Ogni giorno, centinaia di persone varcano la soglia di San Luigi dei Francesi, a Roma, per ammirare da vicino le opere di Caravaggio nella Cappella Contarelli. Quel piccolo spazio, dove tra il 1599 e il 1602 il maestro dipinse tre capolavori dedicati a San Matteo, custodisce un patrimonio fragile, messo a dura prova dal costante afflusso di visitatori. Proteggere questi quadri, senza chiudere le porte a chi li ama, è diventato un’urgenza. Così, sta prendendo forma un progetto digitale che promette di salvaguardare la bellezza antica senza cancellare l’esperienza dal vivo. Un equilibrio delicato, che unisce storia, arte e tecnologia in un dialogo tutto contemporaneo.
Turisti a frotte e rischi per l’arte a Roma
La Cappella Contarelli è una delle perle artistiche di Roma. Non sorprende che ogni giorno possano arrivare fino a 6mila visitatori, un numero che porta attenzione ma anche preoccupazioni per la conservazione. San Luigi dei Francesi, dove si trova la cappella, è gestita dai Pii Stabilimenti della Francia, un’istituzione antica, nata nel XV secolo per prendersi cura del patrimonio storico e artistico legato alla presenza francese nella capitale. La presenza continua di tante persone così vicine a dipinti di oltre quattrocento anni rischia di accelerare il degrado delle superfici e dei decori.
L’aria, i cambiamenti di temperatura, l’umidità e persino il semplice passaggio di chi guarda mettono a dura prova queste opere. Per questo i Pii Stabilimenti hanno deciso di affidarsi a tecnologie innovative, in grado di proteggere e allo stesso tempo valorizzare le opere, monitorandole senza chiudere le porte al pubblico. Non è solo questione di conservare, ma di mantenere viva la storia con strumenti moderni che uniscono tecnologia e tutela.
Factum Foundation entra in scena: la cappella catturata in 3D
Per affrontare questa sfida, si è scelto Factum Foundation for Digital Technology in Preservation, un’organizzazione no profit di Madrid guidata da Adam Lowe, specialista nella digitalizzazione in alta definizione di opere e monumenti. A giugno 2026, mentre la cappella era ancora aperta ai visitatori, i tecnici hanno iniziato la prima scansione digitale completa della Cappella Contarelli. Hanno usato strumenti avanzati come il Selene Photometric Stereo System, capace di catturare non solo la forma tridimensionale delle opere ma anche ogni sfumatura di colore e texture, anche su superfici verticali.
L’intervento ha riguardato le tre tele di Caravaggio, gli affreschi del Cavalier d’Arpino sulla volta, il marmo policromo e i dettagli architettonici della cappella. Il risultato è un modello digitale ad altissima risoluzione, che riproduce lo spazio e ogni minimo tratto delle pennellate caravaggesche. Questa mappa digitale diventa un archivio prezioso per futuri restauri e per studiare con precisione materiali, tecniche e stato di conservazione.
Tecnologia per capire meglio Caravaggio
La collaborazione tra Pii Stabilimenti e Factum Foundation va oltre la semplice fotografia digitale. I dati raccolti permettono di conoscere le tele di Caravaggio quasi come se le si potesse “toccare” con gli occhi. Confrontando radiografie storiche e immagini ottenute con il sistema Selene, gli esperti possono scoprire dettagli nascosti, capire come Caravaggio giocava con luci e ombre, e individuare danni o muffe.
Secondo gli studiosi, tra cui Ciro Gifuni, storico dell’arte e responsabile delle collezioni dei Pii Stabilimenti, emerge che Caravaggio non faceva schizzi preliminari ma lavorava direttamente sulla preparazione della tela, tracciando linee guida per la composizione. Questo progetto digitale apre così nuove strade per studiare i segreti di uno degli artisti più misteriosi e influenti del Seicento, unendo rigore scientifico e passione per la storia.
Dalla cappella prima di Caravaggio ai giorni nostri: una storia di arte e restauri
La Cappella Contarelli ha una storia lunga e fatta di grandi artisti prima di Caravaggio. Era stata decorata da pittori come Gerolamo Muziano e il Cavalier d’Arpino, suo illustre predecessore a Roma. Fu anche progettata una statua di San Matteo da Jacob Cornelisz Cobaert, mai completata e oggi conservata nella chiesa di SS. Trinità dei Pellegrini.
L’arrivo di Caravaggio a fine Cinquecento fu una vera svolta. Prima noto per soggetti più popolari, questa commissione rappresentò la sua prima grande occasione pubblica, con un cambio di stile deciso. Le tre tele – la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo e la pala d’altare con San Matteo e l’angelo – portarono una luce intensa e una narrazione nuova, spesso criticata allora ma oggi fondamentali nella storia dell’arte. Grazie alle scansioni digitali, passato e presente si incontrano: questo archivio digitale raccoglie il patrimonio dei restauri e diventa uno strumento prezioso per valorizzare ancora di più la cappella.
Le immagini ad altissima definizione saranno un bene da condividere e usare in tanti modi: per migliorare l’illuminazione degli ambienti o per approfondire gli studi sull’evoluzione della decorazione tra Cinquecento e Seicento. La digitalizzazione potrebbe perfino permettere di creare copie perfette in scala reale, portando l’esperienza caravaggesca in luoghi e contesti che oggi non possono visitare la cappella, allargando così la diffusione dell’arte.
Dalla tecnologia arrivano così nuove possibilità per proteggere e far rivivere capolavori che hanno segnato la storia dell’arte occidentale e continueranno a emozionare chi verrà dopo di noi.
