
Nel cuore dei Giardini della Biennale, una grande tenda bianca si staglia contro il cielo di Venezia. Non c’è ancora un padiglione vero e proprio, ma sotto quel telo prende forma qualcosa di più di una semplice mostra. Il Qatar, con un progetto ambizioso e radicato, sta costruendo una presenza culturale che va oltre l’arte: un ponte tra Oriente e Occidente, già solido grazie all’accordo firmato nell’estate del 2024. Non si tratta solo di esposizioni, ma di un’intesa che coinvolge sport, tutela del patrimonio e intrattenimento, un rapporto destinato a durare e a evolversi. Quel progetto, che ora si mostra alla Biennale Architettura, si prepara a diventare il cuore pulsante della Biennale Arte del 2026.
Il nuovo volto del Qatar ai Giardini della Biennale
Il padiglione del Qatar sarà il terzo edificio costruito ex novo ai Giardini in mezzo secolo, un evento raro in un contesto storico come questo. A firmare il progetto è l’architetta Lina Ghotmeh, vincitrice del concorso internazionale del 2025. Il nuovo padiglione sorgerà accanto al Padiglione Stirling, ma per ora si fa attendere: l’apertura è prevista per la Biennale Arte 2026. Nel frattempo, il Qatar non resta fermo e anticipa lo spirito del padiglione con una serie di iniziative che ne raccontano già il senso.
Dietro questa mossa c’è una strategia ben precisa. Il Qatar, guidato da Sua Eccellenza Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, vuole sfruttare la cultura come strumento di diplomazia e soft power. Non si tratta solo di partecipare a un evento internazionale di prestigio, ma di rafforzare la propria immagine come promotore dell’arte araba contemporanea nel mondo, usando le arti per costruire ponti di dialogo e riflessione.
“Untitled 2026”: la tenda che anticipa il padiglione
In attesa del grande giorno, la Biennale 2026 ospiterà “Untitled 2026 ”, un progetto curato dall’artista Rirkrit Tiravanija insieme a Tom Eccles e Ruba Katrib. L’installazione si svolge sotto una grande tenda temporanea nei Giardini, prodotta da Qatar Museums e supportata da Rubaiya Qatar. Questo spazio è un vero e proprio laboratorio creativo, dove artisti, musicisti e chef dal mondo arabo si incontrano per performance e azioni artistiche.
Il cuore dell’installazione sono le esperienze sensoriali e partecipative che cancellano la distanza tra pubblico e artista. Tra gli appuntamenti in programma, il film di Sophia Al-Maria, artista qataro-americana, che esplora il potere trasformativo della musica con immagini suggestive; le improvvisazioni musicali dal vivo di Tarek Atoui, che coinvolgono musicisti e poeti arabi in un dialogo sonoro; e un percorso culinario guidato dallo chef palestinese Fadi Kattan, che racconta storie di comunità e territorio attraverso la cucina mediorientale.
La scultura di Alia Farid: un simbolo di vita e resilienza
Tra le opere di spicco spicca “Jerrican” , la scultura monumentale dell’artista kuwaitiana-portoricana Alia Farid. Realizzata in fibra di vetro laccata, riprende la forma dei grandi recipienti per l’acqua tipici del Golfo, unendo leggerezza e vuoto. È un simbolo potente: la fragilità e la forza delle comunità che vivono in quelle terre. L’opera non solo caratterizza lo spazio sotto la tenda, ma diventa un’immagine forte del messaggio sociale e culturale che il Qatar vuole portare alla Biennale.
Scegliere un’opera che richiama la vita quotidiana e le risorse essenziali del Medio Oriente significa anche lanciare un segnale al pubblico internazionale, mettendo al centro temi globali come la sostenibilità e la condivisione.
Musica e cucina: il cuore pulsante dell’inaugurazione
Nei giorni dal 6 all’8 maggio e nei primi weekend del mese, “a gathering of remarkable people” si anima con un ricco calendario di eventi. Le performance di Tarek Atoui mettono in luce le radici della musica araba, con riferimenti a forme tradizionali come il takht e la wasla, che puntano sull’improvvisazione e la durata, creando un ponte tra passato e presente.
La cucina si fa portavoce di tradizione e innovazione grazie a chef del Golfo come Fadi Kattan, Noor Murad, Majed Ali Almatrooshi e Noof Al Marri, che reinterpretano piatti classici come harees e jareesh. A completare l’esperienza, mixologist internazionali come Anna Patrowicz e Vesta Kontrimaviciene, che aggiungono un tocco multisensoriale al programma.
I musicisti arrivano da Austria, Libano, Egitto e Iran, offrendo un panorama sonoro ricco e variegato, capace di entrare in sintonia con il pubblico veneziano. Il risultato è un intreccio di tradizioni e nuove prospettive, che rafforza la rete globale di scambio culturale che il Qatar intende costruire.
In definitiva, la tenda temporanea non è solo un’anteprima del futuro padiglione, ma un luogo vivo e dinamico dove arte e cultura si mescolano. Venezia si conferma così come una piattaforma aperta, pronta a ospitare il dialogo con il mondo arabo contemporaneo.
