Per anni, Villa Zeri ha vissuto nell’ombra, nascosta tra gli ulivi di Mentana, a un passo da Roma. Qui Federico Zeri, uno dei più grandi critici d’arte italiani, trovava rifugio e ispirazione. Ma la dimora ha rischiato di scomparire, minacciata dai costi di manutenzione che nel 2018 quasi ne decretarono la vendita. Zeri, con la sua eredità – una biblioteca e una fototeca immense – aveva un sogno chiaro: trasformare quel luogo in un centro culturale vivo e pulsante. Oggi quel sogno è pronto a prendere forma, con un progetto che punta a fare di Villa Zeri un faro per studiosi e appassionati d’arte.
La genesi di Villa Zeri: un sogno che prende forma
Era il 1959 quando Federico Zeri mise mano a un terreno di una decina di ettari a Mentana, con l’idea di creare uno spazio che unisse casa, studio e custodia delle sue collezioni. Quattro anni più tardi, chiamò l’architetto Andrea Busiri Vici per progettare la villa. Ne uscì una costruzione semplice, resa ancor più essenziale dallo stesso Zeri, con un cortile interno pensato per ospitare iscrizioni e reperti antichi. Quella collezione, per Zeri, era preziosa quanto quella del cardinale Alessandro Albani nel Settecento.
La villa si apre su terrazzi e giardini che regalano una vista mozzafiato sulle montagne del Monte Gennaro e del Terminillo. All’interno, oltre alle epigrafi romane, si trovava una fototeca impressionante: quasi 290mila immagini di opere d’arte e monumenti. Nel corso degli anni, Zeri ha donato parte delle sue collezioni a musei importanti. Fino al 2010, la villa ospitò la Fondazione Zeri, poi trasferita a Bologna per questioni di conservazione.
Anni bui dopo la scomparsa del critico
Quando Zeri morì nel 1998, la villa entrò in una fase di abbandono e incertezza. Nel 2018 fu messa all’asta con un prezzo base di circa 2,5 milioni, ma nessuno la comprò. Il rischio di vedere finire quel patrimonio in mani private diventò concreto.
In vista del centenario della nascita di Zeri, nel 2021, l’allora sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni annunciò l’intenzione del Ministero di intervenire per salvare la villa. Solo nel luglio 2026 è stato siglato un accordo tra il Ministero della Cultura e l’Università di Bologna per ridare vita al complesso, mantenendo la proprietà universitaria e rispettando la volontà di Zeri.
Un’intesa che guarda al futuro
Il 25 luglio 2026 è stata firmata una intesa decisiva da Luca Mercuri, direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, e Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna. Villa Zeri entra così nella rete museale nazionale gestita dall’Istituto, che già cura luoghi come Casa Pasolini.
Il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha sottolineato come la villa non sarà solo un luogo di conservazione, ma un centro vivace di ricerca e formazione. Sarà un punto d’incontro per studiosi, artisti e cittadini, dove la conoscenza di Zeri potrà continuare a crescere.
Villa Zeri: museo, laboratorio di ricerca e polo formativo
Il progetto “Villa Zeri. Abitare le immagini” prevede una trasformazione graduale della villa, per trasformarla in un centro permanente di studio, mostre temporanee, convegni e attività didattiche. L’obiettivo è fare di questo luogo un riferimento imprescindibile per la comunità scientifica e artistica, nel segno dell’eredità di Zeri.
L’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo coordina un programma che include anche il restauro degli spazi, per renderli accessibili e funzionali. Alcune aree saranno musealizzate, mentre altre ospiteranno residenze d’artista e progetti editoriali, in collaborazione con la Fondazione Federico Zeri e una rete di enti italiani e internazionali.
Verso una rete più solida di dimore culturali nella capitale
Il recupero di Villa Zeri si inserisce in un progetto più ampio curato dalla Direzione generale Musei e dall’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo, che punta a rafforzare la rete delle case museo e dimore storiche a Roma e dintorni. Tra queste, Casa Museo Mario Praz, Casa Museo Boncompagni Ludovisi, Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Casa Pasolini e Casa Balla.
Luca Mercuri definisce Villa Zeri un tassello innovativo, capace di coniugare conservazione, ricerca e produzione artistica in un’unica realtà dinamica. Massimo Osanna, capo del Dipartimento per le Attività Culturali, ricorda l’importanza di intrecciare memoria storica e creatività contemporanea, favorendo la partecipazione del pubblico.
Con questo nuovo corso, Villa Zeri è pronta a tornare al centro della scena culturale, a testimoniare il valore della ricerca storica e dell’arte, e a consolidare il suo posto tra i musei più importanti del paese.
