Davanti agli occhi dei visitatori, “La Stanza dei Verticali” si trasforma sotto i ferri del restauro, un evento che al MAXXI di Roma non capita tutti i giorni. L’installazione di Remo Salvadori, con le sue superfici di rame e acciaio intrecciate nel tempo, prende nuova forma in un cantiere aperto, dove ogni gesto degli esperti è visibile e racconta una storia di cura e precisione. Il pubblico non assiste solo a un semplice intervento tecnico, ma a un dialogo diretto con l’arte e i suoi materiali, in un museo che ha scelto di togliere il velo dietro le quinte. L’opera, ormai parte integrante dello spazio, resterà esposta fino a metà luglio 2026, pronta a stupire con la sua rinnovata presenza.
Salvadori e la nascita de “La Stanza dei Verticali”
L’installazione nasce dalla mente di Remo Salvadori tra il 1995 e il 2000. Nato a Cerreto Guidi nel 1947 e scomparso recentemente a Milano nel 2026, lo scultore ha modellato quest’opera partendo dall’incontro di due materiali centrali nel suo lavoro: rame e acciaio. Undici elementi indipendenti ma collegati tra loro, con cinque lastre quadrate di rame che si alternano a tre lamine cilindriche e tre anelli in acciaio. Una composizione tutt’altro che casuale.
Il significato dietro la “stanza” è profondo e articolato: il gioco tra i due metalli rappresenta l’unione di opposti come maschile e femminile, forza e accoglienza, geometria e spiritualità. Salvadori ha trasformato in forma artistica il teorema di Pitagora, creando tensioni ed equilibri che danno vita a uno spazio di relazioni percepibili dallo spettatore. Il risultato è una scultura che parla di armonia nel contrasto, ma anche di un dinamismo sospeso.
Il MAXXI e il percorso di conservazione dell’opera
Nel 2012 il MAXXI ha acquisito l’opera, assumendosi il compito di conservarla e valorizzarla. Quest’anno segna una tappa importante grazie al progetto “In Restauro”, che apre al pubblico i cantieri in corso all’interno del museo. Un’iniziativa che mette in luce le competenze dei laboratori di restauro e offre una trasparenza rara nel mondo museale.
“La Stanza dei Verticali” è la protagonista del quarto appuntamento della serie, che coinvolge tutor e allievi dell’Istituto Centrale per il Restauro . Il cantiere si trova nel Corner D del MAXXI, dove visitatori e studiosi possono seguire da vicino ogni fase del trattamento conservativo, direttamente dove arte e scienza si incontrano.
Tra ossidazioni e puliture: le sfide del restauro
Il restauro si concentra sulle problematiche accumulate nel tempo, già visibili all’ingresso dell’opera nel museo. Rame e acciaio mostrano segni di degrado come ossidazioni, depositi e alterazioni superficiali che rischiano di compromettere sia l’estetica sia la struttura dell’installazione.
L’intervento procede con fasi di pulitura e consolidamento, rispettando la natura originale degli elementi e la storia che portano con sé. Non si tratta solo di riparare, ma di agire con delicatezza per salvaguardare il valore artistico e culturale. Gli allievi dell’ICR, guidati dai tutor, hanno approfondito tecniche specifiche per trattare i diversi componenti, creando un legame stretto tra formazione e lavoro pratico.
Restauro a porte aperte: il museo come laboratorio
L’accesso al cantiere è gratuito e aperto dal martedì al venerdì, dalle 11 alle 13 e dalle 14 alle 17. Dalla piazza del museo si può entrare e osservare i restauratori e gli studiosi al lavoro sui metalli. Questo approccio coinvolge direttamente il pubblico, che non si limita a guardare l’arte esposta, ma assiste al processo vivo della sua conservazione.
L’interesse dimostrato fin dai primi giorni conferma la curiosità di capire metodi, strumenti e sfide del restauro contemporaneo. Le indagini diagnostiche, i test preliminari e le operazioni manuali raccontano tutto il percorso che riporta l’opera a una stabilità duratura. Un esempio concreto di come arte, scienza e tecnica possano dialogare in un museo che si fa laboratorio.
Il progetto andrà avanti a Roma fino al 17 luglio 2026, proponendo un modello di cura e attenzione verso il patrimonio artistico che guarda all’opera non solo come testimonianza culturale, ma come materia viva da preservare con competenza e passione.
