Nel 2026, a Vicenza, si è spento Cleto Munari, un uomo che ha trasformato il volto dell’arte e dell’artigianato locale. Non un semplice mercante o committente, ma un artista autentico, un amico degli artisti e un instancabile promotore della creatività legata al saper fare manuale. Nato a Gorizia nel 1930, Munari ha scelto Vicenza come casa, e qui ha impresso un segno indelebile. Poco prima della sua scomparsa, tornava dalla Cina con l’architetto Luca Bezzetto, immerso nella creazione di una grande scultura e nel progetto di nuovi negozi pensati per diffondere la sua visione nel mondo. Vicenza, con la sua tradizione artigianale ancora viva, è stata il palcoscenico naturale delle sue opere: dagli arredi agli ornamenti in oro e argento, fino ad anelli, orologi, servizi da tè e caffè. Ogni pezzo un racconto unico, frutto di collaborazioni con designer e architetti di caratura internazionale.
L’incontro con Carlo Scarpa: la svolta che ha cambiato tutto
A quaranta anni, Munari ha avuto una svolta decisiva grazie all’incontro con Carlo Scarpa. Questo architetto, tra i più importanti del Novecento italiano, ha accettato dopo anni di lavorare con lui a un set di posate in argento in edizione limitata. Nel 1977 è arrivata la versione in oro, realizzata da Scarpa per sé stesso. Da quel momento è partita una lunga serie di collaborazioni con grandi nomi della creatività italiana: Michele De Lucchi, Alessandro Mendini, Paolo Portoghesi, Ettore Sottsass, Achille Castiglioni, Angelo Mangiarotti, Vico Magistretti e Mario Botta. Munari ha saputo intrecciare rapporti con questi progettisti, dando vita a oggetti che mescolavano rigore e originalità, eleganza e gioco. Pezzi che si distinguevano per l’innovazione formale e la qualità artigianale, frutto di talento e visione.
Oltre i confini italiani: collaborazioni internazionali e impatto culturale
Munari non si è fermato all’Italia. La sua voglia di sperimentare e dialogare con artisti di culture diverse lo ha portato a lavorare con nomi come Andy Warhol, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino e Sandro Chia. Insieme hanno creato tavoli, tappeti e gioielli d’autore che fondevano arte e design in modo originale. Munari ha spaziato anche nella letteratura, collaborando con scrittori di calibro mondiale, tra cui premi Nobel come Dario Fo, Toni Morrison, José Saramago e Saul Bellow. Con designer come Toyo Ito e Álvaro Siza ha dato vita a una linea unica di penne stilografiche. Questi progetti dimostrano come Munari abbia saputo rompere le barriere tra arti visive, architettura e scrittura, spingendo artisti e creativi verso una libertà espressiva rara, oltre le etichette dei movimenti più noti.
Francesca Valente, testimone di un’amicizia e collaborazione duratura
Nel 1980, durante un momento chiave della sua carriera, Munari ha incontrato Francesca Valente, allora neo-direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura a San Francisco. Da quel momento è nato un legame che è durato oltre quarant’anni, basato su stima reciproca e progetti importanti in musei come il MOCA di Los Angeles, il Toronto Design Exchange e sedi culturali italiane negli Stati Uniti. Il riconoscimento internazionale di Munari è arrivato anche grazie all’inserimento di molte sue opere in argento nella collezione permanente del Museum of Modern Art di New York. In Canada, la collaborazione con architetti di rilievo ha contribuito a far crescere la collezione Munari, simbolo di un dialogo vivo tra creatività artistica e maestria artigianale italiana e nordamericana, celebrato in una mostra di grande rilievo. La pubblicazione “Canadian Travellers in Italy” di Barry Callaghan racconta questa storia, sottolineando il legame tra architettura canadese e design italiano.
Il sogno di Vicenza: trasformare la città in un polo d’arte contemporanea
Negli ultimi anni, Munari ha investito molte energie per spingere Vicenza oltre il suo volto rinascimentale, immaginandola come una vetrina d’arte contemporanea. Con il supporto dell’Accademia Olimpica e un comitato ristretto, il progetto avrebbe reso omaggio a Palladio attraverso opere di artisti di fama mondiale come Tony Cragg, Jaume Plensa, Jan Fabre e Emilio Isgrò. Munari aveva chiesto ai suoi collaboratori di avviare contatti con queste personalità, proponendo un piano artistico senza precedenti in città. La maquette di una sua scultura in bronzo, dedicata ai “Quattro Libri” di Palladio, è già pronta per essere esposta e rappresenta il punto di partenza concreto del progetto. La speranza è che Vicenza accolga questa sfida innovativa, riconoscendo Munari come un protagonista capace di unire tradizione, modernità e sperimentazione artistica.
