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Scuola del Viaggio: l’arte di viaggiare culturalmente, l’intervista al fondatore Claudio Visentin

Viaggiare non è solo vedere luoghi, ma comprenderli. Claudio Visentin, fondatore e presidente della Scuola del Viaggio, vive questo principio ogni giorno. Non si tratta di un semplice turista che accumula tappe o scatta foto ai monumenti più famosi. Dietro la sua visione c’è un invito chiaro: spostare l’attenzione verso un turismo più consapevole, che mette la cultura al centro. Docente di Storia del turismo all’Università della Svizzera italiana, Visentin unisce la passione per la scrittura a uno sguardo che apre nuovi orizzonti sul vero senso del viaggio.

Viaggiare è un atto culturale: i nuovi volti del turismo nel 2024

Per Visentin il viaggio non è un gesto istintivo o una semplice evasione. È un vero e proprio atto culturale. Significa ascoltare, osservare e soprattutto accettare che quello che ci aspettiamo e quello che incontriamo spesso non coincidono. Oggi il turismo non è più solo visitare musei o monumenti. I numeri lo confermano: il turismo culturale pesa circa il 30% del totale mondiale, ma in Europa arriva al 40%. Eppure, solo una piccola parte, tra il 10 e il 15%, sceglie ancora le attrazioni tradizionali. Cosa cercano allora i viaggiatori?

La risposta sta nel desiderio di vivere il territorio in modo completo, immergendosi nelle tradizioni, nella cucina, nella vita di tutti i giorni. Il turismo culturale si apre così a forme più autentiche, lontane dagli itinerari standardizzati. Si passa da una visita superficiale a un rapporto più profondo con i luoghi. Ma questo richiede anche una preparazione diversa: tempo dedicato a studiare e ascoltare ciò che si andrà a scoprire. Visentin racconta di cammini a piedi in posti come il Ticino, l’Appennino, la Mancia o le isole scozzesi, con esperienze insolite come passeggiate in compagnia di asini. Sono viaggi che aiutano a cogliere dettagli e emozioni che altrimenti sfuggirebbero.

La Scuola del Viaggio: formare viaggiatori consapevoli

Fondata nel 2005, la Scuola del Viaggio nasce con l’idea di trasformare il viaggio in un gesto consapevole. Visentin ha messo insieme l’Università di Pavia, Pisa e della Svizzera italiana per creare un percorso che unisce scrittura, fotografia e disegno, strumenti per capire e raccontare i luoghi. Dal 2009 questa esperienza si è consolidata in un’associazione che organizza incontri, laboratori e corsi, tutti pensati per riflettere sul vero senso del viaggio.

La Scuola si concentra su tutte le fasi del viaggio: dalla partenza al ritorno, passando per il cammino e l’arrivo. Un’attenzione particolare viene data alla preparazione e alla narrazione. Per Visentin, viaggiare non significa solo vivere un’esperienza, ma soprattutto riflettere sul perché e sul come ci si muove. È un esercizio di ascolto, un modo per mettere da parte le aspettative e lasciarsi sorprendere dal territorio. Il principio che “in un paese straniero lo straniero sei tu” rimarca l’importanza di approcciare il viaggio con rispetto e umiltà.

Scrivere per capire e condividere il viaggio

Alla Scuola del Viaggio la scrittura è un passaggio fondamentale. Mettere nero su bianco pensieri, emozioni e scoperte aiuta a interiorizzare l’esperienza. Tenere un diario, annotare osservazioni e poi condividere le storie rafforza il senso stesso del viaggio. Visentin sottolinea che il vero significato di un’esperienza emerge solo quando la raccontiamo, la elaboriamo e la confrontiamo con gli altri.

C’è però un confine delicato tra narrazione culturale e promozione turistica, che rischia di portare a fenomeni come l’overtourism o alla perdita dell’identità dei luoghi. Il riferimento a “Le vie dei canti” di Bruce Chatwin mostra come il racconto possa diventare allo stesso tempo un prodotto culturale e commerciale. Per questo è fondamentale raccontare il viaggio con responsabilità, evitando di trasformarlo in semplice marketing.

Viaggiare con lentezza, rispettando il ritmo umano

Visentin insiste sul valore del tempo personale e fisico quando si viaggia. In un mondo sempre più veloce e connesso, è importante ritrovare un ritmo più lento, fatto di passi e di corpo. Solo così si può vedere, sentire e capire davvero.

Il viaggio non deve essere una corsa verso mete affollate o il rispetto di agende serrate. Va rispettato un “tempo a misura d’uomo”, che lascia spazio alla riflessione e all’esperienza vera. Solo così si può passare dall’ignoto al conosciuto in modo consapevole e soddisfacente, seguendo le orme di viaggiatori come Gilgamesh, Ulisse e Marco Polo. In un’epoca dominata dalla tecnologia, resta un grande spazio per la narrazione personale e per riscoprire il viaggio come pratica culturale e umana.

Redazione

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