
Il 2 giugno 2024, sulle frequenze di Sky Arte, prende vita un ritratto inedito di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Non solo il pittore del celebre “Quarto Stato”, ma un uomo complesso, attraversato da passioni e tormenti. Il documentario firmato da Francesco Fei non si limita a mostrare le sue opere; scava nelle pieghe di una vita segnata da luci e ombre, restituendo un’immagine intensa e intima. Tra colori vibranti e ambienti familiari, emergono testimonianze che raccontano un artista capace di emozionare, ma anche un’anima fragile, sospesa fino al tragico epilogo del 1907. A quasi un secolo dalla sua scomparsa, Pellizza torna a farsi sentire, con forza e delicatezza.
Un regista innamorato dei grandi maestri dell’Ottocento
Dopo il successo di “Segantini, ritorno alla natura” nel 2016, Francesco Fei torna a guardare all’Ottocento italiano, focalizzandosi su uno dei nomi più importanti del divisionismo. Pellizza da Volpedo, noto soprattutto per la scena potente e simbolica de Il Quarto Stato, è raccontato qui in modo più completo e umano. Scritto dallo stesso Fei insieme a Consuelo Moschella, il documentario non si limita a ripercorrere la carriera artistica, ma esplora anche i luoghi e le emozioni che hanno plasmato il pittore: dalla sua Volpedo agli ambienti che hanno influenzato la sua visione. È un pezzo importante per capire come un talento così ha saputo unire tecnica e passione.
Fabrizio Bentivoglio, voce e anima di Pellizza
A dare voce all’interiorità dell’artista c’è Fabrizio Bentivoglio, scelto come “coscienza narrante”. L’attore diventa quasi il doppio di Pellizza, portando in scena le sue battaglie interiori e i pensieri più nascosti. Questa scelta rende il racconto più umano e coinvolgente, trascinando lo spettatore oltre la semplice osservazione delle opere. La narrazione si immerge nella mente di un uomo che, nel 1907, scelse di togliersi la vita. Un gesto estremo che segue anni di sofferenza, soprattutto per la perdita della moglie, un dolore silenzioso che si riflette anche nei suoi quadri, pieni di delicatezza e forza cromatica. Le immagini alternate a scene ispirate ai colori e alle forme di Pellizza regalano un’esperienza visiva che va ben oltre il classico documentario storico.
Un lavoro di squadra per scoprire l’uomo dietro il pittore
Il valore del film non sta solo nella qualità delle immagini o nella trama drammatica. Fondamentale è stata la collaborazione con Aurora Scotti, una delle maggiori esperte dell’opera di Pellizza da Volpedo. Grazie al suo lavoro e all’Associazione Pellizza da Volpedo, che da tempo custodisce e promuove l’eredità culturale dell’artista, il documentario può contare su materiali inediti. Documenti, fotografie e opere poco conosciute si affiancano ai lavori più celebri, offrendo un ritratto sfaccettato del pittore. Così si supera il ritratto un po’ scontato e si mettono a fuoco aspetti meno noti, ma fondamentali per capire la complessità di Pellizza e della sua arte.
Un’occasione per riscoprire un protagonista dell’arte italiana
Il documentario è una tappa importante per la storia dell’arte italiana. Rende accessibile a un pubblico più vasto la figura di Pellizza da Volpedo, andando oltre il cerchio ristretto degli esperti. La messa in onda su Sky Arte il 2 giugno 2024 diventa un’occasione per riflettere sul ruolo dell’arte come specchio del suo tempo e sulla dimensione umana degli artisti, spesso dimenticata. Scoprire opere meno note e dettagli della sua vita rende il racconto vivo e necessario. Così, la storia di Pellizza non è più solo quella di un pittore divisionista con un capolavoro alle spalle, ma quella di un uomo e di un artista capace di raccontare con originalità la sua sensibilità e il suo tempo.
