Nel Sulcis Iglesiente, nascosto tra le pieghe del sud-ovest della Sardegna, Asproni si risveglia. Un tempo brulicante di minatori, il villaggio è ora un mosaico di ricordi tra miniere abbandonate e case operaie silenziose. Qui, si scavava zinco, piombo e carbone: materie prime che hanno segnato profondamente la storia dell’isola. A pochi chilometri da Iglesias, sull’altopiano di Seddas Moddizzis, Asproni emerge come uno degli esempi più significativi di architettura industriale sarda. Dopo anni di oblio, una nuova vita prende forma grazie a restauri che attirano studiosi e appassionati, tutti determinati a non lasciare che quel passato svanisca nel nulla.
Sulcis Iglesiente: miniere e un turismo che guarda al passato
Il Sulcis Iglesiente ha una storia mineraria che affonda le radici molto prima dell’era moderna. Per secoli qui si sono estratti zinco, piombo, argento e carbone, segnando profondamente la vita della zona. Oggi il territorio conserva tanti siti legati all’archeologia industriale, che stanno lentamente diventando mete turistiche e culturali. Da Buggerru a Porto Flavia, fino alla Laveria Lamarmora, si moltiplicano itinerari tematici per chi vuole scoprire non solo i ruderi, ma anche ascoltare le storie di chi ha vissuto quegli anni. L’inserimento del Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna tra i siti UNESCO nel 1998 ha acceso i riflettori su questo patrimonio, spingendo investimenti su infrastrutture e nuovi percorsi.
Negli ultimi dieci anni l’idea è cresciuta: il territorio punta a trasformarsi, passando da un’economia basata sulle miniere a un turismo culturale che integra o in certi casi sostituisce il lavoro estrattivo ormai ridotto o scomparso. Nuovi sentieri di trekking e itinerari come il Cammino di Santa Barbara attraversano zone un tempo dominate dalle industrie minerarie, offrendone un’immagine più accessibile e moderna. I borghi minerari, un tempo dimenticati e trascurati, si stanno trasformando in poli attrattivi per un turismo esperienziale, sostenibile e profondamente legato alla memoria storica.
Asproni: un villaggio che racconta un’epoca
Costruito tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento sull’altopiano di Seddas Moddizzis, il villaggio minerario Asproni è uno dei pochi complessi minerari ancora ben conservati in Sardegna. Nato attorno alla miniera di calamina di proprietà di Giorgio Asproni, ingegnere che ne ha guidato le attività dal 1885, il villaggio ospitava la famiglia del direttore e centinaia di operai. Nel suo periodo di massimo splendore dava lavoro a circa 200 persone.
Giorgio Asproni aveva studiato Mineralogia in Francia, completando la formazione tra Inghilterra e Belgio prima di dedicarsi alla miniera locale. La sua famiglia ha abitato qui fino alla sua morte nel 1936. Nonostante la chiusura della miniera negli anni Settanta e i danni causati da vandalismi e saccheggi, il villaggio ha mantenuto un valore architettonico e storico importante. Oltre alle abitazioni, sono rimasti intatti la chiesa, gli uffici della direzione mineraria, la scuola elementare, l’infermeria e gli spazi per le attività comuni della vita mineraria.
VIL.MIN.AS.: il progetto per il rilancio di Asproni
Nel 2020 è partita una nuova fase grazie alla famiglia Lorefice, da generazioni legata al mondo minerario. Giovanni Lorefice, medico di miniera per anni, ha acquistato il villaggio all’asta e ha lanciato il progetto VIL.MIN.AS., un piano di recupero che punta a riportare Asproni al suo antico splendore. Il lavoro si basa su una ricerca accurata negli archivi storici e minerari, coordinata dalla Fondazione Giorgio Asproni, custode della memoria locale.
Il progetto riguarda sia il restauro degli edifici, dalla casa del direttore alla rimessa degli attrezzi agricoli, sia la bonifica dell’area circostante, un tempo coltivata con vigneti e mandorleti. L’obiettivo è trasformare il villaggio in un museo all’aperto che racconti la vita mineraria e le attività legate, ma anche recuperare gli spazi sociali per la comunità .
Visite aperte e crowdfunding per completare i lavori
Tra il 2021 e il 2023 sono stati portati a termine restauri importanti, come il recupero della direzione mineraria e il rifacimento del tetto di Casa Asproni. Questi interventi hanno permesso di riaprire il villaggio al pubblico, con visite guidate da giugno a settembre e durante le festività negli altri mesi. I tour, della durata di circa due ore, accompagnano i visitatori attraverso dieci tappe, mostrando sia gli spazi già restaurati che quelli in fase di recupero.
Per completare il progetto e rendere il villaggio accessibile e funzionale, è partita una raccolta fondi su Produzioni dal basso, attiva fino al 31 agosto 2026. L’obiettivo è raccogliere 50mila euro per mettere in sicurezza i sentieri, realizzare laboratori didattici e creare spazi inclusivi e servizi adeguati. La metà della somma è attesa dalle donazioni pubbliche, che danno diritto a ricompense come visite gratuite e copie del libro dedicato alla storia del villaggio.
Il recupero di Asproni si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio industriale del Sulcis Iglesiente, un equilibrio tra memoria e nuova vita, tra tutela e rilancio culturale. Un progetto che racconta il lavoro e la vita di chi ha vissuto quelle terre, e prova a costruire un futuro per questi spazi unici nel paesaggio sardo.
