
Giovedì 30 aprile 2026, la giuria internazionale della Biennale d’Arte di Venezia si è dimessa all’unanimità, lasciando la fondazione in uno stato di caos senza precedenti. Invece di prendersi una pausa per riorganizzarsi, la Biennale ha lanciato all’ultimo minuto un nuovo premio: i “Leoni dei Visitatori”, assegnati con il voto diretto del pubblico pagante. Una decisione presa in fretta, con regole ancora confuse e tanti dubbi sul meccanismo di voto. L’idea era chiara: dare più potere al pubblico e aumentare la trasparenza. Ma, nella pratica, i nodi irrisolti spuntano come funghi, e le ombre su questa novità sono difficili da ignorare.
Voto digitale in corsa: problemi tecnologici e organizzativi
Affidare la scelta dei premi ai visitatori significa mettere in piedi un sistema di voto digitale rapido ed efficace, un’impresa tutt’altro che semplice, specie in emergenza. Realizzare in pochi giorni una piattaforma stabile, accessibile anche a chi non è pratico di tecnologia e sicura contro frodi o attacchi informatici richiede tempo e risorse. Non è chiaro se la Fondazione Biennale abbia messo a budget tutto il necessario o se sia pronta a garantire trasparenza e sicurezza. Questa fretta fa temere una piattaforma improvvisata, incapace di reggere i flussi di voto di decine di migliaia di persone. Inoltre, la comunicazione ufficiale non ha spiegato come si voterà: tramite app, sito, postazioni fisiche? Sarà richiesto un riconoscimento particolare? Sono dettagli fondamentali per capire se il voto sarà davvero valido e rappresentativo.
Premiazione anticipata: chi rimane fuori dal voto?
Non solo la tecnologia, anche il calendario mette in dubbio la correttezza del sistema. La Fondazione ha deciso di anticipare la cerimonia dei Leoni al 22 novembre, ultimo giorno della Biennale, ma la mostra resta aperta fino a sera. Premiare prima della chiusura rischia di escludere gli ultimi visitatori dal diritto al voto. Chi arriva all’ultimo turno potrebbe non riuscire a esprimere la propria preferenza, o peggio, essere invitato a votare prima di aver visto tutto. Non c’è un sistema chiaro che stabilisca quando chiuderanno le votazioni e come verranno gestiti i voti raccolti all’ultimo momento. Tutto ciò apre la porta a ricorsi e polemiche, soprattutto se la classifica sarà molto combattuta.
Parità di partecipazione? Il caso del Padiglione Russia
Nel comunicato di presentazione dei “Leoni dei Visitatori”, la Biennale ha parlato di parità e inclusione tra le nazioni, sottolineando l’impegno al dialogo culturale. Ma la realtà è ben diversa: il Padiglione Russia sarà visitabile solo nei giorni dell’inaugurazione e poi chiuderà per tutta la durata della mostra. Chi non potrà entrare non avrà modo di votare quell’esposizione, vanificando il principio di equità che si vorrebbe garantire. Così si rischia di creare una spaccatura netta tra padiglioni votabili e non, falsando la competizione e penalizzando alcuni partecipanti.
Visitare tutto? Per il pubblico è quasi impossibile
Il voto popolare presuppone che chi vota conosca tutte le esposizioni in gara. Ma la Biennale si svolge in più sedi: Giardini, Arsenale, isole e angoli nascosti di Venezia. Visitare ogni padiglione in modo approfondito è già complicato per i giurati professionisti, che dedicano giorni a questa attività. Per il pubblico pagante, spesso di passaggio o turista, è praticamente impossibile. I padiglioni più lontani o meno accessibili rischiano così di ricevere pochi voti, favorendo quelli più centrali e facili da raggiungere. Inoltre, molti di questi sono a ingresso gratuito e senza sistemi di tracciamento digitale, quindi i loro voti potrebbero non essere nemmeno conteggiati.
Voti senza controllo: rischio di scelte casuali o superficiali
L’unico controllo pensato per verificare il voto è la lettura del biglietto all’ingresso di Giardini e Arsenale. Ma questo non impedisce a qualcuno di votare senza aver visto tutte le opere, o di esprimere preferenze a caso su padiglioni non visitati. Non esistono sistemi per legare il voto a una visita consapevole e completa. L’esperienza di altri eventi pubblici mostra che per evitare votazioni superficiali spesso si richiede una quota o verifiche aggiuntive. Così, la qualità della scelta rischia di essere compromessa da voti dati senza informazione, mettendo a rischio la credibilità del premio.
Il Leone d’Argento sparito dal regolamento
Nel dare il via ai nuovi premi popolari, la Biennale ha dimenticato di chiarire cosa succederà al Leone d’Argento, tradizionalmente assegnato alla partecipazione giovane. Con il voto popolare si sarebbe potuto facilmente individuare il migliore giovane artista, ma nulla è stato detto al riguardo. Questa lacuna mostra la fretta con cui si è organizzato il nuovo sistema e lascia ancora molti punti da definire prima dell’apertura al pubblico.
La trappola del voto nazionale: il rischio di favoritismi
Affidare il voto al pubblico rischia di favorire inevitabilmente l’Italia, paese ospitante. Nel 2024, per esempio, il 41% dei biglietti era stato acquistato da italiani, che quindi avrebbero un peso enorme nel voto. Questo potrebbe portare a situazioni imbarazzanti, con il Leone d’Oro assegnato al Padiglione italiano più per numeri che per qualità. Per evitarlo basterebbe vietare ai votanti di esprimere preferenze per il proprio paese, una regola semplice che eviterebbe sciovinismi e renderebbe più credibile il risultato. Senza una misura simile, il voto rischia di trasformarsi in una gara poco imparziale.
Il nuovo sistema di voto popolare della Biennale di Venezia si presenta con molte incognite aperte. La rapidità con cui si sono prese decisioni così importanti lascia dubbi su sicurezza, regolarità e rappresentatività del premio. Molti dettagli fondamentali restano da definire, e l’esperienza insegna che trasformare una giuria in un voto di massa richiede preparazione, strumenti solidi e regole chiare. Toccherà alla Fondazione Biennale affrontare queste sfide, per evitare che l’idea di allargare la partecipazione finisca per sminuire la tradizione di uno dei più importanti eventi artistici al mondo.
