«Dolly Parton è morta». Le parole di Bryan Seaver, nipote della cantante, hanno lasciato il mondo senza fiato. Aveva 80 anni, un’età che sembrava solo un numero per chi, come lei, aveva riempito decenni di musica e cultura. Il 25 agosto 2026, il video pubblicato sui suoi canali social ha confermato ciò che molti temevano, anche se nessuna causa è ancora stata resa nota. Negli ultimi tempi, Dolly aveva rallentato, dedicandosi soprattutto a Carl Dean, il marito scomparso a marzo. Ma ciò che resta — una discografia da oltre 100 milioni di copie vendute, canzoni immortali come «I Will Always Love You» e «Jolene», e un impatto che ha portato il country ben oltre i confini americani — è un patrimonio che nessuno potrà cancellare.
Tennessee, infanzia modesta e primi passi verso il successo
Dolly Rebecca Parton nasce il 19 gennaio 1946 a Locust Ridge, Tennessee, in una famiglia numerosa con dodici figli. Le condizioni economiche non erano facili, ma la musica entrò presto nella sua vita: già da bambina cantava in chiesa e imparò a suonare la chitarra. Ancora adolescente fece il suo debutto al Grand Ole Opry, tempio della musica country. Dopo il diploma si trasferì a Nashville, cuore della musica country, dove iniziò a farsi strada come cantautrice e interprete.
Il suo primo album, “Hello, I’m Dolly”, esce nel 1967. Nello stesso anno entra nel cast del Porter Wagoner Show, uno dei programmi televisivi più seguiti nel mondo country. La collaborazione con Wagoner fu decisiva, spalancandole le porte a un pubblico molto più vasto. Insieme incideranno numerosi duetti di successo, mentre Dolly costruiva la sua carriera da solista, diventando presto una delle voci più riconoscibili della musica americana.
“I Will Always Love You”: la canzone di un addio
Nel 1973 Dolly scrisse “I Will Always Love You” per chiudere la collaborazione artistica con Porter Wagoner. Non un classico brano d’amore, ma un saluto carico di gratitudine verso un uomo con cui aveva condiviso tanti anni di lavoro. Pubblicata l’anno dopo nell’album “Jolene”, la canzone raggiunse subito il primo posto nelle classifiche country.
Nel 1982 Dolly ne registrò una nuova versione per la colonna sonora del film “Il più bel casino del Texas”, che tornò a conquistare le classifiche. Elvis Presley aveva mostrato interesse a incidere la canzone, ma Dolly rifiutò di cedere i diritti editoriali al suo manager, una scelta che si rivelò poi molto importante sul piano economico. Nel 1992 Whitney Houston trasformò quel brano in un successo mondiale con la colonna sonora di “Guardia del corpo”, riconoscendo sempre a Dolly Parton l’unica paternità della canzone.
Capolavori senza tempo e fama oltre confine
Oltre a “I Will Always Love You”, il repertorio di Dolly conta altri brani diventati veri classici. “Jolene” racconta la gelosia e la paura di perdere l’uomo amato, conquistando il primo posto nelle classifiche country e venendo reinterpretata da artisti di ogni genere, da Olivia Newton-John ai White Stripes, fino a Miley Cyrus e Beyoncé.
Un altro pezzo fondamentale è “Coat of Many Colors”, autobiografico, che narra la storia del cappotto cucito dalla madre con ritagli di stoffa, simbolo delle difficoltà di un’infanzia povera ma piena di dignità. Negli anni Settanta Dolly iniziò a varcare i confini del country con brani come “Here You Come Again”, che raggiunse il terzo posto nella Billboard Hot 100, portando la sua musica a un pubblico più ampio.
Dal country a Hollywood: il debutto sul grande schermo
Nel 1980 Dolly Parton esordì al cinema con “Dalle 9 alle 5… orario continuato” di Colin Higgins, al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin. Non solo recitò nel film, ma firmò anche la colonna sonora con la canzone omonima, che arrivò in cima alla Billboard Hot 100 e le valse due Grammy e una candidatura all’Oscar per la miglior canzone originale.
Nel corso degli anni Ottanta recitò in altri film, tra cui “Il più bel casino del Texas” con Burt Reynolds e “Nick lo scatenato” con Sylvester Stallone. Nel 1989 fu nel cast corale di “Fiori d’acciaio” insieme a grandi attrici come Sally Field e Julia Roberts. Nel 2006 ottenne un’altra nomination all’Oscar per “Travelin’ Thru”, tema del film “Transamerica”.
