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Robert De Niro a Roma presenta Novecento restaurato: «Bertolucci era un poeta e le trattorie emiliane sono uniche» – Video integrale dall’incontro in piazza San Cosimato

Roma, una sera d’estate che sembrava voler restare nel tempo. Piazza San Cosimato, stracolma di gente, si è animata al passaggio di Robert De Niro. L’attore è tornato nella Capitale con un motivo speciale: presentare il restauro di Novecento – Atto I, il celebre film di Bernardo Bertolucci che quest’anno compie cinquant’anni. Un appuntamento che ha richiamato amanti del cinema, curiosi e nostalgici, tutti pronti ad ascoltare De Niro raccontare di quell’epoca unica. Tra sorrisi sinceri, ricordi di set e aneddoti poco noti, l’attore ha rivissuto quei giorni italiani con una passione che ha emozionato la folla.

Applausi e sorpresa: De Niro accolto da una piazza in festa

Appena arrivato in piazza, De Niro è stato travolto da un calore inatteso. La folla, molto più numerosa di quanto si aspettasse, lo ha accolto con applausi fragorosi e cori che hanno riempito l’aria. Sorridendo, ha confessato: «Pensavo fosse un incontro tra pochi intimi». Qualche mese fa aveva ricevuto la Lupa Capitolina in Campidoglio, ma questo ritorno a Roma aveva un sapore diverso: un omaggio sentito alla memoria di Bernardo Bertolucci, che lo scelse per il ruolo di Alfredo Berlinghieri in Novecento. Quel film è ancora oggi un pilastro del cinema italiano e una tappa fondamentale nella carriera di De Niro. La piazza piena ha trasformato l’evento in una vera e propria festa popolare.

L’inizio di Novecento: quando Bertolucci incontrò De Niro

De Niro ha ricordato il loro primo incontro, poco prima dell’uscita di Il padrino – Parte II. Bertolucci gli mostrò la sceneggiatura di Novecento e gli propose subito il ruolo di Alfredo. L’attore, già fan del regista grazie a film come Il conformista e Ultimo tango a Parigi, accettò con entusiasmo. Tra i due nacque subito un rapporto fatto di ammirazione e rispetto. De Niro ha scherzato definendo Bertolucci “very simpatico”, una delle poche espressioni italiane usate durante la serata. Nonostante le differenze nei modi di lavorare e nelle radici culturali, il loro legame si consolidò attorno a un’idea condivisa di cinema e impegno politico. Quell’incontro diede vita a uno dei progetti più ambiziosi e poetici di quegli anni.

Otto mesi in Emilia: un set internazionale e un caleidoscopio di lingue

Le riprese di Novecento si svolsero soprattutto in Emilia, con De Niro che rimase in Italia per otto, forse dieci mesi. Il cast era un mosaico di talenti da tutto il mondo: Gérard Depardieu, Burt Lancaster, Sterling Hayden, Donald Sutherland, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Alida Valli, Laura Betti, Romolo Valli. Ognuno parlava la propria lingua, creando un mix a tratti caotico ma ricco di scambi e stimoli. De Niro ha raccontato quanto fosse complicato capirsi e farsi capire, imparando l’italiano “sul campo”. Ma questa difficoltà non fu un ostacolo, anzi: fu parte di quella magia che rese il film unico. La convivenza di culture e lingue diverse trasformò le riprese in un’esperienza intensa, un momento di vera creatività condivisa che ha lasciato il segno.

Bertolucci e il suo metodo: la scena degli anziani e il rigore poetico

Uno degli episodi più curiosi emersi dalla serata riguarda la scena in cui Alfredo e Olmo appaiono anziani. Bertolucci decise di girarla il primo giorno, una scelta che sorprese De Niro. Abituato a una narrazione più lineare, trovò quel modo “folle” e diverso dal suo. Ma il regista volle rifare la stessa scena mesi dopo, quando gli attori avevano attraversato tutto l’arco dei personaggi. De Niro ha definito Bertolucci “un poeta” del cinema, un artista con un metodo a volte misterioso, ma sempre rigoroso. Questo approccio ha reso Novecento un’opera monumentale, stimolante, e ancora oggi l’attore è orgoglioso di averne fatto parte.

