Cinquantasei bare, alcune aperte, altre chiuse, altre ancora sovrapposte. Nel silenzio della galleria Tucci Russo, a Torre Pellice, l’installazione di Thomas Schütte colpisce come un pugno nello stomaco. È il 1992 quando l’artista tedesco realizza Untitled , un’opera che torna oggi, nel 2026, per celebrare i 50 anni della galleria con il progetto Vue d’ensemble. Cinquanta bare, più di un semplice oggetto: testimoni di storie spezzate, di vite ridotte a un nome su una lapide.
Quel 1992 era l’anno in cui la guerra in Jugoslavia faceva tremare l’Europa. Oggi, il mondo non è molto cambiato. I conflitti continuano a mietere vittime, spesso invisibili, dimenticate. Schütte ci costringe a guardare, a non distogliere lo sguardo da quel dolore che si ripete, da quelle bare che ricordano le immagini delle fosse comuni di Bergamo o i funerali trasmessi dalle tv a Gaza. Un monito che arriva dritto al cuore: dietro ogni numero, c’è una vita che non possiamo permetterci di ignorare.
Bare e figure: simboli di un dolore senza tempo
Le bare di Schütte occupano uno spazio sospeso tra ieri e oggi. Non sono solo contenitori di morte, ma simboli di un dolore che si ripete. Alcune sono chiuse, altre aperte, come a mostrare un interno che le parole non riescono a raccontare. Sulle pareti della galleria, figure dipinte in colori diversi ma con la stessa postura frontale: volti senza volto, corpi senza identità, ridotti a “numeri”, a statistiche fredde che spesso accompagnano le tragedie di guerra.
Questa sovrapposizione tra corpi reali, bare e immagini pittoriche spinge chi guarda a riflettere sulla storia che si ripete. I corpi sembrano sospesi, forse pronti a uscire o a rientrare nelle bare. La loro inclinazione sulle pareti suggerisce un’esistenza parallela, un mondo che la guerra e la morte fanno apparire e svanire in un attimo. Tutte vittime anonime, lontane nel tempo e nello spazio, ma legate da un destino comune.
Un’opera che parla al presente
Riproporre oggi un lavoro del 1992 non è un caso. Lisa Tucci Russo, curatrice della mostra, spiega come l’opera cambi significato a seconda di chi la guarda, attraversando epoche diverse. Il riallestimento apre una riflessione intensa sul tempo e sull’esperienza. Nel 1992 usciva Le coincidenze significative di Giorgio Galli, che parla di sincronicità: eventi separati che trovano un senso inaspettato. Qui, l’opera di Schütte e la situazione attuale sembrano dialogare, unendo arte, storia e scienza.
Nel catalogo, una citazione di Bertrand Russell ricorda come gli eventi nascano, si manifestino e poi svaniscano, senza lasciare tracce materiali ma con un peso emotivo e culturale duraturo. Le bare di Schütte sono destinate a rimanere, a sfidare il tempo, a testimoniare violenze da non dimenticare. Seguendo le teorie di fisici e biologi, il tempo non è più una linea ma una sovrapposizione di piani, come una tela fatta di strati.
Schütte e la sfida di un’arte che resta
Thomas Schütte non si limita a creare arte, ma solleva domande profonde. Va oltre Duchamp e Malevič, rifiutando di abbandonare l’oggettualità del reale. Il suo lavoro nasce dalla volontà di “riempire” il “quadrato nero” di Malevič, dando alla forma artistica un peso, seppur minimo ma significativo. Dipinge ad acquerello, scolpisce, costruisce oggetti che non sono semplici ready made, ma carichi di memoria e significato.
Nel 2025 a Venezia presenta nuove opere che confermano la sua ricerca sul legame tra immagine, oggetto e senso. L’arte diventa così uno strumento per mantenere viva la figura umana, per contrastare l’avanzata di un mondo sempre più meccanico, dove anche l’intelligenza artificiale si fa spazio come possibile sostituta della creatività umana. In questo scenario di grandi cambiamenti, la mostra a Torre Pellice è un grido d’allarme sulle trasformazioni sociali e culturali in corso.
Tucci Russo, un faro per l’arte contemporanea in Piemonte
La galleria Tucci Russo è ormai un punto fermo per il contemporaneo nel Piemonte. Dal 2025 ha lanciato Vue d’ensemble, un progetto che celebra i suoi 50 anni con mostre di artisti di rilievo nazionale e internazionale. Oltre a Schütte, espone lavori di Klingelöller, Pirri, Vercruysse, Paolini, Penone e altri nomi importanti, con opere che spaziano tra tecniche e materiali diversi.
Tra le installazioni più originali spicca il biliardo di Mario Merz, dove l’asta si trasforma in un neon, simbolo di un’arte che gioca e sperimenta con forme e colori. Un dialogo aperto con il pubblico, capace di unire linguaggi tradizionali e innovativi. Il lavoro sul territorio punta a costruire nuove regole per la cultura, consapevoli che il sistema attuale ha bisogno di una seria revisione per reggersi nel tempo.
Nuove sfide per la cultura nell’epoca dell’incertezza
Le opere a Torre Pellice non sono solo un omaggio all’arte e alla sua storia, ma un richiamo a riflettere su presente e futuro. Lisa Tucci Russo vuole aprire un confronto reale tra artista, pubblico e sistema culturale. Figure come Massimo De Carlo sottolineano l’urgenza di andare oltre le narrazioni semplicistiche basate solo su numeri e finanza.
In un mondo sempre più incerto e veloce, l’arte si conferma come un luogo di resistenza intellettuale e creativa. La mostra di Schütte invita a usare lo sguardo come risorsa per ripensare modi nuovi di relazione e convivenza. Le figure nelle bare non guardano solo al passato, ma anche all’oggi, raccontando la difficoltà e la speranza di interpretare la realtà con strumenti diversi. Torre Pellice diventa così un osservatorio attento su come tempo e arte si intrecciano nel presente.
