A Sorgenfri Torv, un angolo tranquillo nella cintura suburbana di Copenaghen, l’atmosfera si è trasformata. Non è più solo un luogo di boschi e negozi silenziosi: fino al 27 giugno 2026, l’aria è piena di suoni, voci e rumori che si intrecciano ovunque, in strada come negli spazi privati. Un festival che sfida le convenzioni, mescolando arte e città in modo inedito. Un richiamo a guardare con occhi diversi gli angoli familiari della nostra vita quotidiana.
Sorgenfri Torv, piccolo centro immerso nella natura ma a due passi da Copenaghen, ospita il festival Nine Days of Green. L’iniziativa nasce da Sonic Museion, il Museo di Arte Sonora di Copenaghen, che cerca nuove strade per mettere in dialogo arte e comunità. Quella che di solito è una zona fatta di caffè e negozi tranquilli si trasforma in un palcoscenico dove l’arte si ascolta e si vive insieme.
Gli organizzatori hanno scelto di animare diversi luoghi: dalla piazza principale all’ex biblioteca, passando per negozi vuoti e la storica libreria Greens Boghandel. Così nasce un ecosistema sonoro temporaneo, un modo nuovo di rigenerare culturalmente il quartiere. L’obiettivo è coinvolgere chi abita e frequenta il posto in un’esperienza che moltiplica incontri e riflessioni.
Dietro il progetto c’è un team guidato da Morten Søndergaard, Habiba Sallam e Daniela Merediz. Nine Days of Green costruisce un ponte fra passato e futuro, scavando nel vissuto urbano e proponendo una nuova lettura del quotidiano, fatta di gesti semplici come camminare, parlare e soprattutto ascoltare.
Il cuore del festival è la “sound library,” una biblioteca sonora che stravolge l’idea tradizionale di biblioteca come custode di libri. Qui si trovano postazioni d’ascolto, archivi sonori, grammofoni e cuffie distribuiti in spazi pubblici e privati, creando una rete accessibile e diffusa.
Un esempio chiave è “Look, I Am Listening,” allestito in un negozio vuoto del quartiere. Invitare i visitatori a sedersi e ascoltare con attenzione diventa quasi un gesto istituzionale, una proposta per una futura istituzione dedicata all’arte sonora.
A completare l’esperienza, la radio The Sound Library on Air 98.0 FM trasmette in diretta tutto quello che succede durante il festival. Conversazioni, suoni ambientali e performance escono così dai confini fisici della piazza, estendendo la memoria sonora del quartiere e creando un archivio vivo e collettivo.
Nine Days of Green non è solo un festival da ascoltare, ma un vero e proprio laboratorio culturale. Ogni giorno si susseguono assemblee, concerti dal vivo, workshop, passeggiate sonore e incontri pubblici. Tutto ruota attorno all’idea di trasformare il semplice muoversi o incontrarsi in un momento di partecipazione attiva.
Tra gli artisti in programma spiccano Mogens Jacobsen, Frank Ekeberg, HC Gilje e Jana Winderen, protagonisti di concerti e serate DJ Relay. I workshop e le escursioni, guidati da esperti come Anna Nacher, Lílian Campesato, Robertina Šebjanič e Leena Lee, offrono un’immersione sensoriale profonda, mettendo in luce nuovi legami tra ambiente e paesaggio sonoro.
Non mancano i simposi, che esplorano le connessioni tra arte, natura, archivi e il futuro dei musei. Nel frattempo, le opere commissionate per Sorgenfri coinvolgono artisti come Antye Greie-Ripatti, Carl Michael von Hausswolff, Luz María Sánchez, Maia Urstad, Nina Helledie e Tilda Zsemberovszky. Il risultato è un paesaggio sonoro in continuo mutamento, che mette in discussione i modi tradizionali di fruire l’arte e intreccia suoni e vita urbana.
L’avvio del festival coincide con il settantesimo compleanno della piazza, un’occasione simbolica per rilanciare l’identità culturale del quartiere. Nine Days of Green anticipa un dibattito più ampio sulle istituzioni museali del futuro, viste come luoghi che nascono dalla vita quotidiana, dall’ascolto e dal legame con la comunità.
Il progetto, che durerà fino a fine giugno 2026, apre nuove strade per la cultura nelle periferie urbane. Sorge così un laboratorio di pratiche collettive dove il suono diventa strumento di coesione e rinascita sociale. Un esperimento che va oltre l’idea tradizionale di museo, aprendosi a forme più fluide e partecipate, in cui l’arte incontra la realtà dei cittadini in modo del tutto nuovo.
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