
Le gallerie d’arte di Roma hanno spalancato le porte per un weekend speciale, segnando la terza edizione del Roma Gallery Weekend. Tra conferme solide e qualche imprevisto, si è respirata un’aria di fermento e voglia di fare rete. Collezionisti, curatori e appassionati hanno affollato gli spazi, trasformando la capitale in un crocevia d’arte contemporanea. È una sfida, certo, quella di far emergere Roma come protagonista nel panorama artistico internazionale. Ma la determinazione delle gallerie è chiara: non più singole realtà isolate, ma una comunità che vuole farsi sentire, ambiziosa e pronta a crescere, ispirandosi a modelli europei già affermati come Berlino e Zurigo.
Un’associazione per dare una struttura solida al progetto
Questa edizione ha segnato un passo avanti importante con la nascita di un’associazione che riunisce circa trenta gallerie della città. Non si tratta solo di coordinare gli sforzi, ma di avere una vera e propria struttura con personalità giuridica, organi decisionali propri e un conto corrente dedicato. Un salto di qualità che spezza con l’abitudine a un certo isolamento e alla competizione interna, dimostrando maturità e impegno condiviso. L’obiettivo è trasformare un evento nato come esperimento in un appuntamento fisso e riconosciuto nel calendario culturale romano. Il modello ha già attirato l’attenzione di realtà come Napoli, che guarda a Roma come esempio da seguire.
Le gallerie hanno lavorato insieme per costruire un programma ricco, che ha spaziato dalle aperture straordinarie agli incontri con collezionisti e curatori, passando per visite guidate e performance. Il programma VIP ha offerto momenti riservati, tra colazioni e appuntamenti esclusivi, per rafforzare le relazioni professionali e culturali della scena romana. Questa strategia ha portato a una partecipazione qualificata, anche da fuori città, alimentando un dialogo che supera i confini locali.
Logistica da migliorare per una città difficile da girare
Non mancano però le criticità, soprattutto sul fronte logistico. Roma è una città grande e complicata da muovere con i mezzi pubblici: il sistema non è efficiente, le linee non coprono bene il territorio e spostarsi spesso è un problema, aggravato dal costo elevato dei taxi rispetto ad altre capitali europee. Per molti visitatori, in particolare i collezionisti stranieri, questo ha rappresentato un ostacolo nel visitare tutte le gallerie senza interruzioni.
La bicicletta si è dimostrata un mezzo utile per muoversi più rapidamente e senza vincoli. Ma per rendere la mobilità più sostenibile e agevole servirebbe integrare l’evento con servizi di bike-sharing o collaborazioni con piattaforme come Uber. Questi strumenti potrebbero aiutare a raggiungere anche le gallerie più lontane, permettendo a un pubblico più ampio e variegato di visitare l’intero circuito, un passo fondamentale per consolidare la crescita e aumentare il coinvolgimento.
Il maltempo ha reso più complicata la fruizione di alcune attività all’aperto, ma la cornice unica di Roma, con il suo patrimonio storico e urbano, ha attenuato i disagi. Le passeggiate tra le gallerie, immerse in quartieri ricchi di fascino e storia, restano uno dei punti di forza del format e un motivo in più per puntare su una mobilità più intelligente e fluida.
I rapporti con le istituzioni restano un nodo cruciale
Un punto ancora delicato è il rapporto con le istituzioni culturali della città. Comune e grandi musei come Macro e Maxxi non sembrano ancora coinvolti in modo attivo o pronti a valorizzare appieno il Roma Gallery Weekend. Questa mancanza di sostegno istituzionale limita le potenzialità dell’evento e lo mette indietro rispetto a città europee e internazionali dove manifestazioni simili sono parte integrante del tessuto culturale.
Un altro tema aperto riguarda il periodo scelto: maggio. Questo mese presenta alcune difficoltà, tra cui la sovrapposizione con altri eventi culturali internazionali che già attirano visitatori e operatori, e l’alto costo degli alberghi. Inoltre, molti collezionisti e curatori stranieri sono impegnati in rassegne come la Biennale di Venezia o il Salone del Mobile nelle settimane precedenti, rendendo più complicato coinvolgerli subito dopo. L’affluenza è stata comunque buona, ma c’è spazio per migliorare e ampliare la partecipazione.
Le dieci mostre da non perdere del Roma Gallery Weekend
Ma al di là delle questioni organizzative, ciò che conta davvero sono le opere in mostra. La qualità delle proposte artistiche è cresciuta, confermando la primavera romana come un momento chiave per l’arte contemporanea locale. Su 33 mostre presentate, ne abbiamo visitate 28, tra cui alcune davvero notevoli per originalità e forza espressiva.
Da segnalare l’installazione di Petra Feriancová alla Gilda Lavia, che ha trasformato la galleria in uno scavo archeologico con passerelle in legno e lastre di marmo incise, un omaggio poetico e profondo alla stratificazione storica di Roma.
Alla galleria Monitor, Elisa Montessori ha festeggiato i suoi 95 anni con una mostra centrata su un libro d’artista unico, frutto di un legame decennale con la galleria.
Cantadora ha presentato un dialogo intenso tra Gerson Vargas e María Leguizamo, che raccontano le metropoli colombiane Bogotà e Cali attraverso disegni e sculture cariche di tensioni sociali.
Ada Floralia ha ospitato Diego Gualandris, lombardo di nascita e romano d’adozione, con opere dal forte impatto emotivo, riconosciute dalla critica nazionale.
Ex Elettrofonica ha proposto un progetto collettivo di quattro artisti, tra cui Mazzi, Polidoro e Salini, attorno al tema del paravento come oggetto d’arte e complemento d’arredo, richiamando una lunga tradizione iconografica.
Unosunove ha puntato su Sergio Lombardo con una selezione di lavori recenti che rilanciano la carriera dell’artista ottantaduenne, noto per le sue opere rivoluzionarie degli anni Ottanta.
Galleria Continua ha presentato Carlos Garaicoa con disegni e un’installazione ambientale dedicata alla città di Roma e ispirata a Piranesi, maestro dell’incisione.
Al La Nuova Pesa, Francesca Cornacchini ha mostrato una serie fotografica inquietante, nata dall’esperienza in galleria, con opere realizzate usando fuochi d’artificio su tele che sembrano pitture tradizionali.
Tornabuoni Arte ha messo in scena “Passo a Due”, mostra di livello museale che accosta opere storiche di Fontana, Scheggi, Turcato, Accardi, Burri e Afro, creando un dialogo epistolare tra le coppie di lavori.
Infine, Amanita ha ospitato Francesco Cima con dipinti a olio che rappresentano il sole in posizioni insolite, creando atmosfere intense in una galleria ormai punto di riferimento nel circuito romano.
Questa terza edizione ha confermato che il Roma Gallery Weekend è un terreno fertile per l’arte contemporanea, con margini di crescita e consolidamento nonostante le difficoltà ancora da superare.
