
Quando il Cimitero delle Fontanelle ha chiuso, nel cuore del Rione Sanità, molti temevano che sarebbe rimasto un luogo dimenticato. Invece, con la primavera alle porte, quel pezzo di Napoli riapre, pronto a raccontare ancora una volta le sue storie. Non è solo un ossario, ma un vero e proprio scrigno di memoria popolare, un crocevia dove si incontrano tradizione, fede e il desiderio di restituire vigore a un quartiere troppo spesso trascurato.
Da cava a simbolo di fede e storia nel cuore di Napoli
Il Cimitero delle Fontanelle nasce come cava di tufo, la pietra vulcanica che ha costruito Napoli. Ma la sua storia cambia radicalmente nel corso dei secoli. Nel Seicento, la terribile pestilenza del 1656, che falciò oltre 250mila vite, trasformò la cava in una tomba collettiva per chi non trovava più spazio nelle chiese affollate.
Con il passare del tempo, terremoti, carestie e le eruzioni del Vesuvio segnarono ulteriormente il sito, che divenne uno degli ossari più importanti della città. Nel XIX secolo, con l’editto di Saint-Cloud che obbligava a seppellire i morti fuori dai centri abitati, il luogo venne sistematizzato nel 1872 da Don Gaetano Barbati. Le ossa furono divise in tre navate: quella dei “preti”, degli “appestati” e degli “scugnizzi” o “pezzentelli”. Da qui nasce il culto delle anime pezzentelle, una tradizione unica che mescola sacro e folklore, un dialogo tra i vivi e quei “morti senza nome”.
Il rapporto tra la città e questo luogo si interruppe nel 1969, quando la Chiesa decise di chiuderlo per fermare pratiche considerate superstiziose. Da allora è caduto in abbandono, fino agli ultimi interventi di messa in sicurezza che hanno aperto la strada a un nuovo inizio.
Rilanciare il Rione Sanità con un progetto condiviso
La riapertura del cimitero fa parte di un più ampio progetto di recupero culturale e sociale del Rione Sanità, un quartiere con tante difficoltà ma anche ricco di potenzialità. La cooperativa La Paranza, nata proprio qui nel 2006, ha raccolto la sfida di valorizzare il patrimonio locale con una gestione partecipata, facendo della comunità il vero custode del luogo e delle sue tradizioni.
Il progetto ha ricevuto investimenti importanti: circa 640mila euro da privati, più 200mila euro dai fondi pubblici del Comune di Napoli. Fondazioni come Con il Sud e San Gennaro hanno dato il loro sostegno, mentre il piano G124 di Renzo Piano ha coinvolto giovani architetti dell’Università Federico II, creando un ponte con il mondo accademico.
L’obiettivo è trovare un equilibrio tra tutela del sito e sviluppo urbano contemporaneo. Non si vuole solo riaprire le porte, ma restituire al cimitero un ruolo vivo, non più solo monumento, ma punto di riferimento per la comunità e la città.
Un luogo di memoria aperto a napoletani e turisti
Dopo una lunga fase di lavori, il Cimitero delle Fontanelle è pronto ad accogliere visitatori e residenti. Si punta a una gestione stabile, per evitare le chiusure che negli ultimi decenni ne hanno limitato la fruizione.
Questo ossario non è solo un sito storico o un’attrazione culturale. È un pezzo pulsante dell’identità napoletana, dove passato e presente si incontrano. Le “anime pezzentelle” continuano a parlare con la città, intrecciando morte e vita, destino personale e collettivo. Allo stesso tempo, il cimitero si inserisce nel tessuto urbano rinnovato, contribuendo a riqualificare l’area con un’offerta culturale e sociale sostenibile.
Via Fontanelle 80 torna così a essere un indirizzo importante, capace di raccontare storie antiche ma anche di diventare luogo di aggregazione e promozione del patrimonio locale. Un esempio concreto di come istituzioni e realtà civiche possano lavorare insieme per custodire e animare un patrimonio fragile ma prezioso.
