Il cuore di Bolzano ha pulsato a ritmo di danza per quindici giorni, trasformando strade e piazze in un grande palcoscenico a cielo aperto. Dal 16 al 31 luglio 2026, Bolzano Danza ha superato i confini del teatro, portando la danza là dove nessuno se l’aspettava: tra la gente, negli angoli meno battuti della città. Guidati da Anouk Aspisi e Olivier Dubois, gli artisti hanno esplorato il tema “Horizon/Orizzonte”, un invito a spostare lo sguardo oltre l’oggi, a immaginare nuovi futuri. Cinque filoni si sono intrecciati nel programma: la memoria che si trasmette, il corpo come strumento politico, la relazione con lo spazio urbano, l’incontro tra arte e tecnologia, e il ruolo attivo delle comunità. Il risultato? Un’esperienza coinvolgente, dove la città stessa è diventata parte del racconto.
Olivier Dubois ha ripreso il suo “Les Mémoires d’un seigneur” del 2015, trasformandolo in una versione tutta al femminile. Protagonista a Bolzano è stata Marie-Laure Caradec, storica danzatrice di Dubois, accompagnata da un coro di circa cinquanta donne dell’Alto Adige, selezionate con una call pubblica. Semplice nei jeans e nella camicia blu, la figura centrale ha rappresentato un potere visto attraverso una lente contemporanea. Sul palco, simboli come un tavolo e una spada hanno richiamato un dominio che si interroga sulla memoria di gesti, scelte, sacrifici. Il coro non resta in secondo piano: è voce critica e presenza viva che dialoga con la protagonista. La coreografia alterna momenti di corsa energica a figure statiche, corpi impilati a formare montagne umane, come monumenti momentanei. Una riflessione intensa sul potere, dove la donna emerge fragile ma determinata, sola ma parte di un coro che riflette la diversità delle esperienze.
Michele Abbondanza e Antonella Bertoni, coppia storica della danza italiana, hanno affidato il loro ultimo lavoro ai più giovani Ginevra Panzetti ed Enrico Ticconi. “Replica”, presentato in prima assoluta a Bolzano Danza, è un passo a due che guarda al passato senza restarci imprigionato, aprendo invece a nuove prospettive. I dettagli fanno la differenza: pellicce grigie che sembrano estendere l’identità dei danzatori, capelli lunghi che nascondono i volti, oggetti poliedrici e sipari ispirati a Escher. La coreografia mescola momenti di energia animalesca a istanti di calma composta. Due generazioni a confronto, che si intrecciano senza sovrapporsi, dando vita a un dialogo originale. “Replica” conferma il percorso di Abbondanza/Bertoni, già visto a Cuneo e Rovereto, fatto di un continuo incrocio tra passato, presente e nuove idee coreografiche.
Uno degli obiettivi di Bolzano Danza è stato avvicinare un pubblico più vasto alla danza contemporanea, spesso vista come poco accessibile. Così la piazza Alto Adige, luogo di passaggio per turisti e residenti, è diventata teatro di performance gratuite. La Compagnie Beaux-Champs, guidata dal francese Bruno Benn, ha portato due coreografie che uniscono danza barocca e linguaggi moderni. Con la musica di Händel, quattro danzatori in jeans hanno disegnato arabeschi eleganti, creando un contrasto tra classico e contemporaneo. Nonostante il contesto insolito, lo spettacolo ha catturato l’attenzione di passanti e visitatori, che hanno seguito anche “Baroc’Bal”, una vera festa di danza che ha trasformato la piazza in un luogo di incontro tra tradizione e innovazione. Un progetto che dimostra come la danza possa inserirsi con naturalezza nello spazio urbano, sorprendendo chi la guarda.
Bolzano Danza ha aperto le porte anche ai bambini più piccoli con “Play Jam” della compagnia bergamasca ABC – Allegra Brigata Cinematica. Pensata per bimbi sotto l’anno, la performance ha usato elementi semplici: tappeti azzurri, piccoli strumenti musicali come carillon e sonagli, e due danzatrici che si muovevano con dolcezza. La danza diventava così uno specchio per il bambino, un modo per scoprire il movimento come forma di comunicazione e relazione. Uno spazio collettivo, delicato e sensoriale, che conferma come la danza sia un linguaggio universale, capace di aprire nuove strade di dialogo fin dalla primissima infanzia. Inserire “Play Jam” nel programma del festival è stato un passo avanti verso una fruizione più inclusiva e attenta al valore del movimento condiviso.
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