Enrique López Llamas non passa certo inosservato nelle gallerie di Città del Messico. Nato ad Aguascalientes nel 1993, ha messo radici nella capitale sette anni fa, portando con sé una visione che spazia dalla pittura alla scultura, dal video alle installazioni. Ma è la pittura a restare il suo terreno più solido, la base da cui tutto prende forma. Le sue opere oscillano, senza mai fermarsi, tra inquietudine e leggerezza, artigianalità e produzione industriale. Per López Llamas, l’identità è un mosaico spezzato, fatto di frammenti culturali che si intrecciano come microplastiche invisibili dentro di noi. Eppure, questa unicità di facciata è solo una finzione condivisa — il punto di partenza di ogni sua riflessione.
Un dj di immagini che mescola storia dell’arte, cultura pop e ricordi personali
López Llamas racconta il suo modo di lavorare paragonandolo a un dj che mette insieme due vinili sullo stesso giradischi: da una parte la storia dell’arte, dall’altra la cultura pop – televisione, cinema, internet – e la sua esperienza personale. È un mix senza gerarchie, che fa dialogare passato e presente, alto e basso, tradizione e contemporaneo. Attraverso questa miscela nascono domande che parlano dei tempi che viviamo: come si cresce in un mondo caotico e sovraccarico di informazioni? Che cosa vuol dire essere uomo oggi? E soprattutto, siamo davvero vicini a un punto di svolta? Il suo lavoro diventa così un modo per esplorare il senso di straniamento, la mancanza di radici, ma anche il nostro rapporto con le immagini.
Immagini piatte, sfocate, senza confini: la nuova vita delle immagini nel mondo digitale
Per López Llamas le immagini oggi sono sempre più “piatte”. Non solo perché le vediamo soprattutto su schermi di smartphone, ma perché perdono il loro contesto originale e si mescolano in uno spazio condiviso. Un dipinto antico può stare fianco a fianco con un meme appena nato, senza che nessuno faccia distinzioni nette. Non è che il contesto sparisca del tutto, ma si restringe, si fa più labile. L’artista si appropria di immagini molto diverse per creare nuove metafore, nuove analogie. Per lui l’immagine vive in questo spazio incerto, dove i significati si dissolvono e si ricompongono in modo inaspettato.
Dal pennello al video e alla scultura: un percorso segnato dalla cultura pop americana
La pittura resta la base del suo lavoro, ma López Llamas non si limita a quella. Usa video, sculture, installazioni, contaminando i linguaggi. Dopo la formazione all’Università di Guanajuato, dove ha studiato sotto Randy Walz, ex assistente di Donald Judd, ha costruito una pratica che procede senza soluzione di continuità. Cresciuto con la cultura televisiva americana – da Jackass ai reality show – ha cominciato a sperimentare con i video fin da ragazzo. Per lui i video sono “dipinti in movimento”, le sculture “dipinti che occupano spazio”, dove conta più la pittura che la tridimensionalità in sé.
Sculture di plastica dipinte a mano: quando la materia parla dell’epoca delle microplastiche
Le sue sculture nascono da modelli digitali realizzati su iPad, poi stampati in 3D con polimeri plastici e infine dipinti a mano con acrilici. Questa scelta non è casuale, ma carica di significato: viviamo in un mondo dominato dalla plastica e dalle microplastiche, e la materia stessa diventa parte del messaggio. Plastica dipinta come un quadro, immersa in un contesto saturo di quel materiale. Per López Llamas il medium è importante quanto il contenuto: deve dialogare con il presente e non fermarsi a canoni estetici tradizionali.
Trompe-l’œil e illusioni: sculture che ingannano lo sguardo e confondono le dimensioni
Le sculture di López Llamas giocano molto sull’inganno visivo. A prima vista è difficile capire di cosa sono fatte o che dimensioni hanno: replicano oggetti reali o li ingrandiscono in modo esagerato, richiamando giostre, attrazioni da parco o carri allegorici. Il risultato è uno spazio dove il familiare si mescola al disorientante. Lo spettatore resta a chiedersi: è legno, metallo o plastica? Quanto misura davvero? Così l’artista smonta la nostra percezione abituale e mette in crisi i confini tra naturale e artificiale, piccolo e grande.
Corpo frammentato, identità globale: un mosaico di influenze e consumi culturali
La frammentazione torna spesso nell’opera di López Llamas. I pezzi isolati sono metafore di come oggi si costruisce l’identità: una persona composta da influenze diverse, globali e iperconnesse, spesso ripetute e omologate. Per lui la sensazione di essere unici è messa in discussione da un consumo culturale standardizzato. Il corpo diviso diventa così uno strumento per indagare l’io contemporaneo, sempre più composito e disgregato.
Ironia e malinconia: le emozioni ambigue che attraversano le sue opere
Nei lavori di López Llamas convivono divertimento e malinconia. L’ironia emerge soprattutto nei video, dove ridere e commuoversi si mescolano. Questa doppia anima dà profondità e complessità ai suoi lavori. L’artista si confronta con la nostalgia, che vuole tanto prendere in giro quanto capire. Questo gioco di emozioni tiene lo spettatore coinvolto su più livelli, senza mai offrirgli risposte facili.
Passione e resurrezione: un richiamo simbolico alla trasformazione dell’identità
Un esempio emblematico è l’opera vista di recente da ACME e sulla copertina di Artribune Magazine 93: i piedi trafitti da chiodi che rimandano alla Passione di Cristo. Il legame nasce dal compleanno dell’artista, che nel 2025 compirà trentatré anni, l’età tradizionalmente associata alla morte di Gesù. La posa ricorda la Deposizione dalla Croce, ma vuole andare oltre: parla di resurrezione come trasformazione, di un continuo ricostruirsi. López Llamas suggerisce che, come nella tradizione religiosa, anche nella vita di tutti i giorni attraversiamo cicli di morte e rinascita che plasmano chi siamo.
