Torino si prepara a vivere giorni di grande fermento. Dal 29 ottobre, la storica sala Aste Bolaffi, nel cuore della città, riapre le sue porte. Collezionisti e appassionati affolleranno gli spazi, attratti da opere che attraversano quasi un secolo d’arte, dal primo Novecento fino ai giorni nostri. Il momento più atteso? Il 3 novembre 2026, quando andrà in scena un’asta carica di pezzi rari e nomi di spicco, capace di mettere sotto i riflettori non solo il mercato italiano, ma anche quello internazionale.
Arte moderna e contemporanea: tra storia torinese e sguardi oltre confine
A Torino, la tradizione di Aste Bolaffi si rinnova con una mostra che anticipa la vendita, offrendo al pubblico la possibilità di vedere da vicino opere che raccontano un secolo di evoluzione artistica. Dal 29 ottobre, la Sala Bolaffi in via Cavour si anima con lavori che coprono un arco temporale dal primo Novecento fino all’arte contemporanea. La mostra si divide in due parti: da una parte multipli ed edizioni, più accessibili, dall’altra pezzi unici tra tele, sculture e installazioni di grande rilievo.
L’attenzione è puntata sia sugli artisti torinesi e sulle collezioni locali, sia su nomi importanti del panorama internazionale. Il percorso è un’occasione per capire le tendenze e le sperimentazioni che hanno segnato il Novecento, con incursioni nel contemporaneo che confermano la vitalità del territorio e il suo legame con il resto del mondo.
Multipli e edizioni: storia accessibile a molti
La prima parte dell’asta propone un catalogo che mette in dialogo storia e fruibilità. I multipli rappresentano spesso il primo passo per chi si avvicina al collezionismo o vuole arricchire la propria raccolta con pezzi di valore. Tra i lotti più interessanti c’è il portfolio “Mythologie” del 1938, firmato da Giorgio de Chirico e Jean Cocteau, un concentrato di simboli e surrealismo.
Non mancano una rara acquaforte di Giorgio Morandi, esempio di intimità e cura del dettaglio nell’arte italiana del secolo scorso, e una grande stampa di Joan Miró, che dialoga con le avanguardie europee. Nel gruppo dei multipli spiccano anche ceramiche di Pablo Picasso, segno di una sperimentazione che attraversa diverse forme artistiche.
Il catalogo include anche edizioni più recenti, come la lapide “La donnola e la lima” di Salvo, prodotta dalla storica Galleria Multipli di Torino, un’opera dal carattere deciso e dal forte contenuto concettuale. Tra le opere di riferimento c’è anche il libro d’artista “I mille fiumi più lunghi del mondo” di Alighiero Boetti, simbolo della cultura concettuale italiana degli anni Settanta.
A chiudere la sezione, un nucleo dedicato alla fotografia d’arte con nomi come Matiz, Giacomelli, Fontana, Ghirri e Hofer, che mostrano come il mezzo fotografico sappia raccontare paesaggi e atmosfere con uno sguardo personale e intenso.
Pezzi unici in vendita: dal Liberty veneziano ai grandi maestri del Novecento
La seconda parte dell’asta è dedicata a opere uniche – pittura, disegno e scultura – che coprono un ampio arco temporale dal primo Novecento fino a oggi. Tra i protagonisti c’è Vittorio Zecchin con “Tre principesse nel giardino”, parte del celebre ciclo “Le mille e una notte”. Creato nel 1914 per l’Hotel Terminus, è uno dei pezzi forti, stimato tra 45.000 e 70.000 euro.
Non mancano opere di Felice Casorati, tra cui un raro paralume dipinto, esempio di sperimentazione oltre la pittura tradizionale. Il gruppo dei Sei di Torino è rappresentato da “Nudo rosa” di Gigi Chessa , con stime tra 8.000 e 14.000 euro, che racconta l’evoluzione artistica piemontese degli anni Trenta.
Spiccano due nature morte di Filippo de Pisis degli anni Quaranta, valutate fino a 20.000 euro, e un dipinto floreale del 1925 di Mario Tozzi. Tra le opere più imponenti c’è un grande quadro di Ennio Morlotti degli anni Settanta, già esposto a Londra alla Galleria Marlborough, a conferma del suo valore internazionale.
Questi artisti offrono un equilibrio tra opere con un respiro storico importante e produzioni meno note ma altrettanto fondamentali per comprendere il Novecento.
I pezzi più preziosi: da Castellani a Pistoletto
Tra i lotti di maggior valore spicca “Superficie bianca” di Enrico Castellani, una tela del 2005 stimata tra 140.000 e 170.000 euro. Un’opera che indaga la percezione dello spazio e del segno attraverso il colore e la superficie, uno dei capisaldi della sua produzione.
Mario Schifano è presente con un “Senza titolo” del 1979-80, stimato tra 60.000 e 100.000 euro, che con le sue pennellate cattura l’energia della transizione tra arte pop e informale. Tra i pezzi eccezionali c’è lo specchio “Pianista” di Michelangelo Pistoletto, realizzato su acciaio inox lucidato tra il 1962 e il 2002, valutato tra 600.000 e 800.000 euro. Proviene dalla collezione Fendi di Roma, a testimonianza del legame tra arte e moda nel contemporaneo.
Sul fronte torinese, il giovane pittore Guglielmo Castelli propone il dittico “La variabilità del peso delle cose” del 2011, stimato tra 35.000 e 50.000 euro, segno della vitalità delle nuove generazioni attive in città. Chiude il quadro un assemblaggio di materiali misti, “Mur 807”, di Jean-Pierre Raynaud , stimato tra 28.000 e 36.000 euro, opera che incarna la sperimentazione degli anni Sessanta.
Sculture e installazioni: da Martini a Gilardi, il catalogo si fa vario e sorprendente
La scultura occupa un posto di rilievo nel catalogo Bolaffi, con opere ricche di storia e rarità. Tra queste c’è “La Zingara ” di Arturo Martini, datata tra il 1933 e il 1934 e stimata tra 60.000 e 100.000 euro. Fa parte di una serie di sei esemplari di cui oggi ne restano solo tre. La scultura ha una storia particolare: “fu acquistata nel 1947 dallo stilista milanese Domenico Caraceni e mostrata nel suo showroom.”
“La Zingara” racconta l’evoluzione dalla grande figura in gesso alla versione in grès, sviluppata con l’industriale Mathon e presentata alla II Quadriennale di Roma nel 1935, un dettaglio che aggiunge valore storico all’opera.
Accanto a Martini, il catalogo offre sculture in materiali diversi e stili variegati. Una scultura in marmo nero di Agustín Cárdenas è stimata tra 25.000 e 30.000 euro, mentre “Servo muto” di Sandro Chia rappresenta un equilibrio tra figurazione e astrattismo. A impreziosire il tutto c’è l’installazione sonora “Catastrofe” di Piero Gilardi, del 1989, valutata tra 25.000 e 35.000 euro, che aggiunge un’esperienza sensoriale al catalogo.
Infine, l’unico bronzo di Salvo presente, “San Giorgio e il drago”, stimato tra 10.000 e 15.000 euro, sottolinea la ricchezza e la varietà della produzione italiana del Novecento in asta.
L’appuntamento con l’asta finale del 3 novembre 2026, insieme all’esposizione che rimane aperta fino a quel giorno in via Cavour 17, è un’occasione da non perdere per chi segue l’arte moderna e contemporanea, confermando Torino come uno dei punti di riferimento del panorama artistico nazionale.
