
La fiera Più libri più liberi spegne 25 candeline, ma questa volta lo fa con un volto del tutto nuovo. Dopo mesi di dubbi e qualche critica, l’evento si presenta trasformato, quasi a voler scrollarsi di dosso la polvere degli anni passati. Non è più solo una semplice fiera: è un tentativo deciso di dare fiato alle piccole e medie case editrici, di offrire loro spazi e modi inediti per farsi vedere e ascoltare. Non si tratta solo di riorganizzare gli stand o ridisegnare gli ambienti, ma di rivoluzionare il modo stesso di gestire e sostenere chi, spesso, resta ai margini del grande mercato editoriale.
Nuovo team ai comandi: una fiera che cambia passo
Per questa edizione così speciale, il coordinamento è stato affidato a Paolo Di Paolo, che guida una squadra di curatori chiamata a portare idee fresche e nuova energia. Al suo fianco nomi importanti come Nadeesha Uyangoda, Licia Troisi e Giorgio Zanchini, tutti al lavoro per ridisegnare il progetto culturale e strategico dell’evento. L’obiettivo è mettere davvero al centro le case editrici, riconosciute come protagoniste principali. Si punta a creare un’esperienza che vada oltre il semplice allestimento degli stand, favorendo una partecipazione aperta e condivisa, capace di coinvolgere editori, lettori e addetti ai lavori con formule innovative.
Questo nuovo modo di governare la fiera vuole superare vecchie tensioni e rispondere ai profondi cambiamenti del mercato editoriale, dando un supporto concreto alle realtà indipendenti che spesso faticano a farsi spazio nei circuiti più grandi. Il ruolo del team curatoriale è centrale: selezionare e sostenere chi partecipa, con attenzione a valorizzare la varietà e la qualità delle proposte editoriali.
Spazi ripensati per dare più visibilità, meno stand per una fiera più selettiva
Uno dei nodi della trasformazione riguarda proprio gli spazi espositivi. L’idea è quella di garantire a ogni editore non solo un posto fisico, ma uno spazio vero dove emergere, farsi notare dal pubblico e dagli operatori. Per questo gli stand sono stati riprogettati per essere più funzionali e distribuiti in modo più equilibrato, evitando che qualcuno resti in ombra o venga marginalizzato.
Questa scelta però porta a una conseguenza inevitabile: meno stand totali rispetto al passato. Non si tratta di un taglio casuale, ma di una misura pensata per privilegiare la qualità rispetto alla quantità. I criteri di ammissione sono stati aggiornati per riflettere l’evoluzione che l’editoria indipendente ha vissuto in questi 25 anni. Si cerca di valorizzare chi propone contenuti validi e originali, pronto a mettersi in gioco con consapevolezza e rappresentatività.
Le case editrici indipendenti al centro del nuovo progetto
Non è solo una frase di circostanza: l’attenzione verso gli editori indipendenti si traduce in scelte concrete nell’organizzazione della fiera. Negli ultimi decenni, queste realtà hanno affrontato profonde trasformazioni, tra sfide digitali, cambiamenti nelle abitudini di lettura e una concorrenza sempre più agguerrita. Per questo Più libri più liberi vuole essere un’occasione per rilanciare e consolidare chi lavora con passione e innovazione nel settore.
Nella nuova struttura dell’evento, chi lo guida lavora fianco a fianco con gli editori per trovare un equilibrio tra tradizione e sperimentazione, riconoscendo il ruolo fondamentale che questi soggetti hanno. L’obiettivo è far emergere le peculiarità di ogni casa editrice, attirare l’attenzione di un pubblico attento e costruire rapporti diretti con lettori e operatori culturali. La centralità delle piccole e medie realtà è il filo conduttore che segna questa svolta e ne fa la vera novità rispetto al passato.
Una fiera che cambia con l’editoria italiana, 25 anni di trasformazioni
Dalla prima edizione a oggi, sono passati 25 anni in cui il mondo dell’editoria è cambiato profondamente. Numeri, tendenze, modi di produrre e distribuire libri si sono rivoluzionati. Anche la fiera ha dovuto rinnovarsi per restare un punto di riferimento culturale e commerciale.
Ridurre il numero di stand e rivedere le regole di ammissione non è solo una questione di spazio, ma un cambio di filosofia: una fiera più selettiva, consapevole delle sfide di oggi, ma pronta a sperimentare nuove forme di coinvolgimento e visibilità. Così Più libri più liberi si conferma come una piattaforma che racconta lo spirito e le difficoltà dell’editoria indipendente italiana.
Le novità annunciate mostrano come la fiera voglia rispecchiare le trasformazioni dell’industria culturale, mantenendo un ruolo centrale nel panorama nazionale e favorendo un confronto autentico tra editori e lettori. L’evoluzione in corso punta a garantire uno spazio culturale dinamico, non una semplice vetrina, ma un’occasione di crescita e dialogo per tutti i protagonisti.
