A Roma, un progetto sta cambiando il modo in cui guardiamo al potere attraverso l’arte e la tecnologia. MEDIAMORPHOSIS, creato da Tommaso Cherubini e Lorenzo Ciccarelli, non è una semplice mostra. È un’esplorazione che scava sotto la superficie, dove dati apparentemente neutri nascondono intrecci tra scienza, politica e controllo. Tutto si svolge in LIMINAL SPACE, uno spazio di residenza artistica che sfida i confini tra media digitali e linguaggi contemporanei. Qui si sperimenta, si rompe con le narrazioni convenzionali e si aprono nuove strade visive per raccontare storie che spesso sfuggono a uno sguardo distratto.
Quando arte digitale e biologia si incontrano per svelare il potere dietro il sapere
Cherubini e Ciccarelli vengono da mondi molto diversi, ma condividono lo stesso obiettivo: capire e raccontare cosa c’è dietro la scienza, soprattutto le sue implicazioni sociali. Tommaso, partito dall’informatica e poi passato all’arte digitale e alla visualizzazione dei dati, realizza installazioni immersive che trasformano informazioni complesse in immagini accessibili. Lorenzo, biologo e divulgatore, studia come la conoscenza si diffonde attraverso i media. Si sono conosciuti a una festa a Macerata nel 2024 e subito hanno capito che insieme potevano superare il confine tra scienza e arte.
Il loro lavoro nasce dalla volontà di mostrare che la scienza non è mai neutrale, ma sempre intrecciata con contesti politici e storici precisi. Così hanno scelto l’arte come strumento per far emergere ciò che spesso resta nascosto: come scoperte scientifiche, interessi imperiali e dinamiche di potere si influenzano a vicenda.
MEDIAMORPHOSIS racconta la scienza coloniale attraverso dati e immagini
Il primo capitolo del progetto si concentra sulle ricerche sulla malaria legate all’imperialismo britannico, mostrando come la scienza abbia contribuito al controllo coloniale. Grazie a archivi storici, dataset, mappe di connessioni e visualizzazioni dinamiche, si ricostruisce il percorso della ricerca medica, mettendo in luce i legami con interessi economici e politici.
MEDIAMORPHOSIS crea una rete complessa di riferimenti che non si possono separare dai contesti di potere che li hanno generati. La mostra non si limita a esporre dati, ma invita chi visita a riflettere sul ruolo della scienza nei processi imperialisti e sulle conseguenze ancora oggi visibili. Le tecnologie digitali usate rendono chiaro il legame tra sapere scientifico e strategie di dominio, spesso dimenticate.
Residenza artistica e contaminazione di competenze per una narrazione nuova
L’opera è nata durante la residenza a LIMINAL SPACE, uno spazio romano che promuove il dialogo tra discipline diverse. Il confronto con artisti, programmatori e videomaker ha permesso di affinare la narrazione visiva e di sperimentare soluzioni espositive originali, come una scrivania interattiva con un microscopio per esplorare materiali storici.
Per Ciccarelli, entrare nel mondo artistico è stata una sfida. Ha lasciato il linguaggio accademico per avvicinarsi a modi di comunicare più aperti e variegati. Da questo incontro è nato il desiderio di mostrare la scienza come qualcosa di vivo, intrecciato a questioni sociali e politiche.
Cherubini sottolinea quanto sia raro, in Italia e non solo, trovare spazi così aperti a sperimentazioni digitali e interdisciplinari. Creare un’opera che unisce dati scientifici, intelligenza artificiale e creatività richiede interlocutori pronti a trasformare un interesse personale in un progetto condiviso.
“A chi serve la scienza?”: la domanda che guida il racconto del passato coloniale
Tra le domande che emergono dal progetto c’è quella sul ruolo storico e politico della scienza: chi decide quali vite salvare? Come si sono distribuiti i benefici delle ricerche mediche, soprattutto nel contesto coloniale della malaria? I dati mostrano che l’eradicazione della malattia ha seguito confini politici, privilegiando zone strategiche per l’impero britannico.
Gli autori si interrogano anche sul loro ruolo di narratori. Partendo da una posizione di privilegio geografico e sociale, riflettono sulle responsabilità etiche nel raccontare storie di dominio e conflitto. L’obiettivo è fornire chiavi per riconoscere i meccanismi ricorrenti nella storia della scienza e del potere, senza nascondere le contraddizioni e lasciando spazio a diversi punti di vista.
Le reazioni del pubblico confermano l’importanza di uno spazio che accoglie esperienze diverse e stimola un confronto sulle eredità coloniali e sulle disuguaglianze che ancora pesano oggi.
Rabbia, impegno politico e arte: cosa muove MEDIAMORPHOSIS
Cherubini racconta che dietro il suo lavoro c’è spesso una forte carica emotiva: rabbia, senso di colpa, frustrazione per le ingiustizie sociali e ambientali che vede intorno a sé. Questa spinta trasforma l’arte in uno strumento di denuncia e riflessione pubblica, andando oltre l’estetica.
Allo stesso tempo, Cherubini riconosce l’importanza di mantenere una posizione critica rispetto ai propri privilegi e di ascoltare chi vive discriminazioni o oppressioni dirette. Questo equilibrio rende MEDIAMORPHOSIS non solo un progetto artistico, ma un momento di responsabilità culturale.
Cosa ci aspetta: nuovi capitoli per raccontare la scienza e il potere
MEDIAMORPHOSIS è pensato come un percorso aperto che si arricchirà nel tempo. Dopo il focus sull’imperialismo britannico, Cherubini e Ciccarelli vogliono indagare la relazione tra scienza e potere durante la Guerra fredda, con un occhio al nucleare, e poi il ruolo della scienza e della tecnologia nell’epoca delle Big Tech.
L’idea è mettere in luce come, nel corso della storia, la scienza sia sempre stata usata per costruire e legittimare diverse forme di dominio. Un lavoro in divenire, che invita a riflettere su come il sapere scientifico sia intrecciato a dinamiche di controllo e influenza, e quindi al tessuto stesso della nostra società.
