
Quando Martina Franca si riempie di note, l’estate prende davvero vita. Dal 14 luglio al 2 agosto, la Valle d’Itria si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto per la 52ª edizione del Festival della Valle d’Itria. Qui, tra vicoli antichi e piazze illuminate, la musica non è soltanto suono: è un viaggio nel tempo, dal Barocco al Novecento, un ponte tra miti mediterranei e storie che ancora vibrano. Silvia Colasanti, alla sua seconda stagione come direttrice artistica, guida il festival con uno sguardo che affonda nelle radici e si apre al presente, esplorando un Mediterraneo ricco di incontri e suggestioni.
Mediterraneo: un viaggio musicale tra radici e attualità
Il Festival di quest’anno si cala nel cuore complesso del Mediterraneo, scavando dentro l’identità culturale che questo mare custodisce. Colasanti ha scelto di mettere la musica al centro di una riflessione ampia, capace di raccontare i molteplici volti di questo bacino di scambi e incontri. Le opere in programma dialogano con il mito, simbolo universale e base dell’identità, ma anche con le vicende umane che si snodano lungo le sue coste.
Il tema dell’accoglienza emerge come valore chiave, un ponte tra diversità e convivenza. La musica attraversa quattro secoli, dal Barocco alla contemporaneità, con un occhio di riguardo ai compositori italiani ed europei del Novecento. Racconta storie di speranze e paure, di migranti e viaggi, di culture che si mescolano e si influenzano a vicenda. Colasanti ricorda che il Mediterraneo non è solo un luogo geografico, ma un mondo di narrazioni vivide e attuali, che la musica sa esprimere con forza.
Tre appuntamenti lirici da non perdere: Barocco, Novecento e la prima versione di Carmen
Al centro del cartellone spiccano tre grandi produzioni liriche, un viaggio tra epoche e stili diversi. Si parte il 14 luglio con due opere legate al Novecento: “Pulcinella” di Igor Stravinskij, che reinventa la tradizione napoletana con uno sguardo innovativo, e “La favola di Orfeo” di Alfredo Casella, che affonda le radici nel mito ma con un linguaggio moderno. Questi lavori intrecciano mito e cultura mediterranea, gettando le basi di una narrazione musicale ricca di sfumature.
Dieci giorni dopo, il 24 luglio, il festival propone una rarità del Barocco napoletano: “Il schiavo di sua moglie” di Francesco Provenzale, scritto nel 1672. L’esecuzione sarà affidata alla Cappella Neapolitana diretta da Antonio Florio, un ensemble specializzato nel repertorio antico. Un’occasione preziosa per riscoprire uno spaccato storico-musicale spesso trascurato dai palcoscenici tradizionali.
Il 25 luglio, invece, spazio a “Carmen” di Georges Bizet, nella sua versione originale del 1874, mai rappresentata per intero prima d’ora. Sarà diretta dal maestro Fabio Luisi e offrirà l’opportunità di ascoltare una delle opere più amate nella sua forma più autentica, con dettagli musicali solitamente assenti nelle esecuzioni abituali.
Il Festival si espande: musica e teatro tra masserie, chiostri e piazze
Il Festival della Valle d’Itria non si ferma al centro storico di Martina Franca, ma si allarga a tutto il territorio con concerti e spettacoli in masserie, chiostri e basiliche. Il programma si arricchisce con iniziative che mescolano musica, teatro e ambiente.
Tra i progetti più interessanti c’è “Vennero da ogni dove”, un racconto in musica di Marco Baliani, regista e attore impegnato nel teatro di ricerca civico. Lo spettacolo, in scena il 20 e 21 luglio nel Chiostro di San Domenico, indaga l’umanità in cammino, inserendosi perfettamente nella riflessione sul Mediterraneo e le migrazioni.
Parallelamente, il Festival ospita concerti di grandi orchestre come quella del Teatro Petruzzelli, l’Orchestra Magna Grecia e l’Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala, che torna alla rassegna dopo qualche tempo. Questi concerti si svolgeranno in diverse location del territorio, portando la musica classica in spazi insoliti e stimolando il dialogo con la comunità locale.
Un altro progetto di rilievo è “In Orbita”, in programma dal 10 al 12 luglio, che propone spettacoli e musica nelle piazze e nelle contrade della Valle d’Itria. Questo format itinerante punta a eliminare le barriere tra arte e pubblico, favorendo l’incontro diretto con i cittadini e valorizzando luoghi poco frequentati dai circuiti artistici più tradizionali.
A Martina Franca e in tutta la Valle d’Itria, il Festival 2026 conferma di essere molto più di una semplice rassegna musicale: è un’occasione per far emergere il tessuto culturale e sociale di una terra ricca di storia e potenzialità contemporanee. Chi partecipa non si limita a guardare o ascoltare, ma si immerge in un clima di scambio culturale dove la musica diventa un linguaggio universale, capace di raccontare storie antiche e vive.
