«E morte non avrà dominio». Queste parole risuonano come un monito, un canto che sfida il tempo e la fine. Il 3 ottobre 2026, al Romaeuropa Festival, Vinicio Capossela ha portato in scena una Ballad Opera che non si limita a raccontare, ma avvolge, trascina e sorprende. Partendo dal radiodramma Under Milk Wood di Dylan Thomas, un gioiello di precisione e immaginazione, lo spettacolo si trasforma, si espande, si fa poesia e musica insieme. Solo venti giorni dopo, la magia è arrivata al Teatro Politeama di Catanzaro, dove il pubblico ha potuto immergersi in un’esperienza che vibra tra teatro e canto, tra parola e melodia. Non un semplice adattamento, ma un viaggio che rinnova un’opera antica, rendendola viva, pulsante, moderna.
Da Dylan Thomas a Capossela: la storia dietro “Under Milk Wood”
Under Milk Wood nasce negli anni ’50 come poema radiofonico scritto dal poeta gallese Dylan Thomas. La storia si svolge in un piccolo paese immaginario, Llareggub — un nome che letto al contrario diventa “bugger all” — e racconta con delicatezza una giornata nella vita dei suoi abitanti. Non accade molto, eppure ogni parola, ogni sogno svela la fragilità, l’umanità e le stranezze dietro una routine apparentemente ordinaria. Nel 2026, una versione italiana, Sotto il bosco di latte, è stata pubblicata su Rai Play Sound, con voci note come Ornella Vanoni, Geppi Cucciari e Luciana Littizzetto, insieme a Paolo Rossi e lo stesso Capossela come narratori. Questa versione è stata presentata al Salone del Libro di Torino, offrendo agli appassionati un’esperienza nuova, capace di far vibrare la poesia di Thomas in un contesto corale e sonoro.
Questa trasposizione italiana è stata importante per Capossela, che ha raccolto l’eredità di un progetto nato dall’amico DJ Renato Striglia, scomparso prematuramente prima di vederlo realizzato. Striglia, affascinato dal radiodramma, voleva portarlo in Italia, ma non ha fatto in tempo. Capossela ha preso in mano il testimone e trasformato quell’idea in un’opera originale che va oltre il testo di Thomas, fondendo musica, teatro, immagini e riflessioni sociali.
La genesi di “E Morte non avrà dominio”: la ballad opera secondo Capossela
Partendo dall’atmosfera sospesa di Under Milk Wood, Capossela ha dato vita a uno spettacolo che definisce una “Ballad Opera”, un richiamo a forme teatrali popolari rivisitate in chiave moderna. La produzione include quindici brani inediti, che raccontano temi e personaggi del villaggio immaginario di Llareggub. Queste canzoni sono state presentate in anteprima durante lo spettacolo e saranno raccolte nell’album Milk Wood Bar, in uscita il 22 gennaio 2027.
Il racconto teatrale si costruisce su un intreccio di voci, canzoni e immagini precise, dove la varietà dei personaggi diventa il cuore pulsante dell’opera. Ogni abitante di Llareggub porta in scena una diversa sfaccettatura della fragilità umana, trasformando una normalità semplice in un mosaico di significati profondi e di bellezza nascosta. Così, la comunità di E Morte non avrà dominio diventa un simbolo di pluralità, dove le identità si mostrano senza nascondersi.
Non si tratta quindi di un semplice adattamento teatrale, ma di una narrazione composita fatta di musica e parole, pensata per il nostro tempo e le sue contraddizioni. Lo spettacolo riesce a colpire emotivamente, grazie a momenti simbolici e riflessioni poetiche che accompagnano lo spettatore verso un’intesa più profonda di comunità, fragilità e resistenza.
Scenografia e simboli: l’acqua protagonista sul palco
Sul palco, Capossela mette al centro un elemento forte: l’acqua. Una vasca da bagno, metafora intensa, diventa il fulcro della scena. Pierpaolo Capovilla, voce nota ne Il Teatro degli Orrori, interpreta figure simboliche, tra cui il rivoluzionario Marat, ma anche l’immagine di un naufrago che galleggia in un mare agitato, metafora della realtà di oggi.
Questa scena, ricca di simbolismi, si presta a molte interpretazioni: la vasca è insieme rifugio, luogo di isolamento, ma anche spazio di trasformazione e rinascita. L’acqua diventa il punto di incontro di diverse storie, sogni e voci di Under Milk Wood, che emergono sotto forma di suoni, parole e gesti. Sullo sfondo si percepiscono racconti di defunti e spiriti, in un continuo gioco tra vita, memoria e morte.
Accanto a Capovilla, la scenografia di Giuliano Spinelli, fatta di tralicci, onde radio e strumenti di comunicazione, crea un’atmosfera suggestiva. Anche i costumi, firmati dalla Sartoria Teatro Due, contribuiscono a dare forma a un mondo sospeso e surreale, dove apparizioni e realtà si intrecciano.
Musica e voci: il cuore pulsante della ballad opera
La parte musicale di E Morte non avrà dominio si muove tra folk e dramma, unendo filastrocche, sonorità tradizionali e atmosfere più cupe. Sul palco dominano le voci di Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla, affiancati da cantanti come Elvis Zini, Leandra Bordone e Gaia Barco. L’ensemble è completato dai musicisti Alessandro Stefana, Vincenzo Vasi, Raffaele Tiseo e Riccardo Loda.
Insieme, creano un mosaico sonoro che si intreccia con parole e immagini, regalando al pubblico un’esperienza emotiva ricca e stratificata. La musica non è semplice accompagnamento, ma vero e proprio motore narrativo che amplifica ogni riflessione e sentimento. Le canzoni parlano di sconfitte, di rituali spettacolari, ma anche di fragilità, abbandoni e resistenze.
Spiccano brani come Ai Cancelli dell’Eden, che si muove tra realtà e incubo, evocando la tragica sorte di bambini vittime di guerre o povertà, inseriti in un contesto simbolico e universale. La musica diventa così anche veicolo di un messaggio civile e politico, senza mai risultare forzata, ma anzi rafforzando il progetto artistico complessivo, che unisce poesia e una forte riflessione critica.
“E Morte non avrà dominio”: memoria, resistenza e rinascita artistica
Il titolo dello spettacolo riprende una poesia di Dylan Thomas, in cui la morte fisica si confronta con la possibilità di sconfiggere il tempo attraverso il ricordo e la creazione artistica. E Morte non avrà dominio è dunque un monito: musica, teatro e parola sono strumenti per mantenere viva una parte di umanità, sospesa tra radici culturali e realtà contemporanea.
La figura di Renato Striglia evoca l’importanza dell’amore per l’arte e la poesia nel portare avanti progetti iniziati ma mai completati, trasformandoli in eredità vive e creative. Capossela e il suo gruppo, con questo lavoro, non celebrano solo un testo del passato, ma rilanciano un’idea di arte come forma di resistenza, narrazione collettiva e ridefinizione di valori.
Lo spettacolo si conferma così come uno degli appuntamenti culturali più importanti del 2026, raccontando storie che sono insieme intime e universali, mettendo a nudo le complessità dell’animo umano attraverso una sintesi originale e profondamente sentita di musica e parola.
