
Michele Massimo Tarantini ci ha lasciati a 83 anni, a Rio de Janeiro, sua casa da molti anni. Così ha annunciato la notizia Sergio Martino, cugino e collega nel cinema di genere italiano. Tarantini non era solo un regista: era l’autore che ha portato sullo schermo con ironia e leggerezza un frammento vivido della cultura popolare italiana. Le sue commedie sexy, con volti come Lino Banfi, Alvaro Vitali ed Edwige Fenech, hanno segnato un’epoca, facendoci ridere e, al tempo stesso, riflettere. In un tempo in cui quel genere veniva spesso snobbato, lui ha saputo trasformarlo in un fenomeno riconosciuto anche oltre i confini nazionali. Un pezzo di cinema italiano se ne va, ma il suo sorriso resta.
Da Roma a Rio: la carriera di un regista di genere
Nato a Roma il 7 agosto 1942, Tarantini ha iniziato come assistente alla regia, imparando il mestiere sul campo negli anni Sessanta e Settanta. Ha lavorato con registi come Giuliano Carnimeo e il cugino Sergio Martino, partecipando a film che sono diventati pietre miliari del cinema popolare, dal western alla commedia sexy, con titoli come Giovannona coscialunga e Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda. Questi anni lo hanno formato, insegnandogli come si muoveva il cinema italiano dietro le quinte.
Dalla metà degli anni Settanta ha iniziato a dirigere e scrivere i suoi film, diventando un nome di spicco della commedia sexy all’italiana. Ha valorizzato attori come Lino Banfi, Alvaro Vitali, Gianfranco D’Angelo ed Edwige Fenech, dando vita a storie divertenti e un po’ sopra le righe, ambientate tra scuole, commissariati e ospedali. Film come La liceale, Taxi Girl, L’insegnante viene a casa, La poliziotta a New York e La moglie in bianco… l’amante al pepe sono entrati nell’immaginario collettivo, spesso riproposti in tv e parte della cultura popolare italiana.
Sergio Martino ricorda Tarantini: un talento spesso sottovalutato
A dare l’annuncio della morte è stato Sergio Martino, che con Tarantini ha condiviso non solo legami familiari, ma anche la passione per il cinema. Martino ha parlato di un regista spesso etichettato come “di serie B” in patria, ma riconosciuto all’estero per il suo valore. I film di Tarantini, con il loro mix di comicità e erotismo, sono stati spesso snobbati dalla critica e dal mercato, considerati prodotti leggeri o di poco conto. Eppure, hanno lasciato un segno profondo nel pubblico.
Da oltre quarant’anni Tarantini viveva in Brasile, dove gestiva una fazenda trasformata in location per eventi e matrimoni. Nonostante la distanza, non aveva mai perso i contatti con l’Italia e con amici del mondo del cinema, tanto da pensare a un possibile ritorno. Pochi giorni prima della sua morte si erano scambiati messaggi, un ultimo segno di un legame ancora vivo con la sua terra.
Oltre la commedia sexy: il regista e i suoi altri generi
Tarantini non si è limitato alla commedia erotica. Nel suo curriculum ci sono anche polizieschi e film d’avventura che mostrano la sua versatilità. Titoli come Napoli si ribella, Poliziotti violenti, Sangraal la spada di fuoco, Nudo e selvaggio e Attrazione selvaggia raccontano di un cinema italiano in fermento, con incursioni nel thriller e nell’azione.
Nel 1981 diresse Crema, cioccolata e… paprika, segnando il ritorno sullo schermo di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, in un film che fece discutere anche per la presenza di Giuseppe Greco, figlio del boss Michele Greco.
Dopo il 1990 si allontanò dalle produzioni importanti, ma nel 2001 tentò di riportare in auge la commedia con Se lo fai sono guai, ritrovando vecchi compagni di viaggio come Alvaro Vitali e Gianfranco D’Angelo. Il film però non convinse il pubblico, cambiato nei gusti. L’ultima sua opera risale al 2009, il tv movie Il cacciatore di uomini con Luca Ward, un’esperienza televisiva che chiuse la sua lunga carriera.
La morte a Rio di Michele Massimo Tarantini segna la fine di un’epoca per il cinema di genere italiano. Le sue pellicole, spesso sottovalutate, restano oggi a raccontare con leggerezza e ironia un pezzo autentico della nostra cultura popolare.
