vita culturale e sociale del borgo, rafforzando il suo ruolo di crocevia tra arte e storia in Italia.
