Maggie Gyllenhaal sbarca a Venezia con un passo misurato, senza atteggiamenti o imposizioni. Vuole lasciarsi sorprendere, spinta dalla curiosità più che da aspettative. Alberto Barbera non ha scelto a caso: affidarle la presidenza della giuria internazionale significa puntare su un’artista con oltre venticinque anni di carriera, capace di unire leggerezza e fermezza. Non è solo un’attrice affermata, ma una professionista che si reinventa continuamente, pronta a esplorare le sfumature più profonde di ogni personaggio e film.
Da figlia d’arte a interprete fuori dagli schemi
Nata in una famiglia di cinema, Maggie Gyllenhaal ha costruito la sua strada senza vivere all’ombra dei genitori o del fratello Jake, anche lui noto attore. Fin dall’inizio ha evitato ruoli facili o scontati, scegliendo personaggi imperfetti, fragili e complessi. Il grande salto arriva nel 2002 con Secretary, un film che le vale l’attenzione della critica per la profondità della sua prova. La sua carriera spazia da SherryBaby, dove racconta dolore e redenzione, fino al blockbuster Il cavaliere oscuro. Con Crazy Heart arriva la candidatura all’Oscar, a conferma della sua abilità nel dare vita a donne complicate, lontane dagli stereotipi hollywoodiani. Maggie ha sempre scelto ruoli che mettono al centro la complessità femminile, sfidando le convenzioni e le immagini superficiali.
Dal set alla regia: una nuova sfida
Il passo dietro la macchina da presa arriva dopo anni di personaggi intensi, in particolare con la serie The Deuce, dove interpreta Candy, una prostituta che diventa regista di film porno. Quel ruolo le apre gli occhi su un modo diverso di fare cinema. Maggie racconta di aver scoperto la regia seguendo la stessa energia e curiosità che la spingono come attrice, come un percorso naturale. Dietro la cinepresa cerca di avere un controllo più ampio sulla narrazione, assumendosi la responsabilità di guidare tutto il processo creativo. Questo passaggio la distingue come autrice, non più solo interprete.
The Lost Daughter: il debutto da regista premiato a Venezia e agli Oscar
Il 2021 segna una svolta con The Lost Daughter, il suo primo film da regista, tratto da un romanzo di Elena Ferrante. Presentato a Venezia, il film si aggiudica il premio per la migliore sceneggiatura e conquista tre nomination agli Oscar. La pellicola indaga le ambiguità della maternità e le tensioni interiori delle protagoniste, senza idealizzazioni. Raccontare storie complesse, con personaggi ambivalenti, è il filo conduttore del suo lavoro, sia davanti che dietro la cinepresa. In un’intervista al Festival di Cannes, Maggie ha spiegato come la sua passione per la narrazione sia cresciuta, trovando nuovi modi per trasmettere emozioni e spunti di riflessione attraverso una regia attenta alle diverse chiavi di lettura di ogni opera.
The Bride!: un nuovo sguardo sul mito di Frankenstein
Nel 2024 Maggie Gyllenhaal ha consolidato il suo percorso con The Bride!, film che ha scritto, diretto e prodotto in prima persona. Una rivisitazione personale e moderna del mito di Frankenstein, che conferma il suo talento originale nel reinventare archetipi classici. Alberto Barbera ha definito il suo lavoro “di rara coerenza”, sottolineando come unisca sensibilità intellettuale a un istinto viscerale. La sua nomina a presidente della giuria a Venezia mette in luce non solo un volto noto del cinema, ma una filmmaker capace di ascoltare e capire la pluralità delle voci del cinema contemporaneo, riconoscendo il valore autentico di ogni proposta in gara.