Collaborazioni e premi: una carriera da leggenda
Negli anni Ottanta Dolly alternò country e pop, con successi come “Islands in the Stream”, duetto del 1983 con Kenny Rogers scritto dai Bee Gees e tra i brani più amati di quel decennio. Nel 1987 unì le voci a Linda Ronstadt ed Emmylou Harris nel disco “Trio”, accolto con entusiasmo da critica e pubblico; nel 1999 arrivò “Trio II”.
La sua carriera conta 25 singoli al primo posto nelle classifiche country di Billboard e vendite superiori a 100 milioni di dischi. Ha ricevuto 10 Grammy competitivi su 55 nomination, più il prestigioso Lifetime Achievement Award nel 2011. Nel 1999 è stata inserita nella Country Music Hall of Fame e, nel 2022, nella Rock & Roll Hall of Fame, sebbene inizialmente avesse tentato di ritirare la candidatura.
Filantropia e il premio Oscar umanitario
Nel novembre 2025 Dolly Parton ha ricevuto il Jean Hersholt Humanitarian Award, un Oscar onorario per il suo impegno filantropico nel cinema. Il premio le è stato consegnato durante i Governors Awards, alla presenza di Lily Tomlin, sua compagna di set in “9 to 5”.
La sua iniziativa più nota è la Imagination Library, nata nel 1995 in Tennessee. Il progetto distribuisce libri gratuitamente ai bambini dalla nascita fino a cinque anni, senza limiti di reddito. Da un’idea locale, si è diffuso in Canada, Regno Unito, Australia e Irlanda, con oltre 304 milioni di libri donati fino alla fine del 2025. Dolly ha finanziato anche borse di studio, programmi educativi e aiuti d’emergenza, inclusa una donazione di un milione di dollari per la ricerca sul Covid-19.
Dollywood e l’impero costruito sul suo nome
Nel 1986 Dolly Parton acquistò una quota di Silver Dollar City Tennessee, che fu ribattezzato Dollywood. Il parco di divertimenti, a Pigeon Forge vicino alla sua terra natale, è diventato una delle mete più visitate dello stato e un’importante fonte di lavoro per la comunità locale.
Negli anni il nome Dolly Parton è diventato un brand che ha spaziato dal cinema alla televisione, dal turismo all’editoria e al merchandising musicale. Il marchio continua a vivere con l’artista ancora attiva in studio e nelle collaborazioni con musicisti di varie generazioni.
Una vita privata riservata e un matrimonio durato quasi sessant’anni
Dolly incontrò Carl Thomas Dean nel 1964, proprio il giorno in cui si trasferì a Nashville. Si sposarono nel 1966 e mantennero sempre un rapporto molto riservato, con Dean quasi sempre lontano dai riflettori. La loro unione durò quasi sessant’anni, fino alla morte di Carl nel marzo 2025. Negli ultimi tempi Dolly si è dedicata soprattutto a lui, mettendo da parte le proprie difficoltà fisiche. La coppia non ebbe figli.
Il legame con Miley Cyrus e l’eredità alle nuove generazioni
Il rapporto tra Dolly Parton e Miley Cyrus, sua madrina, è stato sia familiare che artistico. Dolly apparve nella serie “Hannah Montana” nel ruolo di zia Dolly, condividendo con Miley numerosi momenti sul palco. Tra i duetti più ricordati c’è il medley trasmesso durante lo speciale di Capodanno su NBC, che univa “Wrecking Ball” e “I Will Always Love You”.
Il repertorio di Dolly ha lasciato un segno profondo su artisti contemporanei e nuove generazioni, con “Jolene” tra le canzoni più reinterpretate. La cantante ha partecipato anche a eventi culturali importanti, come “The Oprah Conversation” con Oprah Winfrey.
Gli ultimi mesi: salute fragile e progetti ancora aperti
Dopo la perdita del marito, Dolly Parton ha gradualmente ridotto le apparizioni pubbliche a causa di problemi di salute. Ha annullato progetti importanti, tra cui una residency a Las Vegas, spiegando di “non sentirsi in forma per offrire spettacoli all’altezza”.
Il 21 agosto 2026, pochi giorni prima di morire, aveva confermato di essere ancora in cura ma determinata a continuare il suo lavoro artistico. Tra i progetti in corso c’erano il Life of Many Colors Museum e il SongTeller Hotel a Nashville. Inoltre, nel 2026 era attesa la produzione a Broadway di “DOLLY: A True Original Musical”, un musical autobiografico sulla sua vita e le sue canzoni.
