
Hollywood ha acceso i riflettori su una serata da raccontare a lungo. Al Dolby Theatre, sotto la guida ironica e misurata di Conan O’Brien, gli Oscar 2026 hanno rispecchiato un mondo teso, attraversato da crisi globali. Paul Thomas Anderson, dopo undici nomination senza mai vincere, ha finalmente centrato il bersaglio con “Una battaglia dopo l’altra”: sei statuette, incluso il premio più ambito, quello per il miglior film. Ma non è stata una vittoria solitaria. “I peccatori” di Ryan Coogler, con un record di sedici candidature, ha conquistato premi fondamentali, tra cui miglior attore protagonista e sceneggiatura originale. Una notte di sorprese, di trionfi e di storie che non si dimenticano.
Una serata sobria, tra risate e riflessioni
La 98ª edizione degli Oscar si è svolta come da tradizione al Dolby Theatre di Los Angeles, il tempio del cinema mondiale. Conan O’Brien ha aperto con una simpatica parodia video, vestendo i panni di una zia iperattiva del film “Weapons”. Rispetto agli anni passati, la serata è stata più contenuta, segnata dal contesto mondiale fatto di guerre e tensioni. Questo si è riflesso nel tono dei discorsi e nella scelta degli interventi. Quattro ore di spettacolo che hanno alternato premi, omaggi e momenti di pausa per pensare, come la memorabile sfilata delle attrici di “Le amiche della sposa”.
Non sono mancati richiami forti alla pace e contro la guerra. Javier Bardem, salito sul palco con un badge “No alla guerra”, ha lanciato un messaggio chiaro: “Free Palestine”. Le posizioni politiche hanno attraversato la serata senza però appesantirla, mantenendo un equilibrio tra show e impegno civile.
“Una battaglia dopo l’altra”: la vittoria di Anderson e del suo cast
Il vero protagonista della notte è stato “Una battaglia dopo l’altra”, che ha conquistato premi importanti come miglior film, miglior regia e sceneggiatura non originale, tutti a Paul Thomas Anderson. La pellicola racconta di un ex rivoluzionario che si ritrova immerso in un clima politico agitato negli Stati Uniti, con un cast di grandi nomi: Leonardo DiCaprio, Benicio Del Toro e Sean Penn. Quest’ultimo ha vinto il suo terzo Oscar come miglior attore non protagonista, entrando in un club ristretto che conta nomi come Daniel Day-Lewis e Jack Nicholson. Penn, però, ha preferito non partecipare alla cerimonia, dichiarando il suo disappunto verso l’ambiente hollywoodiano.
Tra i premi tecnici spicca quello per il miglior montaggio a Andy Jurgensen, mentre Cassandra Kulukundis si è aggiudicata la nuova categoria dedicata al casting, segno di una maggiore attenzione a dettagli spesso trascurati. Leonardo DiCaprio, pur presente nel cast, non ha portato a casa alcun riconoscimento questa volta.
Il film si distingue per una critica politica intensa e per aver raccontato una nuova fase di radicalizzazione americana, con una sceneggiatura apprezzata per la sua profondità e capacità di coinvolgere.
Michael B. Jordan, miglior attore protagonista con “I peccatori”
Uno dei momenti più emozionanti è stato il premio a Michael B. Jordan come miglior attore protagonista per “I peccatori” di Ryan Coogler. Ambientato nel Mississippi degli anni Trenta, il film vede Jordan nei panni di due fratelli gemelli, intrecciando dramma razziale e horror soprannaturale. È il primo Oscar in carriera per l’attore, che ha ringraziato la famiglia e il regista Coogler, suo collaboratore da oltre dieci anni.
La vittoria di Jordan è storica: è il sesto attore afroamericano a conquistare il premio principale, seguendo le orme di giganti come Sidney Poitier e Denzel Washington. “I peccatori” ha raccolto quattro Oscar, oltre a quello per il protagonista, anche per sceneggiatura originale, colonna sonora di Ludwig Göransson e fotografia firmata da Autumn Durald Arkapaw, prima donna premiata in questa categoria.
Il film ha saputo mescolare denuncia sociale e innovazione artistica, raccontando una pagina importante della storia americana con uno sguardo fresco e moderno.
