
Il Trentino-Alto Adige non è solo montagne e mucche al pascolo. Dietro quel paesaggio da cartolina si nasconde un fermento creativo che pochi conoscono davvero. A Milano, una mostra raccoglie 110 pezzi che raccontano un viaggio tra artigianato e design contemporaneo, dove tradizione e innovazione si intrecciano. Oggetti che sfidano gli stereotipi, dando voce a un territorio che parla anche di sperimentazione, di mani esperte e di uno sguardo al futuro, senza mai perdere il legame con la propria identità alpina.
Sciscioré: la mappatura del design tra Alto Adige e Trentino
Dietro a questa raccolta c’è Sciscioré, un progetto curato da Anna Quinz, una delle voci più autorevoli del panorama culturale altoatesino. L’obiettivo? Sfidare il solito cliché del design locale fatto solo di elementi folkloristici come i pastori o i classici angioletti di ceramica. L’iniziativa è partita nel 2025 con una prima selezione di 24 pezzi presentati a Edit Napoli e si è poi ampliata fino a raccogliere oltre 110 oggetti esposti all’ADI Design Museum di Milano. Il fine è chiaro: offrire un’immagine autentica e contemporanea del design montano, mostrando la varietà delle competenze e la freschezza delle idee dei creativi del territorio.
Il nome Sciscioré arriva dal ladino, la lingua tradizionale della Val Badia, e indica il “gioco delle biglie”. Un gioco che diventa metafora e metodo di lavoro: un approccio leggero, informale e creativo che accomuna i designer coinvolti. Alcuni creano veri e propri giocattoli, altri adottano una filosofia ludica nel loro modo di progettare. Questo filo rosso del gioco attraversa materiali e tecniche diverse, dall’oggetto artigianale all’arredo innovativo, mettendo in mostra una produzione mai scontata né ripetitiva.
Il gioco, cuore storico e motore creativo della cultura alpina
Il gioco non è solo un tema estetico: ha radici profonde nella storia economica e culturale del Trentino-Alto Adige. Prima del boom turistico, le comunità montane vivevano anche grazie alla produzione artigianale di giocattoli. Nei lunghi inverni, quando i campi restavano a riposo, le famiglie si dedicavano alla realizzazione di bambole, cavalli a dondolo e piccoli oggetti in legno, poi venduti tramite commercianti ambulanti. Una forma di design primordiale, radicata nella tradizione ma con un’importante valenza commerciale.
Un precursore di questa visione fu Fortunato Depero, nato in Val di Non, che con la sua estetica futurista esaltò il gioco come motore di immaginazione e creatività. Depero trasformava forme semplici, colori vivaci e assemblaggi giocosi in un linguaggio che ha segnato molte generazioni di designer, portando avanti l’idea che progettare è, in fondo, un gioco serio. Un esempio moderno di questa eredità è Martino Gamper, con la sua serie “100 Chairs in 100 Days”, un continuo rimontare e reinventare che dà vita a oggetti pieni di sperimentazione e personalità.
Tra tradizione e avanguardia: il racconto della mostra
La mostra si snoda in dieci sezioni, tutte legate al mondo del gioco e dell’infanzia. Si possono ammirare maschere scultoree come quella da Krampus di Luca Pojer, classe 1993, o le bamboline in legno di pino cembro di Judith Sotriffer, l’ultima artigiana che porta avanti la tradizione dei giocattoli in Val Gardena. Questi pezzi raccontano il legame con il folklore locale e la manualità del territorio.
Accanto a questi, spiccano opere di spessore appartenenti alle avanguardie del secondo Novecento: il divano Rumble dell’“anarchitetto” Gianni Pettena, disegnato nel 1967, o la lampada Tahiti firmata da Ettore Sottsass Jr. per il movimento Memphis. Non mancano poi grandi classici del design italiano, come la lampada Gatto di Achille e Pier Giacomo Castiglioni, legata alla stagione innovativa di Flos a Merano, dove si sperimentò il materiale cocoon ideato da Artur Eisenkel.
Tra i pezzi più importanti ci sono anche quelli premiati con il Compasso d’Oro, come lo scarpone da sci Masterlite di MM Design per Garmont, che sottolinea il legame con gli sport invernali della zona. La mostra include anche creazioni contemporanee, dall’inglese Luca Boscardin, che gioca con la sperimentazione, agli arredi pensati per camerette che crescono con i bambini, firmati Das ganze Leben. Questa varietà dimostra come il Trentino-Alto Adige sia oggi un laboratorio creativo vivo, capace di mettere insieme tradizione, ricerca e mestiere in un design complesso e raffinato.
La mostra milanese aggiorna così la narrazione su questa terra alpina, andando oltre i soliti stereotipi e mostrando un design che respira l’aria delle montagne ma guarda al futuro con uno sguardo fresco, originale e giocoso.