Tra una scena e l’altra, i sapori dell’Emilia: la cucina come collante

Tra i ricordi più vividi, De Niro ha raccontato con piacere delle trattorie tra Parma e Reggio Emilia, dove Bertolucci amava portare cast e troupe. Locali semplici, pieni di piatti tradizionali emiliani. De Niro ha definito quelle cene “probabilmente la migliore esperienza gastronomica della mia carriera”. Questi momenti di convivialità erano più di una pausa: aiutavano a superare barriere linguistiche e culturali, creando una coesione forte tra il gruppo internazionale. Cinquant’anni dopo, quei sapori e quelle serate restano impressi nella memoria dell’attore come un tassello fondamentale della magia sul set.

Novecento tra fascismo, lotta di classe e impegno civile

Il discorso si è fatto più serio parlando del cuore politico di Novecento. Il film racconta la dura realtà della classe contadina e la salita del fascismo in Italia, una testimonianza chiara e schierata. De Niro ha detto di non conoscere nel dettaglio le idee politiche di Bertolucci, ma di aver sempre colto la sua posizione “dalla parte della gente”. Attraverso una narrazione intensa, il regista ha voluto mostrare le ingiustizie di quel tempo e lanciare un appello a giustizia e solidarietà. Per De Niro, Novecento mantiene ancora oggi la sua forza, restituendo un pezzo importante della storia italiana e sottolineando il valore dell’arte impegnata.

De Niro e Scorsese: un sodalizio che dura da mezzo secolo

Nel breve excursus sulla sua carriera, De Niro ha sottolineato il rapporto speciale con Martin Scorsese, una collaborazione che dura da oltre cinquant’anni. Da Mean Streets a Taxi Driver, da Raging Bull a Quei bravi ragazzi, fino a The Irishman e Killers of the Flower Moon, insieme hanno firmato decine di capolavori. Nonostante l’età e i tanti successi, De Niro non vuole fermarsi: è pronto a girare ancora, soprattutto con Scorsese. Un’intesa che rappresenta un modello di passione e dedizione, un esempio per attori e registi di tutto il mondo.

Ricordi, colleghi e la verità sulla scena cult con Al Pacino in Heat

De Niro ha dedicato spazio ai ricordi dei colleghi e registi con cui ha lavorato, citando nomi come Joe Pesci, Al Pacino, Meryl Streep, Michael Cimino, Scorsese e Donald Sutherland. Li ha descritti come “fantastici” e “grandi”, con la semplicità di chi conosce il valore della professionalità. Ha raccontato anche di Sergio Leone, definendolo “un uomo con un grandissimo senso dell’umorismo”, una persona semplice dietro la fama. Sulla celebre scena al ristorante con Pacino in Heat – La sfida, ha sfatato la leggenda dell’improvvisazione, spiegando che Michael Mann lavorava su sceneggiature molto precise. Il successo di quella sequenza nasce dalla scrittura attenta e dall’alchimia tra due giganti del cinema.

Un messaggio per i giovani e l’impegno per la cultura italiana

Prima di concludere, De Niro si è rivolto ai tanti giovani presenti e al lavoro della Fondazione Piccolo America, che tutela gli spazi culturali. Ha lanciato un invito chiaro: fidarsi del proprio istinto, prendere posizione quando qualcosa non va, sostenere ciò che è giusto e autentico, soprattutto in tempi difficili. Un appello che ha fatto da filo rosso alla serata, collegando passato e presente. Salutando la piazza, De Niro ha chiuso con un caloroso «God bless Italy!», suggellando una serata ricca di ricordi, emozioni e passione per il cinema.

Redazione

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