Jessie Buckley e Amy Madigan: prime vittorie femminili
Tra le attrici, Jessie Buckley si è aggiudicata il suo primo Oscar come miglior protagonista per “Hamnet – In nome del figlio”, un dramma storico diretto da Chloé Zhao. Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Maggie O’Farrell, racconta la tragedia della perdita del figlio di William Shakespeare, mettendo al centro le dinamiche familiari legate al dolore. Buckley è la prima attrice irlandese a vincere in questa categoria.
Amy Madigan, invece, ha vinto come miglior attrice non protagonista per “Weapons”. A 75 anni, è la seconda attrice più anziana a ricevere questa statuetta, dopo Peggy Ashcroft. Nel suo discorso ha dedicato il premio al marito Ed Harris. La sua vittoria sottolinea il valore e la forza delle attrici mature, spesso poco considerate nel cinema.
Entrambe hanno portato sul palco storie intense, radicate in temi universali come il dolore e la complessità dei rapporti umani, confermando l’attenzione della giuria per interpretazioni sincere e coinvolgenti.
Premi tecnici e internazionali: tra artigianato e novità
Sul fronte tecnico e internazionale, “Frankenstein” di Guillermo Del Toro ha conquistato tre statuette per scenografia, costumi e trucco, valorizzando l’arte del dettaglio e la creazione di atmosfere.
Nel campo dell’animazione, “KPop Demon Hunters” ha replicato il successo dei Golden Globe, vincendo miglior film d’animazione e canzone originale con “Golden”. È la prima volta che una canzone K-pop riceve un Oscar, un vero evento.
Il miglior film internazionale è stato “Sentimental Value”, una produzione norvegese che dopo nove nomination ha finalmente vinto con una storia familiare dai rapporti complessi. È la prima volta per la Norvegia, un traguardo importante per il cinema del paese.
Tra i documentari, “Mr. Nobody Against Putin” ha vinto per il miglior documentario, offrendo uno sguardo dall’interno sulla propaganda di guerra nelle scuole russe, tema di grande attualità dopo l’invasione dell’Ucraina.
Infine, nella categoria cortometraggi live action c’è stato un raro ex aequo: a vincere sono stati “The Singers” e “Two People Exchanging Saliva”, quest’ultimo co-prodotto dall’italiana Valentina Merli, che ha conquistato così l’unica statuetta italiana della serata. Un segnale della ricchezza e varietà del cinema premiato.
Momenti di memoria e omaggi nel cuore di Hollywood
Gli Oscar 2026 hanno riservato anche momenti carichi di significato e ricordi. L’In Memoriam è stato uno dei più lunghi e sentiti dell’ultimo decennio, con Rachel McAdams che ha ricordato grandi nomi come Diane Keaton, Catherine O’Hara, Robert Duvall, Val Kilmer e Claudia Cardinale. Qualche assenza, come Brigitte Bardot e Richard Chamberlain, ha scatenato discussioni.
Molto toccante il tributo iniziale di Billy Crystal a Rob Reiner, colpito da una tragedia familiare, con la partecipazione di attori dei suoi film. A chiudere, Barbra Streisand ha reso omaggio a Robert Redford cantando “The Way We Were”, brano che le valse l’Oscar nel 1974 e che richiama il loro celebre film.
Questi momenti hanno dato un tono di rispetto e nostalgia alla serata, spezzando il ritmo dei premi con pause di autentica emozione.
I vincitori principali: il riassunto della notte
La cerimonia ha visto conferme e qualche sorpresa, con “Una battaglia dopo l’altra” assoluto protagonista grazie a miglior film, regia, sceneggiatura e altri premi tecnici e interpretativi. Michael B. Jordan si è imposto come miglior attore protagonista per “I peccatori”, mentre Jessie Buckley e Amy Madigan hanno raccolto i premi femminili.
I riconoscimenti internazionali, dell’animazione e della tecnica hanno messo in luce la varietà e la qualità delle produzioni premiate. La 98ª edizione degli Oscar ha lasciato un segno non solo per i premi assegnati, ma anche per il modo in cui ha saputo affrontare temi sociali e politici con momenti di grande umanità.
