
«Non c’è, non si trova, non esiste»: è questo il triste mantra che emerge da un’indagine recente su 100 festival musicali italiani. Il problema? Non solo rampe o scalini, ma soprattutto la mancanza di informazioni chiare e accessibili online. Senza dettagli precisi sulle condizioni di accesso, molte persone con disabilità si fermano prima ancora di tentare, rinunciando al biglietto e all’esperienza. Un muro invisibile, fatto di silenzi e vuoti digitali, che esclude una parte significativa del pubblico e spegne la partecipazione culturale ancor prima che inizi.
Accessibilità digitale: il primo scoglio per chi vuole partecipare
Oggi, parlare di accessibilità significa capire che arrivare al concerto è solo l’ultimo passo. Prima, chi ha una disabilità deve valutare con attenzione se potrà vivere l’esperienza senza intoppi: rampe, servizi, la possibilità di portare con sé ausili o farmaci. Il report di Lato A si ispira all’idea dell’organizzazione britannica Attitude is Everything: “l’accessibilità comincia online”. Un concetto che fa rizzare le antenne, visto che oltre la metà dei festival non dedica nemmeno una pagina sul proprio sito a questo tema. Così, chi ha bisogno di informazioni è costretto a cercare un contatto diretto, ma nel 71% dei casi non c’è nemmeno un indirizzo e-mail dedicato. Il risultato? Incertezze che scoraggiano prima ancora di varcare il cancello dell’evento.
Per chi convive con una disabilità, il tempo per organizzarsi non è mai abbastanza. Ogni uscita richiede verifiche precise, sia sul piano logistico che sanitario. L’assenza di risposte rapide diventa una barriera invisibile, un ostacolo che la comunicazione trasparente dovrebbe invece aiutare a superare.
Lato A in campo: dati e voci dal cuore dei festival
Il gruppo Lato A, formato da attiviste, esperte di accessibilità e persone con disabilità, ha condotto una ricerca approfondita su 100 festival distribuiti su tutto il territorio nazionale. Gli eventi analizzati durano in media quattro giorni, offrendo uno sguardo ampio sulla realtà culturale italiana dal vivo.
Lo studio unisce numeri ufficiali e testimonianze raccolte sul campo, durante un percorso formativo dedicato. Così si sono messe a fuoco non solo le carenze strutturali, ma anche le difficoltà quotidiane che si incontrano solo per ottenere informazioni essenziali. L’attenzione non si è fermata alle barriere fisiche, ma ha esplorato anche gli ostacoli comunicativi, i tempi di risposta troppo lunghi e le richieste burocratiche spesso eccessive.
Le falle nella comunicazione che tengono lontani i partecipanti
I dati parlano chiaro: il problema parte già dalla prima fase di contatto. Il 51% dei festival non dedica una pagina chiara e visibile all’accessibilità sul proprio sito. Così le informazioni si perdono o diventano difficili da trovare.
Quando online non si trova nulla, resta solo il contatto diretto, ma il 71% degli eventi non offre un indirizzo e-mail specifico. Chi prova a chiamare spesso si scontra con risposte lente o inesistenti. E la trasparenza è un miraggio: nell’89% dei casi non si fa menzione di toilette accessibili, indispensabili per chi si muove con difficoltà, mentre il 96% non chiarisce se è permesso portare dispositivi medici o farmaci personali, e in qualche caso li vieta apertamente.
Un paradosso che pesa soprattutto sul tempo: chi ha disabilità deve pianificare con largo anticipo viaggio, alloggio e servizi. Eppure, le informazioni arrivano spesso all’ultimo minuto, talvolta solo il giorno prima o durante l’evento. Non è solo una questione di servizi sanitari o accessi: il 87% dei festival non fornisce dettagli sul cibo, un problema serio visto che l’80% degli eventi si svolge all’aperto e tante persone devono gestire allergie o diete particolari.
Un altro nodo riguarda la privacy: un quarto dei festival chiede moduli medici con dati e diagnosi inutili, violando il regolamento europeo GDPR sulla protezione dei dati personali.
Accessibilità non come optional, ma come punto di partenza
L’accessibilità non può essere un’aggiunta improvvisata. Quando viene trattata come un ripiego, si rischia una serie di soluzioni incomplete e inefficaci. Il report di Caratteri Cubitali sottolinea che l’inclusione va pensata fin dall’inizio, nel progetto e nel budget, con risorse dedicate e un metodo strutturato.
La legge è chiara: con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act a giugno 2025, siti e app per la prevendita dei biglietti devono essere accessibili. Significa fornire informazioni aggiornate e comprensibili, così da permettere a tutti di scegliere con sicurezza.
Non è solo un obbligo normativo: progettare eventi accessibili è un dovere per garantire pari opportunità di partecipazione culturale, un principio riconosciuto e sancito anche dalla legge italiana ed europea.
Tra buone pratiche e trasparenza ancora da conquistare
Il report mette in luce la distanza tra le belle parole e la realtà. Nonostante l’attenzione ufficiale e i fondi del PNRR per eventi inclusivi, spesso si fa poca chiarezza su come vengono spesi i soldi. Non mancano festival che ricevono finanziamenti pubblici senza spiegare come li utilizzano per abbattere le barriere, o che non aggiornano adeguatamente le informazioni per il pubblico.
Ma ci sono anche esempi positivi. Lo Ypsigrock Festival in Sicilia, immerso in una zona montana difficile, dimostra che con un po’ di impegno si può fare. Qui, la cura nelle comunicazioni e nelle infrastrutture accessibili apre la strada a una vera inclusione, superando limiti geografici e culturali.
La disabilità va messa al centro della progettazione culturale
Spesso gli organizzatori giustificano le lacune con frasi come “i soldi sono pochi” o “le persone con disabilità sono poche”. Ma dietro queste scuse si nasconde un circolo vizioso: se non si progetta pensando a tutti, chi ha disabilità non partecipa e quindi sembra che siano pochi. In realtà, un italiano su cinque convive con una qualche disabilità e negare l’accesso significa escludere una fetta importante della società.
L’appello di Caratteri Cubitali è chiaro: bisogna rompere questo meccanismo coinvolgendo la comunità disabile non solo come spettatrice, ma come partner attiva nella progettazione. Le loro competenze e le esperienze di vita sono risorse preziose per costruire eventi davvero inclusivi, dove musica e cultura siano davvero per tutti.
