A Venezia, tra le ombre della Cappella della Pietà, le sculture di Wallace Chan catturano lo sguardo con la loro luce sfaccettata. Più di 9.000 chilometri più a est, a Shanghai, quelle stesse opere trovano nuova vita nel Long Museum West Bund, creando un ponte invisibile tra due mondi lontani. Nato a Hong Kong nel 1956, Chan mescola sapientemente la tradizione orafa antica con la forza della scultura contemporanea. Il risultato? Un racconto che parla di acqua, riflessi e materiali preziosi, dove culture e tempi diversi si fondono in un’unica, potente esperienza visiva.
Venezia e Shanghai: un ponte tra tradizione e modernità sull’acqua
Da una parte Venezia, con i suoi canali e palazzi sospesi sull’acqua, dall’altra Shanghai, metropoli verticale simbolo di una Cina in rapido cambiamento. Entrambe si affacciano su distese d’acqua — Venezia sull’Adriatico, Shanghai sul Mare Cinese Orientale, attraversata dal fiume Huangpu che scandisce il ritmo della città. È proprio questo rapporto con l’acqua a unire le due sedi della mostra di Wallace Chan, mettendo in scena un confronto tra passato e futuro, fragile storia e pulsante modernità.
La mostra apre a Venezia il 18 luglio 2026, tra le mura suggestive della Cappella della Pietà, cuore pulsante della 61esima Biennale d’Arte. Da qui le opere si trasferiscono a Shanghai, nel Long Museum West Bund, fondato da Liu Yiqian e Wang Wei, un centro artistico di primo piano. Non è solo un cambio di location, ma un vero e proprio viaggio culturale tra due mondi che si riflettono nelle acque di fiumi e mari diversi: Venezia, città labirintica e delicata, e Shanghai, metropoli in continua espansione.
Wallace Chan: maestro tra dettagli preziosi e opere colossali
Wallace Chan, nato a Hong Kong e attivo dagli anni ’70, ha costruito una carriera unica, difficile da incasellare in un solo genere artistico. Già da giovane si dedica all’intaglio, inventando nel 1987 la “Wallace Cut,” una tecnica che crea giochi di luce e illusioni sulle gemme. Ma la sua arte va oltre l’oreficeria tradizionale: utilizza il titanio, un materiale resistente e leggero usato anche nell’aerospaziale, trasformandolo in qualcosa di poetico e flessibile.
Chan sperimenta anche nuovi modi di montare le pietre preziose e inventa materiali come una speciale porcellana, ampliando così i confini dell’arte applicata. La sua forza sta nel passare dal piccolo dettaglio, lavorato con cura estrema, a sculture monumentali alte fino a dieci metri, composte da migliaia di pezzi assemblati con precisione. Le sue opere si trovano nei musei più importanti al mondo, dal British Museum al Victoria and Albert Museum di Londra, fino allo Shanghai Museum e, naturalmente, il Long Museum.
“Vessels of Other Worlds”: sculture imponenti tra archeologia e fantascienza
A Shanghai, “Vessels of Other Worlds” presenta tre sculture imponenti, alte tra i sette e i dieci metri. Sembrano reperti archeologici o creature uscite da un racconto di fantascienza, ma la loro grandezza è solo l’inizio. Ogni pezzo nasce dall’assemblaggio di migliaia di piccoli elementi, un mosaico di dettagli che riflette la ricerca di Chan sul valore dei frammenti e sull’accumulo come forma di creazione.
Questa idea attraversa tutta la sua carriera: “l’arte come costruzione collettiva, capace di andare oltre il singolo individuo.” Le sculture, viste come “vasi” o contenitori, richiamano il corpo umano, custode di emozioni e tempo. Sono simboli di mondi invisibili, spazi che invitano a esplorare dimensioni lontane ma accessibili attraverso la materia e lo sguardo di chi osserva.
Un percorso tra luce, riflessi e spazi da vivere
La mostra guida i visitatori attraverso un labirinto di corridoi che ripercorrono tappe fondamentali della ricerca di Chan. Le installazioni si confrontano con opere già viste alla Biennale di Venezia, con progetti dal nome evocativo come Titans, Totem e Transcendence. Non è solo uno spettacolo da vedere, ma un’esperienza da vivere, soprattutto grazie a una scultura che si può attraversare dall’interno.
Qui si apre una sala caleidoscopica dove la “Wallace Cut” moltiplica i riflessi e distorce la percezione dello spazio. Le superfici specchianti frammentano la realtà, offrendo una visione che cambia a seconda di dove ci si trova. Questo gioco di sguardi spinge chi entra a riflettere sul senso della realtà, vista come qualcosa di fluido e in continua trasformazione, modellata dall’esperienza personale.
Colori, simboli e ritualità nelle sculture di Chan
Oltre alla tecnica e alla forma, l’opera di Chan porta con sé un forte richiamo rituale. L’idea degli “Olea Sancta,” gli oli sacri usati nelle cerimonie cattoliche, dona alle sculture un’aura di sacralità e purezza. I colori dominanti — giallo, rosso e blu — raccontano un ciclo che parla di nascita, morte e rinascita.
Le incisioni sulle superfici sembrano sospese tra il visibile e l’invisibile, un confine tra terra e dimensione spirituale. Questi elementi rituali si intrecciano alla struttura monumentale dando vita a un’opera complessa, dove scienza, arte e spiritualità si incontrano. Il risultato è un invito a esplorare sensazioni e spazi oltre la percezione comune, proprio come l’acqua che unisce Venezia e Shanghai.
