Non si tocca Terrae Motus. Parole di Tomas Arana, attore e storico collaboratore di Lucio Amelio, che scuotono il dibattito in corso alla Reggia di Caserta. La celebre collezione, nata dalla mente di Amelio e oggi esposta proprio lì, è al centro di una decisione controversa: Antonio Tarasco, direttore ad interim, ha incaricato una commissione esterna di rivedere l’allestimento. Ma Arana non ci sta. Secondo lui, modificare un’opera costruita con anni di cura e passione è un rischio che l’arte contemporanea campana non può permettersi. Tra ricordi vivi e riflessioni taglienti, la sua voce si leva chiara, pronta a mettere in discussione scelte che riguardano non solo un patrimonio, ma la stessa identità culturale del territorio.
Tomas Arana e Lucio Amelio: un legame che ha lasciato il segno nel teatro e nell’arte italiana
Tomas Arana ha un percorso particolare, intrecciato con la storia di Lucio Amelio. Collaboratore diretto per cinque anni, Arana non si limita a un ricordo formale, ma racconta la passione e la responsabilità che Amelio metteva nel suo lavoro. Nato negli Stati Uniti ma profondamente legato a Napoli, Arana dal 1982 è attore e produttore, trovando nella compagnia teatrale Falso Movimento uno spazio di sperimentazione e innovazione. Qui ha cercato di portare avanti l’eredità di Amelio, provando a superare i limiti di spazi ristretti e mercati complicati.
Nel suo racconto emergono figure chiave della scena napoletana come Mario Martone, da cui prende spunto per parlare di quell’ambiente “off-off-off” che voleva trasformare in qualcosa di più accessibile e strutturato. L’approccio di Amelio, influenzato da Joseph Beuys e dalla volontà di non staccare mai la spina, ha segnato profondamente la sua idea di lavoro artistico e relazionale. Per Arana, lavorare con Amelio significava immergersi in un mondo dove si insegnava a cogliere le occasioni, a non fermarsi mai e ad affrontare l’arte con sincerità.
Lucio Amelio a Napoli: amicizie, ostilità e il peso di una malattia nascosta
Lucio Amelio fu una figura centrale nella Napoli degli anni ’70 e ’80, capace di portare l’arte contemporanea sotto i riflettori. Arana racconta un contesto complesso, segnato non solo da successi ma anche da invidie e maldicenze. Amelio affrontò la malattia con dignità, ma il silenzio e la paura legati all’AIDS in quegli anni provocarono anche pesanti emarginazioni sociali. La sua malattia, mai ufficialmente resa nota, segnò profondamente la sua vita.
Dopo la sua morte, il suo lascito rimase per un po’ nell’ombra; poi la riscoperta della collezione Terrae Motus ha restituito luce alla sua figura. Arana sottolinea come Amelio fosse circondato da amicizie sincere e da un network internazionale di galleristi, artisti e collezionisti che hanno promosso la sua memoria e il valore culturale. Tra questi spiccano nomi come Andy Warhol, Joseph Beuys, Nino Longobardi, Mimmo Paladino e altri, a dimostrazione del ruolo internazionale che Amelio ricoprì.
Terrae Motus: trasformare una tragedia in un messaggio d’arte e speranza
Al centro dell’eredità di Amelio c’è proprio Terrae Motus, un progetto nato per dare una risposta artistica a una tragedia umana e territoriale. Il terremoto dell’Irpinia del 1980, con migliaia di vittime e paesi distrutti, fu il punto di partenza di una nuova visione. Amelio coinvolse alcuni tra i più grandi artisti del tempo, chiedendo opere non superficiali, ma monumentali, cariche di significato e impegno.
Quella “sfida” creativa portò a risultati straordinari e a una collezione che ancora oggi ha grande rilievo. Arana, pur non avendo vissuto quegli anni, ha seguito da vicino l’evoluzione del progetto. Ricorda i tentativi di Amelio di trovare una sede definitiva per Terrae Motus, con l’idea di uno spazio stabile, autonomo, capace di ospitare residenze artistiche dove studio e vita culturale potessero convivere.
Dal Monastero di Santa Lucia alla Reggia di Caserta: la scelta per salvaguardare e valorizzare
Il percorso di recupero e destinazione di Terrae Motus è stato tutto fuorché semplice, segnato da difficoltà economiche e burocratiche. Il progetto iniziale di Amelio, che prevedeva il restauro del Complesso di Santa Lucia Vergine al Monte, un antico monastero in rovina a Napoli, fallì per la mancanza di fondi e per le condizioni di salute di Amelio, ormai gravemente malato. Il timore che la collezione potesse sparire o finire in deposito era forte.
Si aprirono allora trattative con le istituzioni, prima con il sovrintendente Nicola Spinosa di Capodimonte, senza però trovare un accordo soddisfacente. La svolta arrivò con la proposta di ospitare Terrae Motus alla Reggia di Caserta, scelta accolta con entusiasmo da Amelio stesso. La Reggia, uno dei palazzi reali più grandi e prestigiosi al mondo, rappresentava una garanzia di tutela e continuità per un patrimonio così delicato e importante. Amelio considerò questa soluzione un grande successo, sottolineando quanto fosse fondamentale mantenere la collezione unita, in Campania e in una sede di prestigio.
L’allestimento di Tiziana Maffei: un salto di qualità tra arte classica e contemporanea
Negli ultimi anni, l’allestimento curato da Tiziana Maffei alla Reggia ha dato nuova dignità e respiro internazionale a Terrae Motus. Arana, che ha visitato più volte l’esposizione, sottolinea il netto miglioramento rispetto al passato: prima la collezione era sistemata in stanze umide, su impalcature provvisorie, con il rischio di danneggiare opere delicate e importanti.
Maffei ha lavorato con cura, restaurando l’edificio dalla copertura ai pavimenti, riorganizzando gli spazi e inserendo le opere di Terrae Motus tra gli Appartamenti Reali, con sale dedicate a grandi artisti come Keith Haring e Mario Merz. L’approccio ha creato un dialogo suggestivo tra arte classica e contemporanea, mettendo il visitatore a contatto con un patrimonio culturale unico, ricco di contaminazioni.
La posizione di Arana sulla commissione: un campanello d’allarme per la tutela della collezione
La recente istituzione di una commissione esterna per rivedere l’allestimento ha suscitato non poche perplessità. Arana, con la sua esperienza diretta e il legame profondo con Amelio e Terrae Motus, esprime un giudizio netto: è una scelta sbagliata e fuori tempo, soprattutto in un momento di gestione provvisoria.
Secondo lui, l’allestimento attuale funziona bene, garantendo protezione e fruibilità delle opere. Cambiare tutto senza aspettare una direzione stabile appare incomprensibile. Inoltre, la commissione manca di figure che abbiano vissuto e conosciuto a fondo la storia della collezione, un aspetto essenziale secondo Arana.
L’ex collaboratore esclude anche ipotesi di spostamenti o tournée internazionali dell’intera raccolta, evidenziando i rischi tecnici e assicurativi legati al trasporto di opere fragili e spesso di grandi dimensioni. Ricorda invece che Terrae Motus è già stata esposta all’estero, come al Grand Palais di Parigi nel 1987, e che alcuni prestiti ci sono stati, ma mantenere il nucleo unito in Campania resta la scelta migliore.
Arana vede Terrae Motus come un simbolo di trasformazione e rinascita, un messaggio da custodire e rispettare nella sede che Lucio Amelio volle e scelse. La sua posizione invita a riflettere sulla delicatezza della gestione del patrimonio artistico contemporaneo e sull’importanza di preservarne l’identità storica e culturale.
