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Smiljan Radić Clarke: l’architetto cileno premiato con il Pritzker Architecture Prize 2026

Smiljan Radić Clarke: premio Pritzker 2026 e l’architettura tra Cile ed Europa

Nel 2014, nei Kensington Gardens di Londra, apparve una struttura leggera, quasi evanescente, sospesa tra luce e materia. Pietre antiche la incorniciavano, come se appartenessero a un’altra epoca. Era il Serpentine Pavilion, progettato dal cileno Smiljan Radić Clarke, il suo primo grande segno nel Regno Unito. Oggi, a dodici anni di distanza, Radić si aggiudica il Pritzker Architecture Prize 2026, il massimo riconoscimento per chi disegna lo spazio in cui viviamo. La sua forza? Rompere gli schemi, mettere in discussione le forme tradizionali e portare alla luce ciò che spesso resta nascosto.

Le radici di un architetto tra Europa e Cile

Nato a Santiago del Cile nel 1965, Smiljan Radić Clarke cresce in una famiglia di origini croate e britanniche. È ancora adolescente quando, a scuola, gli viene chiesto di progettare un edificio: quella prima esperienza gli spalanca la porta verso l’architettura. Si forma alla Pontificia Università Cattolica del Cile, dove si laurea nel 1989, con una parentesi a Venezia per studiare la storia dell’architettura all’Università IUAV. Nel 1995 apre il suo studio a Santiago, scegliendo un ambiente più raccolto e lontano dal chiasso delle grandi metropoli.

Il Cile, con le sue sfide e contraddizioni, ha un peso decisivo nel suo lavoro. In un paese spesso ai margini del panorama internazionale e segnato da difficoltà economiche, Radić sviluppa un modo di lavorare che punta all’essenziale e al contenuto profondo. Non cerca la ribalta o i grandi numeri, ma un’architettura intima, rigorosa, capace di raccontare storie vere legate agli spazi e alle persone. A sottolinearlo è Alejandro Aravena, presidente della giuria Pritzker, che lo definisce un maestro di originalità e sostanza.

Progetti che lasciano il segno in Cile e oltre

Il lavoro di Radić si concentra soprattutto in Cile, ma si muove con discrezione anche in Europa. A Santiago ha firmato interventi importanti, dall’ampliamento del Museo Cileno di Arte Precolombiana a opere temporanee e spazi culturali dal forte impatto visivo. Tra le sue realizzazioni più note c’è il Teatro Regional del Biobío, a Concepción, un edificio in acciaio rivestito da un materiale semitrasparente che lo rende leggero e quasi etereo.

All’estero, Radić porta avanti progetti in varie città europee: a Tirana sta costruendo la Park Side Alidemi Tower, in Spagna è al lavoro sul Solo Hotel in Aragona, mentre in Svizzera centrale sviluppa il complesso residenziale Housing Andermatt. Tutti questi lavori raccontano la stessa storia: un’architettura che sfugge a definizioni semplici, fatta di spazi ambigui e aperti a diverse interpretazioni. La giuria del Pritzker sottolinea come i suoi progetti rifiutino letture univoche, giocando con la percezione e il significato.

Un’architettura che sorprende e coinvolge

Radić guarda all’architettura con uno sguardo ampio ma senza perdere il rigore. Per lui lo spazio costruito non è solo un involucro, ma un modo per modellare la vita delle persone. Le sue opere invitano a scoprire, a interpretare, mescolando tradizione e innovazione. Ogni progetto porta con sé una dose di imprevedibilità: chi entra nelle sue creazioni si trova davanti a realtà che sfuggono a definizioni rigide, offrendo un’esperienza sempre nuova e complessa.

Nel 2017 ha fondato a Santiago la Fundación de Arquitectura Frágil, un luogo dedicato alla sperimentazione e alla ricerca, con mostre, workshop e iniziative che esplorano i confini dell’architettura. Nel 2018 ha partecipato alla Biennale di Venezia firmando una cappella per la Santa Sede sull’Isola di San Giorgio Maggiore. Tra fondazione e attività professionale, Radić ribadisce che l’architettura è un lavoro collettivo, in continua trasformazione, capace di affrontare le fragilità della vita moderna. Il Pritzker appena conquistato conferma il suo ruolo centrale nel dibattito architettonico mondiale.

Redazione

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