A Fubine, tra le dolci colline del Monferrato alessandrino, un vecchio fienile si trasforma in un luogo di incontro tra arte e natura. Qui, alla Crescentina, l’associazione nata nel 2021 da un’idea di Alessandro Monteforte, prende vita “Mani di terra”: una mostra dedicata alla ceramica in tutte le sue sfumature. Artisti di diverse generazioni e linguaggi si confrontano, intrecciando le loro opere con la memoria del paesaggio circostante. Un dialogo che parla di radici, di materia plasmata dalle mani, ma anche di storie antiche che il territorio custodisce gelosamente.
Tra le dolci colline del Basso Monferrato, La Crescentina si presenta come un luogo carico di fascino, dove passato e arte contemporanea si incontrano. Il complesso rurale, trasformato a partire dagli anni Ottanta dall’architetto e collezionista Alessandro Monteforte, ha ospitato interventi di rilievo firmati da artisti come Aldo Mondino e Urano Palma, che hanno saputo intrecciare le loro opere con l’architettura e il paesaggio circostante. Nel tempo, altri protagonisti come Maïmouna Guerresi, Antonio Paradiso e Giovanni Tamburelli hanno arricchito gli spazi con sculture, dipinti e arredi dal forte impatto simbolico.
Il legame tra arte e natura è il filo conduttore del progetto. L’ex fienile, sede della mostra “Mani di terra”, si apre su ampie finestre che incorniciano campi e vigneti, lasciando filtrare una luce naturale che gioca con le opere esposte. Qui non si tratta solo di una mostra, ma di un vero viaggio emotivo, che mette in relazione la fisicità dei materiali con un paesaggio sempre diverso, capace di cambiare colori e luci nel corso della giornata. È un contesto unico, che rafforza la percezione della ceramica come materia profondamente legata al suolo e alle tradizioni locali.
Curata da Marzia Capannolo con un contributo critico di Paolo Repetto, la mostra propone un viaggio lungo ottant’anni di sperimentazione ceramica. Le opere parlano della terra non solo come materia prima, ma come simbolo di origini e continuità. Terracotta, argille e tufi tipici del Monferrato si ritrovano nelle superfici e nelle texture, dando a ogni pezzo una personalità forte e tangibile.
Dalle installazioni di Bruno Ceccobelli, con i suoi giochi di luce soffusa e vibrante, alle forme geometriche e dinamiche di Nedda Guidi, che oscillano tra lirismo organico e astrazione rigorosa. La sua scultura “Oggetto n° V” , che cambia colore a seconda della luce, coinvolge chi guarda in un dialogo con il paesaggio esterno. Nella piscina, Aldo Mondino ha creato un mosaico che fonde tradizione decorativa e un tocco contemporaneo, divertente e leggero. Non manca Lucio Fontana con il suo “Crocifisso” , smaltato bianco e blu, che si staglia su una parete azzurra, amplificando la spiritualità materica dell’opera.
Nanni Valentini, con le sue terracotte “Colonna con scala” e “Paesaggio” , racconta la ruvidità e l’imperfezione della terra attraverso superfici che sembrano plasmate dal tempo. Così, pezzi provenienti da epoche e sensibilità diverse trovano un’armonia profonda, intrecciando tecnica, simbolo e materia in un’unica narrazione.
“Mani di terra” apre anche alle nuove generazioni, creando un confronto vivace tra passato e presente. Bruno Ceccobelli, esponente della Transavanguardia, presenta una serie di teste in ceramica lustro realizzate nel 2011. Le superfici riflettenti catturano la luce naturale e sembrano raccontare il passaggio del giorno, tra alba e tramonto, evocando una dimensione sospesa tra spiritualità e natura.
Maïmouna Guerresi porta un trittico di piastrelle del 2026 intitolato “Ex-Voto”, in ceramica smaltata bianca. Qui il tema femminile si carica di forza politica e simbolica: la superficie è attraversata da fori provocati da veri proiettili, quasi a lasciare un segno tangibile di violenza. Quei fori formano in Braille la parola araba NÛR, che significa “luce”, un messaggio di speranza e resistenza che unisce materia e ideali in un linguaggio universale.
Questi lavori mostrano come, pur radicata nella tradizione, la ceramica resti uno strumento espressivo vivo e attuale, capace di affrontare temi sociali, personali e politici attraverso la sua materia.
La Crescentina non è solo un luogo per mostre, ma un laboratorio culturale che ha ospitato alcuni dei nomi più importanti dell’arte italiana contemporanea. Nei primi anni ha dedicato spazio a figure come Aldo Mondino, Piero Gilardi e Urano Palma. Il fondatore Alessandro Monteforte ha costruito nel tempo una rete di rapporti con artisti, partendo dagli anni Sessanta a Torino, con personaggi come Gian Enzo Sperone e Luciano Pistoi.
Il luogo racconta anche momenti di vita e convivialità, dove arte, musica e socialità si mescolavano. Monteforte ricorda le notti animate dalla musica jazz, tra balli e scambi creativi. Lo spirito di condivisione si vedeva anche nelle performance: Palma, sotto il porticato, lavorava appassionato su materiali grezzi sorseggiando Barbera, trasformando l’arte in un gesto pubblico e partecipato. Mondino invece tuffava i suoi colori nella piscina, dove ancora si scorge un tappeto orientalista sul fondo, simbolo di una sperimentazione che diventava esperienza collettiva e immersiva.
Oggi il giardino è animato dalle sculture di Tamburelli, ispirate alla fauna locale e al mondo naturale, un incontro tra figurazione e magia che definisce l’identità del luogo.
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La mostra “Mani di terra” alla Crescentina di Fubine continua così un percorso che valorizza l’arte in dialogo con il territorio, raccontando un intreccio vivo tra passato e presente, materiali e memoria, natura e cultura. Aperta fino al 19 luglio 2026, è una tappa imperdibile per chi ama l’arte contemporanea e vuole scoprire il fascino di un confronto diretto tra opere e paesaggio.
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